Nell’unico Paese al mondo dove i governi che si succedono sono contro i loro cittadini e favoriscono quelli stranieri, si sta per stabilire un nuovo, demenziale record: oltre 3600 milionari sono pronti a trasferirsi da noi nel 2025. L’Italia diventerà così la terza destinazione preferita dai Paperoni dopo Emirati Arabi Uniti (9800) e Stati Uniti (7500). Il Belpaese viene preferito pure alla Svizzera, dove metteranno radici appena in 3000. Lo stima Henley & Partners, società specializzata nella consulenza per i programmi di cittadinanza e residenza.
Il motivo è il regime fiscale che i governi italiani regalano ai più ricchi, nello stile della Cuba di Fulgencio Batista: una tassa piatta per 15 anni da 200 mila euro l’anno che, riporta il Corriere della Sera, vale su «interessi di obbligazioni, dividendi da partecipazioni azionarie, plusvalenze da cessione di imprese, successioni o donazioni quando maturati all’estero». E pensare che fino all’anno scorso era pure della metà, fissata nientemeno che a 100 mila euro. D’altra parte, secondo l’analisi di Henley & Partners «sommando il costo del fisco e delle abitazioni, molti clienti hanno realizzato che l’Italia è più conveniente del principato di Monaco» dove le tasse sono perfino a zero.
Il tutto stride non poco con la voracità del fisco sugli italiani, costretti a pagare ormai oltre la metà dei propri introiti allo Stato e a imprecare ogni volta che arriva il postino a casa, certi che si tratti di una cartella della Riscossione che notifica, intima e pignora oggi oltre 21 milioni di connazionali. Inginocchiarsi davanti ai potenti è ormai diventata un’abitudine dei nostri esecutivi, sempre a scapito di quelli che lavorano, maltrattati e indicati come causa primaria dei mali della Penisola: un giorno i tassisti, un altro i balneari, poi gli artigiani, i negozianti, le partite iva, che hanno come unico sogno per il futuro una rottamazione vera che li porti fuori dalle sabbie mobili in cui l’erario li ha infilati. Un sogno che equivale all’azzeramento di qualsiasi speranza di una vita decente.
L’ennesima fotografia di un Paese ridotto a brandelli dalla politica arriva da uno studio di First Cisl: per comprare qualcosa ormai gli italiani devono chiedere finanziamenti personali? Benissimo, ecco che le rate da noi costano di più che nel resto d’Europa con un Taeg al 10,18% rispetto ad una media dell’8,33% (in Francia 6,58%, in Germania 8,30%). Il credito al consumo, sul totale dei prestiti, ha avuto un’impennata al 19,1% contro una media euro dell’11,2%. Sicchè, ovviamente, cresce il fenomeno della cessione del quinto dello stipendio, con trattenute dirette in busta paga o in pensione: in tre anni l’ammontare di tale tipo di prestito (il più sicuro per banche e finanziarie) è quasi raddoppiato. E solo per l’enorme impopolarità suscitata sembra che sia saltata l’ultima presa in giro, che voleva l’aumento dei pedaggi autostradali proprio dal primo agosto, il giorno del grande esodo verso le vacanze. Ma è solo questione di tempo e di modi: prestissimo arriverà, statene certi, sotto una nuova veste. In Germania e in molti altri Paesi europei dove lo Stato non è contro il cittadino, le autostrade sono a costo zero. Da noi, invece, l’aumento serviva, scrive il Sole 24Ore «per andare a rimpolpare il canone che le concessionarie versano all’Anas».
Ecco, aumentate il canone alle concessionarie, no? Avrà più senso questo che devastare l’economia del turismo, cancellando le concessioni degli stabilimenti sulle spiagge per darle in mano ai Paperoni stranieri? Quando terminerà questa svendita del territorio e della dignità degli italiani iniziata nel 1992?