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Così il Fisco tornerà a prendersi le case degli italiani (senza contare i suicidi)

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Fisco e cartelle esattoriali: la verità sulla riforma della Riscossione, che ci porta indietro di anni e deresponsabilizza totalmente chi invia cartelle pazze. Manco fossimo nell’Urss…

 

C’è stato un tempo assai recente in cui gli italiani si suicidavano a causa delle cartelle esattoriali, con le loro case che finivano all’asta e i beni divorati dall’erario. E quel tempo sta per tornare, se solo passerà la peggior riforma fiscale che sia mai stata presentata, promossa dal governo più a destra della Repubblica e che pure sembra di purissimo stampo sovietico.

Principio cardine, come nell’Urss, è infatti che nessuno pagherà mai per gli errori commessi dalla Riscossione (“Le omissioni, le irregolarità e i vizi verificatisi nello svolgimento dell’attività di riscossione non comportano l’avvio di giudizi di responsabilità previsti dal codice della giustizia contabile”, articolo 6, comma 10) a meno di dolo.

Presentato in pompa magna come una riforma che prescrive i vecchi crediti e allunga le rate fino a dieci anni, solo un categoria giornalistica allo sbando come la nostra poteva applaudirla. Per capire infatti la portata della presa in giro di questo esecutivo, basti pensare che la dilazione in 120 rate c’è già da 11 anni per qualsiasi importo (il cosiddetto modello R4), purchè si presenti un Isee in grado di documentare la compromessa situazione economica: la rata non deve infatti superare il 20% delle entrate mensili.

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Da domani, invece, per importi inferiori a 120 mila euro, con il nuovo articolo 12 della riforma la rata potrà salire anche al 100% delle entrate del contribuente, dato che, anche presentando l’Isee (il cui valore non è peraltro specificato nella bozza) si potranno ottenere 120 rate solo dall’1 gennaio 2029. E prima? Al massimo 85. Il “fisco amico”, così come hanno ribattezzato senza vergogna questa farsa, toglierà dunque agli italiani subito 35 mesi di rate, nella crisi economica più grave degli ultimi decenni. E meno male che è “amico”.

Mai, nemmeno nei tempi più bui dei governi Conte e Draghi, si era vista una proposta tanto reazionaria: almeno Conte una rottamazione vera l’aveva fatta. Matteo Salvini e Giorgia Meloni, invece, dopo aver raccolto i voti sulla pace fiscale, hanno dato vita prima ad una finta rottamazione (senza un vero stralcio) e ora si apprestano a strozzare i cittadini. Perchè questo è solo l’inizio.

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Il governo, infatti, non molla nulla: si guardi solo al fatto che verrà istituita una commissione per cercare di recuperare i crediti dal 2000 al 2010 (!!!). E non è affatto vero che dopo 5 anni di tentativi di recupero a vuoto, i crediti saranno prescritti: in quel caso torneranno agli enti, che potranno tentare di riscuoterli direttamente o affidandosi a società private. Qual è, si dirà, la differenza? Eccoci al vero nodo del problema: oggi la Riscossione ha un solo limite, ovvero non può pignorare la prima casa (a meno che non sia di lusso), come lamentava il suo direttore Ernesto Maria Ruffini a inizio febbraio. Ma l’ente privato potrà farlo, dato che nella bozza non è specificato affatto che dovrà attenersi alla normativa che regola la Riscossione. E lo Stato potrà dire che no, mica dipende da loro se le case vanno all’asta.

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Se questo non vi pare abbastanza inquietante, vale la pena ricordare le parole del viceministro dell’Economia Maurizio Leo dello scorso mese: «Abbiamo delle sanzioni da esproprio nel nostro sistema tributario, pensiamo in materia di Iva siamo al 120% al 240%, in Europa si sta al 60%. Le sanzioni vanno riviste. Il sistema deve essere corretto. Non lo dico solo io, lo dice la stessa Corte costituzionale che il nostro sistema è assolutamente fuori linea». Eh, certo, lo dice anche la Corte Costituzionle. E che cosa c’è allora nella bozza della riforma a proposito del taglio delle sanzioni? Assolutamente nulla. Zero.

L’avvocato Claudio Defilippi, massimo esperto in materia di sovraindebitamento, è sconcertato e ci dice: «Premesso che le sanzioni applicate oggi sono anche al 200%, come nel caso del contributo unificato, ma anche del 300% in altri casi, questa riforma lascia davvero senza parole. Non solo non va incontro al cittadino, ma inasprisce quanto già c’era. Peraltro mi risulta che in moltissimi casi l’ex Equitalia non ha affatto cancellato i debiti fino a mille euro condonati dal 2000 al 2010 e continua a chiederli. In questa riforma il principio di proporzionalità stabilito dalla Corte del Lussemburgo e recepito sia dalla Consulta che dalla Cassazione e ormai anche dai giudici di merito, non è assolutamente rispettato. Si assisterà certamente ad una nuova valanga di ricorsi. Bisogna allungare subito e su semplice richiesta a 10 anni ogni pendenza e cancellare le sanzioni inique. O non se ne uscirà più».

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