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Vladimir Putin: bunker, sosia, ologrammi e riti sciamanici. Dov’è finito lo zar?

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I video di Vladimir Putin sono montati ad arte. Nessuno sa dove sia in realtà. Nè se quello che stiamo vedendo sia effettivamente lui o un sosia. Riti sciamanici, sacrifici di lupi, bunker antiatomici. E l’ipotesi di una follia post Covid o dovutta alle cure steroidee per un fantomatico tumore: una ridda di voci si scatena sullo zar. Ma è davvero così? putin

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Dov’è finito Vladimir Putin? Ossessionato da una guerra che sta riportando la Russia ai tempi della Cortina di ferro, di lui appaiono ormai solo video montati ad arte. È diventato un ologramma. Che non si fidi più di nessuno è evidente: ha fatto arrestatre i vertici dello spionaggio, Sergey Beseda, e il suo vice, Anatoly Bolyukh, forse anche reso furioso dalle rivelazioni di Anonymous.

Il collettivo hacker ha infatti scoperto che un attentato al nemico ucraino Volodymyr Zelensky è stato sventato dalla stessa intelligence russa, che ha avuto modo di avvertirlo: “Informazioni trapelate dall’Fsb russo hanno allertato l’Ucraina di un complotto per l’omicidio del presidente @ZelenskyyUa. Ora, possiamo aspettarci una lotta di potere interna al Cremlino per rovesciare il regime di Putin. Nel frattempo, continuiamo con gli attacchi”GUARDA

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Gli oligarchi contro Putin

C’è dunque qualcuno che trama contro lo zar all’interno del Cremlino? Se è vero che la Russia storicamente è un Paese che ha resistito a qualsiasi attacco e a qualsiasi avversità anche a costo di perdere milioni di vite, è anche vero che ci sono persone che proprio con Putin hanno visto cambiare radicalmente il proprio destino: da quello che li vedeva anonimi e poveri funzionari di partito prima del 1991, ad un Eldorado occidentale fatto di potere, affari e fiumi di denaro dopo il discioglimento del PCUS.

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Oligarchi che, diventati miliardari, non vogliono più saperne di tornare all’austerity sovietica. E che oggi, colpiti nel portafogli, privati di yacht, conti correnti e beni extralusso dalle sanzioni, non sono più amici così fidati dello zar.

Uno di essi, Alex Konanykhin, ben protetto negli Usa, ha addirittura messo una taglia sulla sua testa, scrivendo su Facebook: «Prometto di ricompensare con un milione di dollari gli ufficiali che, nell’adempimento del loro dovere costituzionale, arresteranno Putin come criminale di guerra in base al diritto russo e internazionale».

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E a voltargli le spalle c’è pure Vladimir Potanin, presidente del colosso dei metalli Norilsk Nickel, per molti l’uomo d’affari più ricco della Russia. Il magnate ha avvertito il Cremlino che la confisca dei beni delle società fuggite dopo l’invasione dell’Ucraina, riporterebbe la Russia ai tempi della Rivoluzione d’ottobre del 1917.

Scrive Potanin sull’account Telegram del gruppo Norilsk Nickel: «In primo luogo, ci porterebbe indietro di cento anni, al 1917, e le conseguenze di un tale passo – la sfiducia globale nei confronti della Russia da parte degli investitori – si farebbe sentire per molti decenni».

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Clicca sulla foto e vai al servizio sugli italiani che combattono in Ucraina, in entrambi gli schieramenti

Le case di Vladimir Putin

E allora lo zar è sempre più solo. Non è al Cremlino o nella residenza presidenziale di Novo-Ogaryovo alle porte di Mosca. Quando si muove le strade vengono liberate con ore di anticipo. Come racconta il Corriere della Sera, gira con un’Aurus Senat blindata da sei metri e sessanta e con un motore Porsche V8. E sfreccia a 140 all’ora per evitare eventuali missili terra-terra.

