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Morto Adam Rich, il Nicholas de La famiglia Bradford: continua la maledizione dei bambini prodigio

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Adam Rich, l’attore bambino de La famiglia Bradford, star dei telefilm anni Settanta e Ottanta, è morto.

La sua parabola segue quella di altri divi bambini dei telefilm di quegli anni, scomparsi quasi tutti prematuramente o in circostanze tragiche. Ecco le loro storie

Adam Rich è morto. La sua faccia e il suo nome oggi non ci dicono molto. Ma basta guardarlo da bambino perché ci si apra un mondo: era il Nicholas de La famiglia Bradford, tra i primi telefilm di culto degli anni Settanta, esattamente 1977.

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Aveva appena 9 anni quando esordì nella prima delle sue quattro fortunate stagioni, interpretando l’ottavo e più piccolo figlio di Tom Bradford.

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Adam Rich nel 1977

La carriera di Adam Rich

Piccolo e amato come pochi, conquistò il pubblico di altre serie di culto, passando di volta in volta a guest star in Love Boat a CHiPs, da Fantasilandia a L’uomo da sei milioni di dollari.

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Ma il successo divenne presto inversamente proporzionale all’età: più cresceva, più gli ingaggi calavano di prezzo. Entrò nel tunnel di droga e alcol e nel 1989 rischiò di morire per un overdose da Valium. Due anni dopo lo arrestarono per tentato furto. La cauzione la pagò, manco fosse un film, Dick Van Patten, ossia proprio l’attore che aveva interpretato il padre Tom ne La Famiglia Bradford.

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La famiglia Bradford

Nel 1993, registrato un episodio di Baywatch, abbandonò le scene per tornarvi dieci più tardi nei panni di se stesso in Dickie Robers: Former child star. Nel 2021 la Cnn lo citò ne La storia della sitcom. Scrisse su Instagram: Sono grato della gioia che ho provato quando recitavo ne La famiglia Bradford… Spero di aver magari portato della gioia anche a voi”.

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Il fratellino d’America

Su Instagram aveva pochi post, quasi tutti dedicati alla sua attività di attore bambino, e pochissimi follower. Si presentava così: « Sono un attore, uno scrittore, un sostenitore… e molte, molte altre cose». Poi invitava a seguirlo su Twitter, unico social in cui era spesso presente, ma non certo con i follower di una star: 19mila e qualcosa.

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La morte è stata confermata dal suo addetto stampa, Danny Deraney, che lo ha ricordato come «gentile, generoso e un guerriero impegnato nella lotta contro le malattie mentali. Era altruista e si prendeva sempre cura di coloro a cui teneva. Questo è il motivo per cui molte persone che sono cresciute con lui sentono che una parte della loro infanzia se n’è andata, e oggi sono tristi. Era davvero il fratellino d’America». Non era sposato e non aveva figli. Se n’è andato nella sua casa di Los Angeles e le cause del decesso non sono note.

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La maledizione

Di certo la sua sorte segue quelle di tanti altri bambini prodigio del cinema e soprattutto della tv. Giusto Lee Aaker, dopo il successo planetario di Rin Tin Tin, se la cavò: da grande trovò lavoro come carpentiere e istruttore di sci.

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Altri finirono strangolati dalla fama. Erin Moran, la “sottiletta” di Happy Days, è morta in povertà. Ad altri andò peggio: Mary Anissa Jones, la piccola orfana Buffy di Tre nipoti e un maggiordomo, morì a diciotto anni di overdose.

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Anissa Jones

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Dana Plato, la Kimberly de Il mio amico Arnold, con la chiusura della serie tv non trovò più alcun ruolo importante: perse la custodia del figlio e divenne schiava di alcol e droga, fino a girare pellicole softcore e a morire di overdose da farmaci.

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E proprio Arnold, al secolo Gary Wayne Coleman, un ragazzo che guadagnava 100mila dollari ad episodio, fu costretto a riciclarsi come guardia giurata in un centro commerciale della California e a far causa ai genitori adottivi che gli avevano portato via quasi tutto. Morì giovane anche lui: 42 anni.

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Al cinema Macaulay Carson Culkin, il Kevin McCallister di Mamma ho perso l’aereo, finì nel tunnel della droga dopo l’immenso successo del film. Haley Joel Osment, de Il sesto senso, fu costretto ad entrare in una clinica per disintossicarsi. Nel 2020  Jake Lloyd, diventato da piccolo una star mondiale nei panni di Anakin Skywalker, ovvero il Dart Fener bambino, fu ricoverato in una clinica psichiatrica.

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L’eccezione

Solo uno se la cavò davvero, dopo aver attraversato l’inferno: il primo dei bimbi prodigio, talmente famoso da piccolo che nessuno da grande, lo riconobbe più. Si chiamava Jackie Coogan ed era il coprotagonista di Charlie Chaplin ne Il Monello, anno 1921.

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Il Monello

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Scampato al reset dei film muti e a orrende traversie famigliari, tornò decenni più tardi ad essere una star nei panni dello Zio Fester, nel cult assoluto La famiglia Addams.

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Manuel Montero

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Manuel Montero

Manuel Montero scrive da vent’anni per diversi settimanali nazionali. Ha pubblicato nel 2019, per Algama, Fenomeni Paranormali Italiani, in cui ha raccontato storie di cronaca, fatti ed eventi apparentemente incredibili, raccolti in prima persona negli anni sulla Penisola. In allegato a Il Giornale (e in ebook per Algama) sono invece usciti i volumi Telefilm Maledetti, dove l’autore narra la triste fine di alcuni dei più amati protagonisti di telefilm degli anni Settanta e Ottanta. E Wuhan - Virus, esperimenti e traffici oscuri nella città dei misteri.

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