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Cosa ci porterà in regalo questo 2024? Più o meno, l’Apocalisse

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Siete pronti per il nuovo anno? Il primo regalo che ci porterà il 2024 è per i giovani: secondo l’Ocse, chi inizia a lavorare ora andrà in pensione a 71 anni…

apocalisse 2024
Pixabay

Siete pronti per il nuovo anno? Siete curiosi di sapere quali sorprese abbia in serbo per noi l’immediato futuro? Bene, tenetevi forte. E fate gli scongiuri. Il primo regalo che ci porterà il 2024 è per i giovani: secondo l’Ocse, chi inizia a lavorare ora, intorno ai 22 anni, andrà in pensione in Italia alla bellezza di 71 anni, giusto il tempo di un paio di crociere e di due foto con i nipotini. In compenso, stando al medesimo rapporto, già oggi il nostro Paese ha l’aliquota obbligatoria contributiva più alta: il 33% contro una media del 18,2%. Significa pagare una vita praticamente per nulla.

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L’Istat prevede un aumento di appena lo 0,6% dell’occupazione, oggi ferma al 61,8%, la più bassa d’Europa: 4 persone su dieci o sono disoccupate, o un lavoro non lo cercano manco più. E gli unici mestieri che si fanno strada – dati Cgil –  sono quelli precari, con un +30,2% dei contratti a termine, stagionali o a prestazione occasionale. L’Ue, quella con cui ci siamo indebitati fino al collo, stima per il Pil italiano del 2024 una crescita infima dello 0,9%, a fronte di una media europea dell’1,3%, con la Spagna che ci doppia (1,7%) e la Francia a seguire (1,3%). Chissà se oggi, visti questi numeri, qualcuno a Palazzo non cominci finalmente a pensare che non saremo in grado di restituire gli esaltatissimi prestiti del Pnrr e che la ratifica del Mes porterebbe nel giro di qualche tempo al nostro commissariamento.

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Purtroppo dubitiamo che lo capiscano, dato che all’ordine del giorno di Lorsignori continuano ad esserci morse del fisco e nuove leggi, che vuol dire altre sanzioni: stando a Cgia di Mestre, in Italia vi sono 160 mila norme, di cui 71 mila nazionali e 89 mila di Regioni ed enti locali. Ovvero – pare surreale – oltre dieci volte quelle di Francia (7mila), Germania (5500) e Regno Unito (3mila) messe insieme. Una follia che da sola costa alle imprese 103 miliardi l’anno. Alle famiglie (priorità di questo governo!) va poi malissimo. Un’indagine commissionata dal sito Facile.it a mUp Reserach e Norstat fornisce infatti uno spaccato esaustivo della situazione nel Belpaese: 200mila famiglie con un mutuo a tasso variabile non sono riuscite a rimborsare una o più rate nell’ultimo anno. Le rate sono infatti cresciute del 65%, con un aggravio complessivo di oltre 3.100 euro, mentre gli stipendi manco di un euro.

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Gli interessi sui prestiti per comprare casa a ottobre (numeri di Bankitalia) hanno raggiunto il 4,72% di Taeg, percentuali che non si vedevano dal gennaio 2009. Così gli italiani hanno cercato di tamponare la situazione: sempre stando al sondaggio di Facile.it, il 21% ha rinegoziato il mutuo, i 4% ha allungato la durata, il 27,9% ha provato a rinegoziare, ma senza riuscirci. Anche per le imprese ottenere un prestito è sempre più oneroso: siamo al 5,46% l’anno, ma pure 5,95% se si tratta di piccole o medie imprese, ossia l’ossatura economica dello Stivale.

Infine, per chi studia, la professione futura da scegliere diventa un terno al lotto. Scrive infatti il quotidiano Le Monde che, nella sola Francia, 800 mila persone potrebbero perdere il lavoro entro la fine del decennio a causa dell’intelligenza artificiale. Lo sostiene un rapporto di Roland Berger, che mette in conto anche i mestieri più a rischio di scomparsa nel Paese transalpino (e di conseguenza anche nel nostro): i lavori amministrativi (199.000 persone), i servizi di contabilità (140.000), gli impiegati (100.000), i receptionist (80.000). E ancora: grafici, sceneggiatori e giornalisti, in numero di 50.000. In sostanza, addirittura un terzo delle professioni è a rischio.

Se pensate che si tratti di mera fantascienza, vi siete persi qualche notizia per strada: in Italia la sostituzione artificiale, proprio nel mondo giornalistico, è già cominciata. Racconta il Corriere della Sera che è in chiusura la redazione di Milano di Upday (tre giornalisti e una poligrafica): app nata su Samsung e inizialmente concepita come semplice aggregatore di notizie, è cresciuta con notizie autoprodotte. Ma ora il colosso tedesco dell’editoria digitale ha diramato un comunicato in cui si annuncia che «a fine anno termina la cooperazione con Samsung. Axel Springer utilizzerà il marchio upday per un nuovo generatore di notizie di tendenza guidato esclusivamente dall’intelligenza artificiale». Buon anno a tutti.

 

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