
Il romanzo di Daniele Cambiaso “Svolta Mortale”, Capricorno Edizioni, fonde, con chiaro intento metaforico, due eventi verificatisi negli ultimi mesi del 1970, entrambi catastrofici, anche se il secondo solo virtualmente. Si tratta dell’alluvione abbattutasi su Genova il 7 e 8 ottobre – angoscioso ” déjà-vu” dell’inondazione fiorentina del 1966- e del tentato “colpo di stato Borghese” previsto dai complottisti per il week end dell’Immacolata e abortito a poche ore dall’inizio per ragioni non del tutto chiare.
Diciamo subito, a proposito di questo ” non evento”, o ” evento sotterraneo”, che Cambiaso è tra coloro che, in modo documentato, lo considerano un vero pericolo scampato per un pelo.
Al capoluogo ligure, colpito da una pioggia di dimensioni bibliche che causò la devastante esondazione del Bisagno ed altri due torrenti locali, difficilmente sarebbe potuto andare peggio, mentre la democrazia del nostro paese fu miracolata, riuscendo a risparmiarsi la sorte patita tre anni prima dalla Grecia con il “golpe dei Colonnelli.”
Il trait d’union tra l’alluvione e il colpo di stato incombente è, nel libro di Cambiaso, il protagonista, il vicecommissario Lorenzo Muraro, che attraversa da primattore sia l’inclemenza della natura che le oscure trame della politica. Si tratta di una figura memorabile, tormentata e contraddittoria dal punto di vista professionale come della vita privata. Tocca a lui, trasferito d’autorità a Genova da Reggio Calabria, dove si è occupato non irreprensibilmente della rivolta dei ” boia chi molla” , indagare sulla dubbia morte -ucciso o vittima della piena? – di un contabile che rivelerà avere oscuri legami con il “push” neofascista in preparazione. Muraro conduce la sua inchiesta, col cocciuto puntiglio di chi non riesce a venir meno al proprio dovere, sullo sfondo di una Superba, messa in ginocchio dall’apocalisse metereologica, descritta con un realismo visivo davvero notevole.
Il risultato è un “noir storico”, come si autodefinisce, in cui la trama poliziesca, piena di imprevisti e sorprese, con interrogatori, pedinamenti , scazzottate, sparatorie e quant’altro contraddistingue il genere, è sovrastata dall’immagine della città gravemente ferita ma ancora in grado di mostrare la sua bellezza e la resilienza dei suoi abitanti.
Alla fine si ha la netta impressione che come Genova riuscirà a reagire alla furia degli elementi (e Muraro a dipanare la sua crisi umana ed anche sentimentale) la nostra Repubblica in apparenza così fragile troverà le risorse per sopravvivere.
Rino Casazza
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