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L’ipocrisia del 25 Aprile

Il fascino della collettività che ci rende tutti confusi, spesso violenti. O ipocriti.

Ci risiamo. 25 Aprile: giorno di rivalsa, di ricordi, di solidarietà. Il giorno nel quale l’Italia si è definitivamente liberata di quel cancro infetto del fascismo e dei suoi più ignobili rappresentanti.
Il giorno delle staffette, dell’orgoglio e del coraggio. Il giorno dei Partigiani. Quelli che si sono opposti ad una dittatura, che hanno messo in gioco la propria esistenza per salvare la nostra.
Mussolini e la sua cricca di criminali sono stati sgominati con il sacrificio, con la volontà di rendere l’Italia, e non solo, un paese libero dai soprusi, dalla violenza, dall’odio razziale.
Questo è il 25 Aprile.
O meglio è quello che dovrebbe essere.
Si è capitolati, come al solito in questa nostra penisola così maciullata dalla vergogna e della superficialità.
Mille manifestazioni, le piazze colme all’inverosimile e gli slogan.
“Siamo liberi?”.
No, siamo ancora prigionieri. Non di una dittatura, non ancora.
Siamo prigionieri della nostra stessa stupidità. La stessa che ci portò all’epoca ad acclamare un romagnolo calvo e rincoglionito come fosse un eroe ed oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale, a ruttare propaganda hi-tech dietro algoritmi suggeriti da alcuni giornali, dalla rete, dall’ignoranza.
Siamo più preparati di ieri ma persino più idioti. Avremmo dovuto imparare i rischi e ce ne siamo fregati un’altra volta.
Così ecco i manifestanti con le bandiere ucraine, quelle israeliane, i cortei contro Trump, i cortei pro Iran e quelli contro la Russia di Putin. L’allontanamento dell’associazione ebraica: “Non è il caso che sfiliate alla manifestazione del 25 Aprile”.
E ancora, neofascisti codardi imbacuccati per paura di essere riconosciuti che sparano a due anziani con addosso il foulard dell’ANPI. Nostalgici che commemorano il fascismo con il saluto romano al grido di “Presente”.
Paradossalmente, visto che vivono nel passato. Gente che l’unica ed ultima cosa che ha letto sono le istruzioni dello smartphone. Non sanno nemmeno cosa fosse il fascismo ma lo rimpiangono, come automi soggiogati dai social o da quel bisogno patologico di sentirsi “razza superiore” senza nemmeno l’ombra della consapevolezza di essere inferiori a chiunque sia dotato almeno di un pollice opponibile.
E’ il male dei nostri giorni che si esaspera proprio quando si dovrebbe celebrare la parte più sana del paese. E’ il cancro che inspiegabilmente diventa infettivo e si propaga attraverso i decenni.
Così la manifestazione del 25 Aprile si trasforma in un’orgia collettiva di ideali veri e presunti. Si contamina di situazioni decontestualizzate, muta, diversifica, si macchia. Smonta il significato.
A Milano, per ricordare la liberazione dalla dittatura nazifascista, c’era gente con la bandiera cubana. Questione delicata e condivisibile, certo. Ma è come andare ad un concerto di Guccini e mentre lui intona “La locomotiva” mettersi a fischiettare “Chan Chan” dei Buena Vista Social Club.
È il fascino della collettività che ci rende tutti confusi, spesso violenti. O ipocriti.
Il rigurgito antifascista si è ridimensionato ed esplode nel giorno della liberazione come una scoreggia in chiesa.
I partigiani, gli unici da celebrare e festeggiare, si contraggono in un ultimo rassegnato spasmo di sensibilità. Che alzino il pugno o si limitino a ricordare il passato e a mettere in guardia, che camminino barcollanti tra bandiere estranee fatte ondeggiare, che si ostinino a professare il significato di quel meraviglioso giorno:
“La forza di resistere mi è venuta dal fatto che mi sentivo sempre l’uomo partigiano che combatteva per una causa giusta che non era terminata il 25 aprile, perché noi abbiamo combattuto per un’Italia diversa!”
Comandante Diavolo

 

Alex Rebatto

(Immagine di copertina ricreata con AI)

 

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Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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