Difficile sia anche in altre residenze: a Sochi sul Mar Nero, nella Bocharov Ruchej protetta da motovedette e sommozzatori. O a Rus di Zavidovo, regione di Tver, nei pressi di Mosca, la dimora preferita da Boris Eltsin e prima ancora dal segretario generale del Pcus Brezhnev. O ancora a Valdaj, zona del Volga, dove riceveva un tempo ospiti internazionali.

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Da Twitter

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Ci sono infine il palazzo Konstantinovskij di San Pietroburgo, la dacia di Stato a Oreanda, in Crimea e alcuni edifici attribuiti nel tempo a lui: il palazzo di Gelendzhik sul Mar Nero e quello di Shujskaya Chupa in Karelia. Ma sono tutti troppo noti ed esposti perché si possa trovare lì.

L’ologramma

A mettere in luce la sua paura di essere tradito, di finire in un agguato e dunque la sua voglia di nascondersi al mondo, c’è un filmato ben preciso, come documenta Oggi. Quello in cui lo zar parla alle hostess della compagnia Aeroflot. Solitamente appare lontano da chi lo circonda, anche per motivi di sicurezza, ma non questa volta. Strano.

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Ma non quanto la hostess che più gli è vicino e che qualcuno ha riconosciuto: una donna bionda che sorride e annuisce già apparsa in altre occasioni. In un video di qualche anno fa era una pescatrice di un’azienda visitata dal leader russo. In un altro ancora una gelataia che gli vendeva un cornetto in un torrido agosto al salone aerospaziale di Zhukovsky. Un’attrice, dunque.

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La hostess a fianco di Putin era già stata una mercante di pesce e una gelataia. Evidentemente si tratta di un’attrice

Ma non basta. Perché, ad un certo punto del video, la mano di Putin sembra attraversare il microfono che ha davanti: per alcuni sarebbe dovuto alla bassa risoluzione, per la maggior parte la prova che si tratti di un fake. Un video montato ad arte. E allora, se non si trovava lì, dov’è finito Vladimir Putin?

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La mano di Putin attraversa il microfono

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Il bunker di Putin

Secondo alcuni si troverebbe in un bunker della Siberia dove, stando all’ex professore del “Moscow State Institute of International Relations” Valery Solovey (che Mosca considera un “imbroglione”) avrebbe nascosto la sua famiglia. Putin, una decina d’anni fa, avrebbe infatti fatto costruire un rifugio per sè, i parenti e gli amici più cari sulle montagne dell’Altaj, nel distretto di Ongudaysky, una regione al confine con Mongolia, Cina e Kazakistan.

A metterci mano il colosso energetico Gazprom. L’esistenza del misterioso edificio superprotetto, dotato di punti di ventilazione nei terreni e di una linea ad alta tensione collegata a una sottostazione da 110 kilovolt è sempre stata smentita dal Cremlino.

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E poi quali sarebbero i familiari ospitati? Forse le figlie ufficiali, Maria Vorontsova, genetista, e Katerina Tikhonova, ballerina e matematica (entrambe hanno cambiato identità). O forse la presunta amante Alina Kabaeva.

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L’amante di Putin

Già, in questa storia, l’amante, presunta o vera che sia, non poteva mancare. Alina ha 38 anni. Figlia di un calciatore sovietico, è stata una delle ginnaste russe più forti di sempre, con un parterre così di ori olimpici e mondiali. In patria è una celebrità anche televisiva e fino al 2014 è stata deputata alla Duma.

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Vladimir Putin e Alina Kabaeva

Le voci su una sua relazione con lo zar si rincorrono da anni. Nel 2008 il giornale russo Moskovsky Korrespondent scrisse che Putin sarebbe stato pronto a separarsi dalla moglie per sposarla segretamente. Il Cremlino smentì e il quotidiano, manco a dirlo, chiuse poco più tardi. Di fatto, nel 2013 Putin divorziò davvero da Ljudmila Aleksandrovna Skrebneva, con cui era stato trent’anni e dalla quale ha avuto Maria e Katerina.

