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Youtube, la censura colpisce ancora

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Il bavaglio di Youtube colpisce ancora. L’ennesima vittima della censura digitale è Maurizio Bolognetti, giornalista e segretario dei Radicali Lucani, cui la principale piattaforma di condivisione dei video ha cancellato il canale senza possibilità d’appello, buttando nel cestino oltre 2 mila suoi video. Il motivo? Ce lo ricorda lui: «Ho parlato di Covid e politiche sanitarie italiane».

Vaccini contro il Covid, la censura colpisce ancora – guarda

Era già accaduto a Leonardo Facco, fondatore del Movimento Libertario e a molti altri che negli anni avevano osato mettere in discussione le demenziali azioni governative per arginare la pandemia. Bolognetti aveva iniziato uno sciopero della fame il 9 novembre, interrotto quando il gruppo “Per il giornalismo Cnog” ha diramato un comunicato in cui s’impegna a portare il caso nel dibattito pubblico, perché quanto successo viene considerato un «bavaglio inaccettabile. Non si possono così calpestare le norme in vigore in Italia, in Europa e nel resto del mondo che tutelano ad ogni individuo la libertà di manifestazione del pensiero “con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, previste dagli articoli 2, 3 e 21 della Costituzione italiana, dall’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dall’art. 10 della Cedu – Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dall’art. 19 del Patto Onu sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 e il 19 dicembre 1966 e ratificato con legge 25 ottobre 1977 n. 881».

L’Aifa aggiorna il foglietto illustrativo di Pfizer e Moderna: “Casi fatali dopo i vaccini Covid” – DOCUMENTO

Lo scriviamo invano fin dall’inizio. Ma ormai il bavaglio sulla stampa digitale è all’ordine del giorno. Bolognetti è stato ospite di Radio Libertà. Poco dopo, l’emittente diretta da Giulio Cainarca si è vista sospendere l’attività per 15 giorni da Youtube per aver raccolto la storia del giornalista Max Del Papa: costui rivelava che tutti i medici che aveva sentito, a parte uno, gli avevano parlato, ma solo in via ufficiosa, di un possibile nesso tra il cancro del sangue di cui soffre e il vaccino contro il Covid. Ed è stato cancellato anche un altro video in cui Cainarca, semplicemente, nella rassegna stampa mattutina, leggeva un articolo sui vaccini de La Nuova Bussola Quotidiana.

Max Del Papa, il video sul vaccino di Radio Libertà censurato su Youtube – ECCOLO

Queste censure impediscono in sostanza di discutere l’argomento vaccini per il Covid anche quando gli stessi documenti ufficiali dell’Aifa, ovvero i foglietti illustrativi dei vaccini di Pfizer e Moderna, riportano ormai che, dopo l’inoculazone «alcuni casi hanno richiesto il supporto in terapia intensiva e sono stati osservati casi fatali». E cioè si tratta di persone che sono morte dopo un vaccino che il governo italiano obbligava a fare, primo Paese occidentale a deciderlo dopo le note “patrie del diritto” Tagikistan, Indonesia, Micronesia e Turkmenistan.

Giappone e vaccini Covid: ecco le scioccanti differenze precauzionali con l’Italia – DOCUMENTO

E ancora, tutto ciò accade mentre quegli stessi foglietti illustrativi riportano in calce: «Medicinale sottoposto a monitoraggio addizionale. Ciò permetterà la rapida identificazione di nuove informazioni sulla sicurezza». Il che significa che ancora non si conoscono tutti gli effetti collaterali possibili. Però su Youtube non se ne può nemmeno parlare, in quanto le normative stabiliscono che la piattaforma non tollera articoli «che diffondano disinformazione, in contraddizione con le informazioni fornite sul Covid-19 dalle autorità sanitarie locali».

Archivio Documenti Covid-19 – guarda

Che siano le autorità a dettare la linea dell’informazione è una cosa che accade solo nei regimi socialisti e fascisti. Ma in Italia ha una data ben precisa: il 29 febbraio 2020, quando l’allora ministro della Salute Roberto Speranza annunciò di aver siglato un accordo contro le fake news con Youtube, Facebook e Twitter. Da lì in avanti Youtube risolse il problema alla radice: via dalla piattaforma tutti i video non in linea con le politiche governative.

Si trattava di un primo step, cui ha fatto seguito il secondo con la guerra in Ucraina, per il quale vengono demonetizzati i canali che la «giustificano». E ovviamente cosa significhi «giustificare» è a loro insindacabile interpretazione: potrebbe bastare una critica a Zelensky o una voce che acclari la versione del premio Pulitzer Seymour Hersh sul sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Nel dubbio, meglio non mettere niente e lasciare che la piattaforma si riempia solo di idiozie, gag e nulla di rilevante per la vita del Paese.

Certo, un governo serio andrebbe a bussare alla porta di Google dicendo che in uno Stato democratico non funziona così. Invece, l’Ue (e con essa l’Italia) si è spinta oltre e ha mandato in vigore il Digital Services Act, che di fatto evoca la propaganda come unica fonte d’informazione sulle questioni di rilievo internazionale. La cosa surreale? Solo due social network non si sono mai adeguati: Telegram e Tik Tok, il primo russo e il secondo cinese. E ci tocca così prendere da loro lezioni di libertà.

Gli effetti del Dsa: nuove storie di censura su Youtube e Facebook – guarda

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