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I giornalisti Andrea Sceresini e Alfredo Bosco, da 10 giorni bloccati dalle autorità di Kiev – AUDIO ESCLUSIVO

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Ad Andrea Sceresini e Alfredo Bosco le “democratiche” autorità ucraine hanno tolto l’accredito giornalistico senza motivazione. I due da 10 giorni sono in attesa di interrogatorio dei servizi di sicurezza

Mentre in Italia si discuteva se far parlare di libertà Zelensky a Sanremo, le autorità di Kiev censuravano e di fatto sequestravano la libera stampa italiana

Il governo italiano per dieci giorni è rimasto in silenzio. Ma ci si può prostrarre fino al punto da non difendere pubblicamente e con forza i propri connazionali?

Ecco l’audio choc che Andrea ha mandato a Fronte del Blog

andrea sceresini bosco giroffi
Da sinistra Lorenzo Giroffi, Andrea Sceresini e Alfredo Bosco. Facebook

Andrea Sceresini e Alfredo Bosco, giornalisti italiani freelance, sono bloccati a Kiev. Da dieci giorni. Al ritorno da Bakhmut, dove avevano realizzato un reportage per Rai 3, il ministero della Difesa ucraino ha revocato i loro accrediti giornalistici rilasciati nel marzo 2022.

E da allora li tengono sostanzialmente sequestrati: a quanto raccontano sul Manifesto non c’è alcuna motivazione sul provvedimento e sono in attesa di essere interrogati, chissà quando, dallo Sbu, i servizi di sicurezza ucraini.

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blank Ucraina. La guerra che non c’era blank

 

Non si tratta di cronisti alle prime armi. Tutt’altro. Sceresini si occupa del Donbass dal 2014 e alcuni filmati li abbiamo ospitati anche su questo sito. I loro servizi dall’Ucraina vengono regolarmente pubblicati da Rai, LA7, Mediaset, il manifesto, la tv tedesca Rtl, l’Espresso, il Fatto Quotidiano, le Figaro Magazine, la Croix.

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Dicono i due da Kiev: “Tuttavia, le voci che si sono sparse tra i fixer ucraini che lavorano nel Donbass – e di cui abbiamo prova scritta – ci indicano come «collaboratori del nemico» – un’accusa che in zona di guerra può avere conseguenze molto serie. L’unica notizia ufficiale che ci è giunta, nonostante i molti solleciti effettuati anche tramite la nostra ambasciata, riguarda un ipotetico «interrogatorio» al quale dovremmo sottoporci, e che dovrebbe essere eseguito dagli uomini dell’Sbu, il servizio di sicurezza ucraino”.

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Andrea e Alfredo hanno fornito subito tutti i loro riferimenti. Ne è seguito il silenzio. A partire dall’Italia. Scrivono infatti che dal 6 febbraio “nulla più è successo. Nessuna notizia dall’Sbu, che abbiamo anche fatto contattare – inutilmente – da un avvocato ucraino; nessuna notizia dalla nostra ambasciata, né dalla Farnesina. Il 14 febbraio a un altro nostro collega, Salvatore Garzillo, pure lui con alle spalle molti mesi di esperienza in Ucraina, è stato addirittura impedito di entrare nel Paese attraverso la frontiera polacca, in quanto «non gradito». Nemmeno a lui sono state fornite ulteriori spiegazioni”.

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La stessa cosa era accaduta in passato a Lorenzo Giroffi, di cui avevamo riportato la vicenda. – GUARDA

 

andrea sceresini

L’AUDIO DI ANDREA SCERESINI

Conosco da anni Andrea, che ha purtroppo il vizio di raccontare ciò che vede. Cioè di fare il giornalista, mentre tutti oggi sembrano aver bisogno di propaganda.

Di fatto, mentre in Italia si discuteva se far parlare o meno di libertà Volodymyr Zelensky al Festival di Sanremo, il leader di Kiev bloccava senza ragioni due giornalisti italiani.

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Ecco l’audio che ci ha mandato Andrea, in cui ammette che la loro incolumità è a rischio:

Ciò che indigna di più è il silenzio dell’Italia. Che ha dato aiuti, accolto decine di migliaia di ucraini, applicato sanzioni alla Russia che paghiamo sulla nostra pelle, inviato armi di ogni tipo finendo perfino per essere trattata come zerbino dal leader di Kiev, il quale ha incontrato da solo Emmanuel Macron e Olaf Scholz prima di dedicare una decina di minuti in piedi al nostro premier, manco fosse il suo maggiordomo.

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Ma davvero dovevamo sapere dal Manifesto questa storia a dieci giorni dallo scandaloso provvedimento ai danni di due giornalisti italiani?

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Ma davvero il governo non è in grado di pretendere l’immediata restituzione dell’accredito stampa ai due cronisti, addirittura sospettati di essere collaborazionisti dei russi?

Ma davvero ci si deve prostrarre fino a questo punto alla propaganda filoucraina da mettere a repentaglio l’incolumità di due connazionali?

Ma nessuno si vergogna?

Edoardo Montolli

blank Il grande abbaglio. Controinchiesta sulla strage di Erba blank

 

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Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Il suo ultimo libro è I diari di Falcone (Chiarelettere, 2018)

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