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Claudia Lepore, scagionata l’amica: non ordinò lei il suo omicidio

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Colpo di scena nel caso di Claudia Lepore, l’italiana di Carpi violentata, uccisa e ritrovata in un frigorifero a Santo Domingo. I due italiani che gli inquirenti consideravano i mandanti del delitto sono stati scagionati

“Sono finalmente libera, esiste una giustizia divina” – Così dice Ilaria Benati, l’amica della vittima Claudia Lepore, finita in carcere con pesantissime accuse un anno fa.

I famigliari di Claudia affermano: “Per noi non è finita. Abbiamo piena fiducia nei nostri avvocati e nel loro operato”

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Punta Cana (Santo Domingo) – Colpo di scena nel giallo di Claudia Lepore, l’italiana 59enne di Carpi violentata, uccisa e ritrovata dopo tre giorni nel frigorifero di casa sua a fine gennaio 2021 a Santo Domingo, dove si era trasferita da una decina d’anni.

Il tribunale dominicano di Higuey ha scagionato la modenese Ilaria Benati e il toscano Jacopo Capasso, che gli inquirenti consideravano i mandanti dell’omicidio: «Sono finalmente libera, esiste una giustizia divina, ora torno a casa» ha detto Ilaria al Resto del Carlino. Dentro resta il dominicano Antonio Lantigua, detto El Chino, reoconfesso.

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CLAUDIA LEPORE

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IL DELITTO DI CLAUDIA LEPORE

Lantigua, 46 anni, dopo aver ucciso la vittima, si portò via del denaro per giocare d’azzardo, mangiare e bere. Ma una volta finito in manette giurò di essere un killer a pagamento. Un assassino che aveva agito in cambio di 200mila pesos, l’equivalente di circa 3mila euro, soldi che però non aveva mai intascato e che l’aveva portato ad accusare come mandante l’ex socia della vittima, Ilaria Benati.

Era lei la donna che aveva dato l’allarme, denunciando la scomparsa di Claudia. Insieme avevano avviato il bed & breakfast Villa Corazon a Punta Cana nel 2009. Volevano cambiare vita, ma ultimamente le cose erano cambiate: Claudia era uscita dalla società per cercare di avviare un’altra attività da sola, un ristorante successivamente venduto.

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Dopo essere rientrata brevemente in Italia, era tornata sull’isola per sistemare le ultime cose. Stando alla ricostruzione degli investigatori riportata sui giornali caraibici, i sospetti su Ilaria erano confermati dai messaggi che l’assassino le avrebbe inviato dopo il delitto: «Pagami i 200mila pesos… che ho già fatto… se non mi paghi ti succederà la stessa cosa, ti ammazzo».

El Chino disse: «L’ho uccisa per i 200mila pesos che mi avevano promesso e non mi hanno consegnato». Così almeno riportava il giornale online di Santo Domingo BavaroDigital. Il giornale parlava anche di un sms inviato da El Chino alla propria moglie: «Adesso ci danno i soldi e l’appartamento».

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Ilaria e Jacopo si erano subito dichiarati innocenti. La mamma di lei, Lina Riva, cadde dalle nuvole: «Mia figlia mandante di un omicidio? È  impensabile, Ilaria si ucciderebbe piuttosto che fare del male agli altri. Claudia e Ilaria vivevano in due villette affiancate. Martedì mia figlia mi aveva scritto che era molto preoccupata perché da un giorno intero non aveva notizie dell’amica: non rispondeva al cellulare né alla porta e non c’era neppure la sua macchina parcheggiata davanti a casa. Vista la sua preoccupazione le ho consigliato di chiamare le due cliniche mediche che ci sono in paese, ma non risultava il nome di Claudia. Poi vista la preoccupazione sempre crescente di Ilaria le ho consigliato di contattare Jacopo e di andare insieme alla polizia a denunciare la sua scomparsa».

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Si parlò di un misterioso testamento lasciato dalla vittima che avrebbe visto come beneficiaria l’ex socia. La polizia era convinta di aver risolto il caso.

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SCAGIONATI

Invece il giudice ha scagionato i due italiani. Alle storie dei 200mila pesos e del testamento non è stato trovato alcun riscontro. Una decisione che cambia tutta la ricostruzione del delitto. «Sono finalmente libera, esiste una giustizia divina, torno a casa». Così ha detto Ilaria al suo avvocato Luca Brezigar appena saputa la decisione del giudice.

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Quanto riferito al legale viene riportato sul Resto del Carlino. La donna dice di essere «chiaramente contenta anche se è stato l’anno peggiore della mia vita. Aspetto di uscire dal carcere e ho voglia di vedere mamma e nonna: a loro e agli amici che mi hanno sempre sostenuto in questo anno va il mio grazie. Presto pubblicherò il libro che ho scritto qui in carcere sulle condizioni in cui si vive e porterò avanti il mio progetto di aprire una fondazione a nome di Claudia per tutte le carcerate Della Colon14 (il nome del carcere). Finalmente potrò andare a salutare Claudia in quel mare che ha tanto amato».

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Allo stesso quotidiano, Anna, sorella di Claudia, spiega: «Non avremo mai pace. Il dolore che ho visto negli occhi di nostra madre quando le abbiamo comunicato la notizia è stato straziante, è come se fossimo tornati indietro di un anno. Siamo soddisfatti del rinvio a giudizio di El Chino, colui che materialmente ha ucciso Claudia, ma pensiamo che non sia finita qui».

E il suo avvocato Enrico Aimi aggiunge: «L’accusa della Procura domenicana era incentrata, tra gli altri elementi, sull’esistenza di un testamento che pare vedesse la modenese Ilaria Benati come erede di Claudia Lepore. Allo stato, di questo testamento pare non vi sia traccia, ma è una pista che la Procura di Higuey potrebbe non abbandonare».

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