Se si insegue il gossip, a loro due dovrebbe aggiungersi Luiza Rozova, ereditiera di 18 anni nota anche come Elizaveta Krivonogikh, una figlia segreta nata da una precedente relazione.

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Da Twitter

Ma proprio con Alina lo zar avrebbe avuto altri quattro figli: due gemelle di sette anni nate nei pressi di Lugano, un’altra bimba di dieci, e il presunto primogenito Dimitry, classe 2009, tutti con passaporto svizzero. Ma i quattro, secondo il New York Times si troverebbero nascosti in Svizzera con la mamma.

I sosia di Vladimir Putin

Putin è dunque solo. Ma dove sta? Il mistero nutre ipotesi fantascientifiche degne di James Bond. E le voci diventano presto incontrollabili. Era successa la stessa cosa con Saddam Hussein, ma anche con il Califfo dell’Isis Al Baghdadi , per non parlare di Adolf Hitler, sul quale è stato veramente raccontato di tutto: follia, perversioni sessuali, riti magici, fughe all’estero. E sosia.

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Ed eccoci al punto. Il quotidiano Il Tempo ha intervistato un ex membro del Partito Comunista Italiano che, sotto anonimato, ha avanzato dubbi surreali: «Ma siamo sicuri che quello che vediamo ora, seduto al lunghissimo tavolone del Cremlino, sia proprio Vladimir Putin? Sembra molto diverso dall’uomo visto da vicino anni fa».

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Da Twitter

E ancora: «Di sosia, Putin ne ha sempre avuti parecchi a disposizione, utilizzati anche in cerimonie ufficiali: non è che uno di questi si è sostituito al vero Putin, che magari nel frattempo è scomparso oppure è ricoverato in una clinica? Potrebbe essere una straordinaria exit strategy per i leader moscoviti, nel caso di una sconfitta russa, tirare fuori all’improvviso una storia del genere e dare tutte le colpe a un imitatore. Una sceneggiatura perfetta per uno dei film di 007, quando protagonista era Daniel Craig».

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Il vero Putin è morto

E a proposito di sceneggiature, è tornata a circolarne una del 2015, quando i tabloid inglesi scrissero nientemeno che Putin era stato ucciso l’anno prima da un complotto orchestrato da Cia e MI6. E che era stato sostituito, per ragion di Stato, da un sosia. Sembra la leggenda su Paul McCartney, magistralmente raccontata da Massimo Polidoro in Elvis è vivo!

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Da Twitter

 

Perchè, come in ogni leggenda che si rispetti, ci sono sempre elementi di verosimiglianza: un neo di Putin, improvvisamente passato dallo zigomo sinistro a quello destro.

E ancora il rapido divorzio dalla moglie Ljudmila, che non avrebbe accettato di vivere accanto ad un sosia. E, infine, il fatto che, da un giorno all’altro, lo zar non sapesse più parlare bene il tedesco. Infine glielo chiesero, se avesse un sosia: «Ho rifiutato di averlo. É stato durante gli anni più duri della lotta al terrorismo».

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Il sacrificio del lupo e la follia da Covid

E allora, conclude qualcuno, se è davvero lui, significa che è impazzito. Per l’intelligence americana la sua follia potrebbe perfino essere dovuta ai famigerati postumi da long Covid o alle cure steroidee per un fantomatico tumore. Suggestioni da propaganda bellica, cui Solovey aggiunge mistero e inquietudine, raccontando di aver saputo che lo zar partecipa a riti sciamanici insieme al ministro della Difesa Sergey Shoigu, all’interno dei quali sarebbe stato sacrificato anche un lupo. Davvero troppo.

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Da Twitter

Ma c’è anche chi ritiene che in Putin, cresciuto coi morsi della fame di Leningrado, tempratosi nelle fila del KGB e consumato dal crollo dell’Urss che considerava «la più grande tragedia del ventesimo secolo» si sia risvegliato il sogno di una Russia eurasiatica, dietro la spinta del suo Rasputin, Aleksandr Dugin. Mentre lo psichiatra ucraino Semyon Gluzman lo considera soltanto crudele, riflessione che però dice tutto e niente.

