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Nord Stream, perfino la Cina deride l’Occidente per la propaganda sulla guerra in Ucraina

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Il premio Pulitzer Seymour Hersh dato per “screditato” dai media occidentali dopo che ha accusato gli Stati Uniti del sabotaggio di Nord Stream.

Peccato che gli stessi giornali lo definissero fino a poco prima “leggendario”. E così, perfino la Cina deride la stampa “democratica” ridotta a grottesca propaganda.

Leggere per credere

 

Nord Stream
Danish Defence Command

Anche la Cina si fa beffe dell’informazione occidentale sulla guerra in Ucraina, che ha raggiunto ormai livelli da barzelletta. Cuore della vicenda è il sabotaggio del gasdotto Nord Stream 2, quello che passava sotto il Baltico e mai entrato in funzione: avrebbe dovuto portare il gas direttamente dalla Russia alla Germania senza passare da Ucraina e Polonia. Ma il 26 settembre fu colpito da due esplosioni.

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Mosca ipotizzò subito un attentato angloamericano, ma Joe Biden rispose incredibilmente così: «Le fughe di gas dal Nord Stream sono state causate da un attacco deliberato. Quello che dice Putin sono solo bugie». In sostanza, il presidente degli Stati Uniti lasciò intendere che la Russia si fosse fatta l’attentato da sola per non fornire più il gas all’Europa senza così dover pagare le penali. Una cosa talmente grottesca che avrebbe dovuto scatenare risate all’infinito.

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L’Ue e l’informazione occidentale la presero invece per buona. Non tutti, ovviamente. Nell’editoriale dei primi di ottobre spiegammo che ci trovavamo ormai di fronte a «surreali cronache di guerra» e che, di fatto, la Norvegia aumentava la sua leadership come fornitore di gas dell’Europa, avendo già fatto registrare un aumento di esportazioni da brividi: + 303% in un anno. Non a caso era contrarissima al price cap.

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Bene, questa è la premessa. Senonchè il giornalista americano Seymour Hersh, 85 anni, uno che ha passato la vita ad occuparsi di intelligence e militari per testate come il New York Times, il New Yorker e l’Associated Press, ha ora sparigliato le carte. Ha infatti pubblicato un’inchiesta dettagliatissima in cui accusa la Cia e i sommozzatori della U.S. Navy di aver piazzato esplosivi C4 sui tubi del gasdotto già nel mese di giugno 2022, sfruttando un’esercitazione militare della Nato.

Come logica suggeriva, per Hersh sarebbero loro i veri sabotatori di Nord Stream 2, in complicità, vedicaso, proprio con la Norvegia.

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Ma il giornalista ha dovuto scrivere tutto sul suo blog, perché evidentemente nessuno ha accettato di ospitarne l’indagine. Vale la pena ricordare che Hersh nel 1970 vinse il premio Pulitzer per un’inchiesta sul massacro di civili a My Lai durante la guerra del Vietnam. Ed è la stessa persona che fece esplodere lo scandalo sulle torture nella prigione di Abu Ghraib in Iraq nel 2003. Siamo insomma al top del giornalismo investigativo.

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Nel reportage fornisce anche un movente ben preciso per il sabotaggio statunitense: il gasdotto copriva da solo il 49% del bilancio statale russo e gli introiti di Gazprom permettevano di finanziare la guerra. Scrive Hersh: «La Cia sosteneva che qualunque cosa fosse stata fatta, doveva restare segreta. Se l’attacco fosse stato riconducibile agli Stati Uniti, sarebbe stato considerato un atto di guerra».

E ricorda infine una frase che Biden disse al cancelliere tedesco Olaf Scholz il 7 febbraio 2022, 17 giorni prima dell’invasione in Ucraina: «Se la Russia invade… non ci sarà più un Nord Stream 2. Metteremo fine a tutto». Frase ribadita dalla sottosegretaria Victoria Nuland: «Se la Russia invade l’Ucraina, in un modo o nell’altro il Nord Stream 2 non andrà avanti».

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Victoria Nuland, per chi non lo rammentasse, è quella premurosa funzionaria americana che nel 2014, quando le chiesero se fosse il caso di sentire il parere dell’Unione Europea per la soluzione della crisi in Ucraina, rispose così: «L’Unione Europea? Che si fotta».

Ora, cos’è dunque successo dopo l’articolo del premio Pulitzer su Nord Stream? Che la Casa Bianca ha commentato così: «Una completa invenzione». Mentre la Cia e il Pentagono si mostrano indignati: «Accuse assolutamente false, gli Usa non sono coinvolti nelle esplosioni». Ma non è mica finita qui.

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E a notarlo, stavolta è stato perfino il Global Times, il quotidiano comunista cinese, che si è accorto  di come la grande stampa occidentale si stia dando da fare non tanto per smentire l’inchiesta di Hersh, che passa anzi sotto silenzio, ma per fare a pezzi l’immagine del vecchio cronista: «Business Insider, che nel 2015 ha definito Hersh “giornalista investigativo”, lo ha etichettato come “screditato” il 9 febbraio. Lo stesso giorno, Der Spiegel ha definito Hersh un “controverso giornalista statunitense”. Ma nel 2016, il giornale lo soprannominava “leggendario”. Apparentemente, a causa del rapporto Nord Stream, Hersh è passato da “leggendario” a “controverso” e persino a “screditato”».

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E ancora: «Dopo che la Casa Bianca ha respinto le accuse di Hersh, i media degli Stati Uniti, e anche quelli di altri paesi occidentali, hanno tenuto il passo con essa. Hanno assunto una posizione netta: quando si verificano divergenze tra giornalismo e gruppi di interesse, si schierano dalla parte di questi ultimi e gettano la ricerca della verità nel cesso. Ciò fa anche dubitare che stiano coprendo segreti dell’attuale amministrazione statunitense. Il fenomeno più degno di nota non è tanto il cambiamento della reputazione di Hersh, ma il diffuso silenzio della risposta dei media occidentali».

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Abbiamo verificato ciò che scrive il Global Times: è tutto vero, come potete leggere voi stessi cliccando ai vari link che abbiamo messo.

È imbarazzante arrivare a dover subire lezioni di libertà dalla Cina, dove i diritti sono un gadget. Ma se nessuno compra più i giornali e nessuno va più a votare, un motivo ci sarà.

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