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Mario Roggero il giustiziere

Condannato a 14 anni e 9 mesi il gioielliere che uccise due rapinatori nel 2021

Partiamo dal principio per comprendere bene il soggetto che ha scatenato le folle di giustizialisti, garantisti e Texas Ranger del belpaese fottuto dal mito americano travisato.
Mario Roggero, 72 anni, gioielliere.
Nel dicembre del 2005 pare abbia preso a pugni il fidanzato della figlia e, impugnata la pistola, lo abbia minacciato. Denunciato, ha patteggiato al tribunale di Alba e si è beccato una miserabile pena da due mesi ed una multa di 2280 euro.
Facciamo un salto avanti: il 28 Aprile del 2021 tre rapinatori irrompono nella gioielleria di Roggero in provincia di Cuneo e lo minacciano con una pistola giocattolo ed un coltello. Legano i polsi della figlia con delle fascette da elettricista e si danno alla fuga con un bottino da 68 mila euro.
A quel punto il gioielliere, già vittima in precedenza di visite di quel tipo, tira fuori da sotto la cassa una calibro 38 e si lancia all’inseguimento.
I rapinatori sono già in auto e Ruggero spara prima al guidatore a distanza ravvicinata e poi al passeggero. Questi prova a scappare a piedi ed il gioielliere lo fredda con un colpo alla schiena.
Il terzo rapinatore ferito viene raggiunto e preso a calci in testa. Morirà in ospedale poco dopo.
Modica, l’autista, pur ferito riesce a dileguarsi.
Questi i fatti.
Dopo cinque anni la sentenza definitiva: 14 anni e nove mesi di carcere per il gioielliere.
Alzata di scudi da parte della destra e dei sostenitori della legittima difesa.
Nordio, Ministro della giustizia, si dimentica l’iter costituzionale e presuppone la legittimità della grazia. Il presidente Mattarella lo richiama e si presta a fargli doposcuola.
Salvini, ministro dei trasporti, si schiera con il gioielliere ingiustamente accusato.
E’ legittima difesa, urla sventolando il testo della legge risalente al 2019 che dice espressamente: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo ATTUALE di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.
Ora facciamo un esempio per essere più chiari.
Mettiamo caso che io, all’uscita di un bar, litighi con un tipo ubriaco. Mettiamo che questi tiri fuori un coltello e mi minacci. Mettiamo, poi, che la cosa finisca li.
A quel punto io potrei tornare a casa, prendere la mia 44 Magnum da ispettore Callaghan, raggiungere l’ubriaco e rifilargli un proiettile nella nuca.
Legittima difesa, no?
Non esattamente.
Se il pericolo non è ATTUALE (lo ribadisco in maiuscolo perché questo è il nodo della vicenda), da legittima difesa la faccenda tramuta magicamente in omicidio volontario.
Quindi il ministro Salvini si appella ad una legge chiara, perfettamente rispettata dal giudice e voluta da chi?
Controlliamo.
Ma dal ministro Salvini, naturalmente.
Rapper, soubrette, personaggi dello spettacolo, politici. Tutti schierati con il cannone in mano a difesa di quello che è, volente o nolente, un assassino.
Si, ma”, dirà qualcuno “se Ruggero avesse sparato dentro la gioielleria sarebbe stato assolto?”
Ovviamente si. E’ già accaduto in passato che dei rapinatori fossero uccisi da onesti imprenditori terrorizzati durante un infausto colpo.
Ma seguirli pistola in pugno, sparargli alla schiena, prenderli a calci, non è giustizia. E’ vendetta.
Quindi sarebbe bello che gli italiani, quelli non plagiati dalle farneticazioni elettorali di Vannacci e company, cominciassero ad usare il cervello e a chiedersi se il far west possa essere davvero la soluzione alla seppur dilagante criminalità.
O se magari il fidanzato della figlia di Ruggero, nel 2005, non avesse avuto il diritto di reagire tirando fuori la pistola e freddando il futuro pseudo suocero.
Salvando così due uomini vent’anni dopo.
Giriamola come vi pare. Parliamo solo di violenza e criminalità.
Il problema nasce quanto lo stato comincia a legittimarne il discutibile valore.

Alex Rebatto

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Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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