Tra coloro che voteranno No al referendum della giustizia ci sono sicuramente quelli che con la giustizia non hanno mai avuto a che fare, avvezzi a crogiolarsi nei luoghi comuni tipo «se l’hanno arrestato, qualcosa avrà fatto». A loro i seguenti numeri (ufficiali) non faranno cambiare idea: 30mila innocenti finiti in carcere dal 1992, tuttora 100 arresti ingiusti al mese, uno ogni 8 ore – come raccontano Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone (i tipi di errorigiudiziari.com) nel libro “Innocenti” (Giappichelli) – costati allo Stato quasi un miliardo di risarcimenti. Chi paga per la libertà tolta? Le ultime cifre le ha citate in Parlamento il deputato Enrico Costa: «Ottantanove azioni disciplinari nei confronti dei magistrati. Quante condanne? Nove, lo 0,15 per cento di 5.933 errori». Praticamente l’impunità di un’intera categoria professionale che, incredibilmente, ad una fetta larga della popolazione sembra andar bene.
E questo nonostante ai numeri sopra vadano aggiunti quelli della Corte di Strasburgo, in cui l’Italia eccelle per condanne fatte in violazione della vita famigliare (sottrazione illecita di minori) e della proprietà privata. Ma soprattutto in violazione della seconda parte dell’articolo 6, ovvero per le violazioni dei diritti della difesa, dove il Belpaese è battuto solo da Russia e Turchia. In questi casi, dal 2012, il processo va rifatto, per effetto della sentenza 113 della Consulta, stanca di vedere l’Italia sanzionata per sentenze che calpestavano i diritti umani: così è stato per la condanna per calunnia di Amanda Knox (che era stata interrogata senza avvocato nè interprete adeguato). Hanno rifatto il processo. E l’hanno ricondannata.
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