
Ops.
Benvenuti a Milano, bambini. Terra di ricchi, di moda, di violenza. La Gotham City locale.
Parliamo della prima versione dei fatti: zona Rogoredo, quartiere difficile, drogati, case popolari, scarafaggi, brava gente e cattiva gente.
C’è un pusher marocchino che tira a campare smerciando merda ai disperati locali e c’è una vittima, un eroe moderno, che si trova una pistola puntata addosso. Ha la divisa e può ricambiare il favore. Prende la mira, preme il grilletto e si salva il culo.
E’ la vita, bambini. La legge della giungla.
Ovviamente, instancabile, il MINISTRO DEI TRASPORTI, un pezzo grosso, si sente in diritto di dire la sua: sto con il poliziotto senza se e senza ma. Avalla lo scudo penale. Un meccanismo che porterebbe gli agenti ad assurgere al ruolo di supereroi, o di parlamentari, che in Italia è lo stesso.
Il suo vice Galeazzo Bignami lo appoggia, mette giù il carico. E’ uno che ci tiene alla legalità. E’ uno che alla feste si traveste da gerarca nazista. Uno che conosce il significato della parola “disciplina”.
Applausi per l’agente che ha saputo far rispettare la legge. Con noi non si scherza, cazzo.
E’ ora di finirla con questi… con queste persone di colore che si ostinano a voler delinquere in un paese fondato su sani principi, sulla meritocrazia, sul lavoro onesto eeeeeee sulla criminalità organizzata che detta legge da nord a sud fottendosene dei ministeri e delle regole.
Il povero pusher Mansour poteva essere il nuovo Escobar eppure non lo era. Guarda un po’.
Era un galoppino alle dipendenze del pesce grosso.
Bravo agente! Hai fatto secco il pesce rosso!
Per lo squalo ci stiamo ancora lavorando. Aspettiamo indicazioni dai piani alti.
Ma questa è la prima versione, quella inventata.
Poi c’è la seconda, moooolto più affascinante.
Lo sbirro è un tipo pericoloso. Uno che gira per il quartiere con un martello in mano. Lo chiamano Thor, come la divinità germanica portata alla ribalta dalla Marvel.
Anche i suoi colleghi hanno paura di lui. Si dice chieda il pizzo ai pusher. Cento o duecento al giorno più qualche bustina per passare la serata. Un bravo ragazzo, un eroe.
Quando Mansour, cellulare in mano ed un sasso per difendersi, si oppone, l’eroe non la prende troppo bene: lo punta, aspetta che il pusher si giri di spalle per tagliare la corda e gli spara in testa.
Senza se e senza ma.
Poi incarica il collega di correre al commissariato e recuperare una valigetta. All’interno c’è una pistola giocattolo. La mette in mano al cadavere e prepara la pièce teatrale.
Straordinario. Cos’è il genio? Intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.
Però il genio si dimentica delle basi e sulla pistola c’è solo un DNA presente: il suo.
E poi c’è un’altra falla nel piano così pateticamente costruito: il pusher era al telefono con un conoscente che ha seguito la dinamica con attenzione.
Che sfiga.
Le indagini sul “delitto perfetto” durano come un adolescente al primo rapporto sessuale.
“Chiedo scusa a chi indossa la divisa”, ha dichiarato l’eroe con le manette ai polsi.
Non ha chiesto scusa a Mansour, ai suoi parenti, ai suoi amici. Ha chiesto scusa ai suoi ex colleghi.
Ha chiesto scusa a Salvini che lo ha “ingenuamente” difeso. A Bignami. Alla destra in generale.
Che marcisca in prigione, cazzo.
Che oggi, OGGI, la polizia sia uno spartiacque tra la criminalità e la giustizia.
Che sia il vecchio sbirro in divisa sgualcita che sorride ai ragazzini davanti alla scuola per farli attraversare sulle strisce.
Che sia il pretesto per farci fare il tifo per Batman e non per Joker.
Benvenuti a Gotham City, bambini.
Sta a voi scegliere da che parte stare.
Zitti, zitti.
Alex Rebatto