Delittisocietà

Filippo Turetta, la lunga fuga prima di arrendersi: “Mandatemi pure in Italia”

Filippo Turetta: le quattro frecce spente della macchina ferma in corsia d’emergenza hanno insospettito gli automobilisti tedeschi, che hanno chiamato la polizia

filippo turetta

La lunga fuga di Filippo Turetta è finita in un carcere in Germania. Dopo mille chilometri di corsa era rimasto senza benzina, nè soldi e si è arreso agli agenti che lo avevano identificato. Non si è opposto all’estradizione, che potrebbe essere concessa già domani. Il padre è disperato, ma non lo abbandonderà: «Non è un mostro». La sorella della vittima polemizza con Matteo Salvini: «Ministro dei Trasporti che dubita della colpevolezza di Turetta perché bianco, perché “di buona famiglia”. Anche questa è violenza, violenza di Stato». video 1 | video 2 | video 3 | video 4 video 5

FILIPPO TURETTA: “MANDATEMI IN ITALIA”

La fuga di Filippo è terminata sulla corsia di emergenza della grande autostrada che collega Monaco a Berlino, vicino a Bad Dürrenberg, Sassonia-Anhalt. Due automobilisti hanno notato che non aveva le quattro frecce di emergenza accese, fatto che in Germania desta evidentemente sospetti, e hanno chiamato la polizia. È bastato poco a identificarlo: «Non ha opposto alcuna resistenza» hanno scritto gli agenti.

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Ha percorso mille chilometri, poi ha finito benzina e soldi: «È sembrato rassegnato e forse desiderava consegnarsi» aggiungono i poliziotti nel rapporto gli agenti. Davanti al giudice che ha confermato l’arresto non si è opposto all’estradizione: «Mandatemi pure in Italia». La decisione sarà presa dal Tribunale regionale superiore probabilmente entro domani. Intanto è rinchiuso nel carcere nella periferia nord di Halle.

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IL PADRE DISPERATO: “NON CHIAMATELO MOSTRO”

Il padre Nicola dice al Corriere della Sera: «Fatico a crederci. Io e mia moglie non capiamo come possa essere successa una cosa del genere. Quando ho saputo che hanno trovato il corpo di Giulia mi è mancato il respiro e per un attimo avrei preferito che la cosa fosse finita in un altro modo. Però è mio figlio e la vita deve andare avanti. Ci saremo come ci siamo sempre stati». E aggiunge: «Esprimiamo massime condoglianze e siamo vicinissimi alla famiglia di Giulia perché le volevamo bene, l’avevamo conosciuta bene. Veniva qua, sembravano la coppia perfetta. Non so come poter rimediare, non c’è rimedio. Non riusciamo a capire come possa aver fatto una cosa così un ragazzo a cui abbiamo cercato di dare tutto quello che potevamo dare».

Eppure «fino a quel maledetto sabato sembrava che facesse le cose come vanno fatte da padre ho sempre pensato che fosse un figlio perfetto. Non mi aveva mai dato nessun problema né a scuola né coi professori. Mai un litigio con qualche compagno, non ha mai alzato le mani nemmeno con suo fratello. Trovarmi con una cosa del genere non è concepibile. Dev’essergli scoppiata una valvola nel cervello non so».

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Ammette però che la prima volta che si era lasciato con Giulia, Filippo aveva minacciato di uccidersi: «Piano piano poi si sono rimessi insieme. Si son lasciati di nuovo ad agosto. Si vedevano all’università ma io non posso credere che lei avesse paura, non credo avrebbe continuato ad uscire se lui le avesse fatto stalking o altro. Era sicura che quando era con lui non rischiava niente senno in tutti questi anni». E conclude: «Mio figlio ha fatto quello che ha fatto e pagherà, ma c’è la mia famiglia c’è suo fratello, Filippo non può essere descritto come un mostro».

LA FIACCOLATA PER GIULIA CECCHETTIN

La famiglia di Filippo ha partecipato alla fiaccolata per Giulia insieme ad altre 2 mila persone, a Vigonovo. Spiega l’avvocato dell’indagato, Emanuele Compagno: «Hanno sentito fosse loro dovere esserci come segno di vicinanza alla famiglia Cecchettin, che non hanno incontrato». Anche Gino Cecchettin, papà di Giulia, ha parlato: «Ormai Giulia non tornerà ma da questa vicenda deve nascere qualcosa. Come famiglia ci impegneremo attivamente perché questo non succeda più. Faremo qualcosa perché altre donne non vengano uccise. A noi come famiglia Giulia manca tantissimo però dobbiamo farci forza e guardare al futuro. Dico a tutte le donne: guardate bene nella vostra relazione, qualsiasi avvisaglia abbiate il coraggio di confidarvi col papà col fratello chiunque vi possa dare fiducia. Ma se avete anche solo il minimo dubbio che la relazione non sia quello che desiderate comunicatelo. Solo in questo modo avrete salva la vita».

LA SORELLA DELLA VITTIMA POLEMIZZA CON MATTEO SALVINI

Ma nella tragedia è nata anche una polemica quando Matteo Salvini ha scritto sui social: «Se colpevole, nessuno sconto di pena e carcere a vita». Una frase che ha fatto arrabbiare Elena, sorella di Giulia, che ha replicato su Instagram: «Ministro dei Trasporti che dubita della colpevolezza di Turetta perché bianco, perché “di buona famiglia”. Anche questa è violenza, violenza di Stato».

Ma Salvini ha voluto chiudere subito la vicenda con un altro post: «Per gli assassini carcere a vita, con lavoro obbligatorio. Per stupratori e pedofili – di qualunque nazionalità, colore della pelle e stato sociale – castrazione chimica e galera. Questo propone la Lega da sempre, speriamo ci sostengano e ci seguano finalmente anche altri. Ovviamente, come prevede la Costituzione, dopo una condanna stabilita in Tribunale augurandoci tempi rapidi e nessun buonismo, anche se la colpevolezza di Filippo pare evidente a me e a tutti».

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Manuel Montero

Manuel Montero scrive da vent’anni per diversi settimanali nazionali. Ha pubblicato nel 2019, per Algama, Fenomeni Paranormali Italiani, in cui ha raccontato storie di cronaca, fatti ed eventi apparentemente incredibili, raccolti in prima persona negli anni sulla Penisola. In allegato a Il Giornale (e in ebook per Algama) sono invece usciti i volumi Telefilm Maledetti, dove l’autore narra la triste fine di alcuni dei più amati protagonisti di telefilm degli anni Settanta e Ottanta. E Wuhan - Virus, esperimenti e traffici oscuri nella città dei misteri.

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