Delittisocietà

Serena Mollicone, parla Carmelo Lavorino: “Non fu uccisa in caserma”

Delitto di Serena Mollicone, la Procura generale ha chiesto la condanna dei Mottola e l’assoluzione degli altri due carabinieri. A Cronaca Vera parla il consulente degli imputati, il criminologo Carmelo LavorinoLavorino ha appena pubblicato un libro sul caso. Già in passato fece assolvere il carrozziere Carmine Belli dall’accusa di essere l’assassino

serena mollicone
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Chi ha ucciso Serena Mollicone? A 23 anni dai fatti è alle fasi finali il processo d’appello al marescialo Franco Mottola, al figlio Marco e alla moglie Annamaria Mottola, tutti assolti in primo grado. La Procura generale ha chiesto la condanna a 24 anni per il carabiniere, a 22 per Marco e a 21 per Annamaria. Mentre ha chiesto l’assoluzione dei carabinieri Francesco Suprano (per prescrizione) e Vincenzo Quatrale, perchè non è stata raggiunta la prova. Ora tocca alle difese. A Cronaca Vera parla ora il consulente della difesa, Carmelo Lavorino, il criminologo che già fece assolvere in tutti i gradi di giudizio il primo sospettato del delitto, Carmine Belli. E che ha portato all’assoluzione in primo grado degli attuali imputati. Insieme allo psicologo Enrico Delli Compagni, Lavorino ha appena pubblicato un libro sul caso dal titolo “La prova scientifica nel giallo di Arce”, in cui vengono rievocate le prove della difesa, tra cui quelle dell’ingegner Cosmo Di Mille e del medico legale Giorgio Bolino.

Professore, siamo alla svolta finale del processo, cosa ci dice?

Ottimo lavoro dei quattro difensori dei Mottola, gli avvocati Francesco Germani, Piergiorgio Di Giuseppe, Mauro Marsella ed Enrico Meta, che il 24 giugno discuteranno il processo: formidabili e pazienti. Ottimo lavoro anche il nostro, culminato in una superlativa relazione ACCISF (Analisi Criminalistica Criminologica Investigativa Sistemica Forense) molto forte e dura, che demolisce ancora una volta l’impianto accusatorio.

Ci anticipa qualcosa?

La relazione ACCISF è formata da 200 pagine, confuta ed annulla i quattro pilastri dell’impianto accusatorio di primo grado riproposto in appello: 1) Tuzi che vedrebbe entrare Serena in caserma, 2) la porta come arma del delitto, 3) i frammenti lignei provenienti dalla porta sui nastri, 4) diversi indizi contro i Mottola.

Abbiamo dimostrato che (A) Serena non è entrata in caserma quel 1° giugno 2001 per andare da Marco Mottola; (B) le fonti principali dell’ipotesi “entrata e ammazzata in caserma“ appaiono assolutamente non credibili per impossibilità della percezione degli eventi in modo diretto, oltre che aumentate per via di voci e rumors; (C) non vi sono elementi oggettivi che possano collegare Serena alla caserma che va da Marco (testimoni o altro…) ed elementi di credibilità nei confronti di Tuzi, oltre al fatto che il movente appare labile e illogico.

Sulla congettura che Serena sia stata spinta con la testa contro la porta, così provocando la lesione sulla porta e fratturandosi la zona sopraccigliare-zigomatica sinistra, per poi attirare sui capelli lato sinistro del capo i frammenti lignei, abbiamo dimostrato che è un’ipotesi nulla per diverse ragioni. La principale è che i 14 frammenti lignei rinvenuti dai Ris sui nastri attorno al capo sono TUTTI DISLOCATI CON ASSOLUTA CERTEZZA sul lato destro del capo, in prossimità del taglio del nastro, mentre l’impianto accusatorio li ipotizza sulla sinistra (zigomo e orecchio sinistri), ma in questa zona non vi è un solo frammento. Inoltre i consulenti del Pm hanno applicato metodi statistici che abbiamo contestato in quanto errati. Addirittura non hanno considerato che essendo presenti 14 frammenti lignei sul nastro lungo 730 cm, vi era la presenza di circa 1 frammento ogni 50 cm di lunghezza, mentre nei loro esperimenti (denominati transfer test) l’impatto testa-porta proiettava in media ben 40 frammenti lignei sui capelli zona sinistra, frammenti che poi venivano catturati dal nastro adesivo lungo cm 20: la sproporzione è enorme ed annulla le ipotesi dell’accusa.

Abbiamo dimostrato che la busta Eurospin sul capo di Serena è stata contaminata sin da quando le è stata avvolta attorno, che la contaminazione incrociata è durata per giorni, che al momento dell’ispezione cadaverica l’ambiente non era incontaminato e che non sono state rispettate le regole di non contaminazione, che la polvere di segatura e di truciolato presente nell’ambiente si è potuta posizionare sulla busta e poi sui nastri. Dulcis in fundo abbiamo dimostrato che vengono inseriti in una busta di plastica nera quattro reperti che dovevano viaggiare distinti, guarda caso proprio la busta Eurospin, il nastro che avvolgeva il capo, il nastro che avvolgeva il collo, i capelli di Serena tagliati: invece vi è stata contaminazione incrociata continua e complessa.

Della non corrispondenza della lesione sulla porta distante da terra cm 154 e la ferita sul sopracciglio sinistro all’altezza di cm 142 da terra ne abbiamo già parlato, e la dice tutta. Lo stesso vale per gli indizi contro i Mottola, veri errori degli inquirenti o equivoci, se non caccia alle streghe. Di fatto abbiamo prodotto un centinaio di argomenti a confutazione dell’atto d’appello. E non dimentichiamo che abbiamo tre impronte digitali che sono dell’assassino o di un suo complice, e non sono dei Mottola: storia chiusa.

SERENA MOLLICONE, L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI CARMELO LAVORINO A FRONTE DEL BLOG:

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