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Tiziana Morandi a processo in aprile: ecco tutta la vera storia

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Tiziana Morandi già nota sulle cronache come la Mantide della Brianza, è stata rinviata a giudizio con una sfilza di accuse: rapina, utilizzo indebito di carte di credito, violazione della legge sugli stupefacenti.

Stando alle indagini, avrebbe narcotizzato e rapinato una decina di malcapitati. Lei si è sempre protestata innocente

Il giudice ha respinto la richiesta di perizia psichiatrica. Prima udienza ad aprile.

Tutta la storia nell’approfondimento di Cronaca Vera

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La Mantide della Brianza, così com’è stata ribattezzata dalla stampa la 47enne Tiziana Morandi, non è pazza: lo ha stabilito il gup di Monza Gianluca Tenchio, che ha respinto la richiesta di una perizia psichiatrica avanzata dalla difesa e ha rinviato a giudizio la donna con una ventina di imputazioni, tra cui lesioni, utilizzo indebito di carte di credito e violazione della legge sugli stupefacenti.

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Stando agli inquirenti, l’affascinante donna di mezza età avrebbe narcotizzato una decina di uomini tra i 27 e gli 84 anni per poi derubarli dei loro beni. Tra essi, molti anziani del Vimercatese. Ma a costituirsi parte civile, a dire il vero, c’è solo un 28enne di Trezzo sull’Adda, che sostiene di aver perso i sensi al volante, e di avere avuto così un incidente stradale, dopo aver trascorso una serata con lei.

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TIZIANA MORANDI E GLI UOMINI NARCOTIZZATI

Le indagini partirono nell’agosto 2021, quando un 83enne di Roncello fu trovato in stato di incoscienza in casa dal figlio. Portato all’ospedale, risultò che avesse assunto benzodiazepine. E lui raccontò della camomilla bevuta in compagnia di una donna presentatasi alla porta per una raccolta di fondi di beneficenza. E solo lì si accorse della scomparsa della fede e della collana dal suo collo.

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Di fatto, sul web la 47enne si presentava con il proprio nome e offriva massaggi professionali. Ed emersero presto altre storie di presunte vittime. Il modus operandi sempre il medesimo: per gli inquirenti invitava gli uomini a casa, scioglieva nelle loro bevande il farmaco (benzodiazepine) e una volta addormentati, s’impossessava dei loro beni. Uno di essi raccontò al Corriere della Sera:

«Ci eravamo anche già incontrati in un centro commerciale, assieme a due suoi amici. In quel caso non era successo nulla di strano. Un anno fa mi ha invitato a casa sua: dopo aver bevuto una bibita, sono crollato in catalessi. Mi sono risvegliato a casa mia. Mancava la catenina d’oro che tenevo al collo e poi, dopo aver controllato il mio estratto conto, mi sono accorto che con il mio bancomat era stato fatto un prelievo di 250 euro di cui non sapevo nulla».

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E un pensionato dell’Irpinia ricordò: «Mi sono svegliato all’ospedale Umberto I dopo essere stato soccorso in stato di incoscienza. Pensavano avessi bevuto: ma non c’erano alcolici nel sangue, in realtà ero stato drogato e lasciato al mio destino. Per me era solo un’amicizia, niente sesso, niente sentimenti. Ci eravamo anche già visti una volta e non era successo nulla. Le cose sono cambiate quando mi ha manifestato l’intenzione di vendere una collezione di monete d’oro, così allora io le ho detto di aver trovato un acquirente a Torino».

Si erano visti al bar, lui le avrebbe detto che le monete erano in macchina. Al risveglio non c’erano più. E la sua carta di credito avrebbe speso 4mila euro.

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SONO INNOCENTE

Ma Tiziana si è sempre protestata innocente. Dopo aver cambiato vari legali, ha depositato un memoriale in cui sostiene che chi l’accusa si sarebbe aspettato da lei prestazioni sessuali. Originaria di Como, detenuta a San Vittore, alterna la carcerazione a periodi in ospedale per problemi di salute.

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Nega di aver mai narcotizzato qualcuno, le rapine, le spese con le carte di credito. E non ha chiesto il rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, preferendo quello ordinario, in cui ovviamente rischia molto di più, ma dove i margini di difesa sono più ampi. Sarà giudicata da un collegio del tribunale di Monza, difesa dall’avvocato Alessia Pontenani.

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Proprio quest’ultima illustrò al Giorno la linea difensiva:

«E chi l’ha detto che Tiziana Morandi questi braccialettini o contanti li rubava e non li aveva, invece, in dono per l’amicizia che riusciva a stringere con i clienti? Insomma, può essere stata ricambiata dagli uomini con qualche regalino per la sua simpatia. Tiziana Morandi di professione fa la massaggiatrice, così scrive anche sui social, questo è il suo lavoro. Non certo equivoci, normali massaggi, e per questi si faceva pagare, 30 o 50 euro, come è normale che sia. Succedeva spesso poi, che grazie al suo carattere espansivo, diventasse amica di queste persone. E chi le dice che quando le mogli degli uomini che si facevano massaggiare per 30 euro scoprivano che il marito si rivolgeva a una donna così avvenente non si ingelosissero e lui a quel punto non fosse obbligato a dire che lei quei soldi glieli aveva estorti?»

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Testimoni raccontarono però di una donna affabile e generosa, scelta come madrina per le loro figlie. Ma il quadro della Procura è ben diverso. La prima udienza è prevista in aprile.

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