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La paura di essere circondato

Più realisticamente lo zar si sentiva accerchiato, soffocato dal continuo avanzare verso est dalla Nato, come ha fatto notare uno dei pochi davvero competenti in materia, prima ambasciatore italiano proprio alla Nato e poi nella Mosca sovietica, Sergio Romano: «Non credo che i russi tendano a una vera e propria occupazione dell’Ucraina. Ciò che ha voluto fare Putin, con questa operazione militare, è stato lanciare un forte e preciso segnale all’Occidente, in risposta alle sanzioni, applicate ormai da 8 anni, e anche all’espansione della Nato a Est. Ciò che gli preme di più è che, sicuramente, l’Ucraina non entri nella Nato rimanendo neutrale come la Svizzera. Io stesso sono sempre stato contrario all’idea di allargare la Nato all’Ucraina e devo dire che il punto di vista del presidente russo è degno di considerazione».

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Ma questa lettura, nell’Italia che ha imparato a diffondere la censura silenziosa grazie al Covid a partire dagli accordi programmatici cinesi (GUARDA), non tiene.

Tanto che un professore universitario, Alessandro Orsini, in tv da Corrado Formigli, è costretto a fare alcune premesse, prima di parlare delle provocazioni Nato alla Russia. Si consiglia di guardare con attenzione il video:

Stiamo parlando di un leader autarchico, Putin, che l’attuale presidente americano Joe Biden, ha sempre osteggiato. Tanto da definirlo “un killer” appena due mesi dopo il proprio insediamento alla Casa Bianca.

Un leader autarchico, cresciuto da stratega nella Guerra Fredda, che assisteva alle esercitazioni Nato appena fuori dai confini e al tira e molla tra Biden e Zelensky sull’ingresso dell’Ucraina nella Nato.

E, verosimilmente, come ha rivelato il Washington Post, alla fornitura di armi a Kiev da parte americana già a dicembre.

Il tutto mentre temeva per l’esistenza di laboratori di armi chimiche americane nei laboratori ucraini, tanto da aver portato oggi il caso davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

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Da Twitter

E allora, forse, roso dall’ansia, ha pensato di agire per primo, attaccando Kiev e convinto che fosse una questione di giorni.

Solo che non è andata come voleva. La guerra scatenata dalla Russia sta trascinando in un gorgo la sua economia e quella europea.

E ora che tutti lo rinnegano per le atrocità commesse in Ucraina, per il mondo è diventato semplicemente Vlad, un chiaro riferimento a Vlad Tepes Dracul l’Impalatore, l’uomo che seminava morte e che ispirò Bram Stoker per Dracula.

E quando sei finito in un angolo, non hai più amici né famiglia, non sei lucido, ma hai in mano la valigetta dei codici, non si sa mai cosa possa succedere. Ed è il filosofo Slavoj Zizek, su La Stampa, a regalarci il peggiore degli incubi: «Putin affermò che se, durante una guerra futura, la Russia avesse perso sul campo di battaglia, sarebbe stata pronta a usare per prima le armi nucleari».

Manuel Montero

L’ultimo libro di Manuel Montero è “Wuhan – virus, esperimenti e traffici oscuri nella città dei misteri”, uscito in allegato a Il Giornale e disponibile in ebook per Algama, QUI

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Manuel Montero

Manuel Montero scrive da vent’anni per diversi settimanali nazionali. Ha pubblicato nel 2019, per Algama, Fenomeni Paranormali Italiani, in cui ha raccontato storie di cronaca, fatti ed eventi apparentemente incredibili, raccolti in prima persona negli anni sulla Penisola. In allegato a Il Giornale (e in ebook per Algama) sono invece usciti i volumi Telefilm Maledetti, dove l’autore narra la triste fine di alcuni dei più amati protagonisti di telefilm degli anni Settanta e Ottanta. E Wuhan - Virus, esperimenti e traffici oscuri nella città dei misteri.

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