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Di Giorgia Meloni, più che il fascismo, temiamo il draghismo

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Da quando ha vinto le elezioni Giorgia Meloni non fa che rassicurare. Rassicura Bruxelles. Rassicura Washington, rassicura Zelensky. Ma dovrebbe rassicurare gli italiani

 

I deliranti allarmi sul fascismo per la vittoria di Giorgia Meloni dovrebbero essere terminati. Certo, speriamo tutti di non vedere più la polizia sparare con gli idranti sulla folla inginocchiata o verificare “la forza ondulatoria” dei furgoni come nei periodi più bui. Anche se quello non era fascismo, ma la democrazia dei Migliori.

La leader di Fdi è stata l’unica a restare all’opposizione di un governo incensato ovunque tranne che in Italia, dove, nonostante le panzane raccontate dai giornali, la situazione economica delle famiglie precipitava di giorno in giorno. E per questo è stata travolta di voti.

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Solo che, al momento, non fa che rassicurare: rassicura Bruxelles, rassicura Washington. Ha rassicurato da subito Volodymyr Zelensky sulla continuità della politica di Mario Draghi nel conflitto in Ucraina, con un tweet inequivocabile: “Caro Zelensky, puoi contare sul nostro appoggio per la cause della libertà del popolo ucraino. Sii forte e mantieni salda la tua fede”.

Ma la vincitrice delle elezioni ha attirato su di sè i primi strali sui social quando sono circolate voci su Licia Ronzulli possibile ministro della sanità. Strali lanciati dai suoi stessi follower e sintetizzati da un titolo del Fatto Quotidiano: “Così è un tradimento”. Il motivo è piuttosto ovvio.

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Come spiega il giornale, se Giorgia Meloni è sempre stata critica su green pass e obblighi vaccinali e ha parlato di “modello cinese” applicato da Roberto Speranza, Licia Ronzulli ha per contro più volte attaccato i dissidenti novax, tanto da assicurare su La7 nel novembre 2021: «Io penso che il governo avrebbe dovuto introdurre l’obbligo vaccinale dall’inizio».

Insomma, il suo opposto. E i sostenitori di Giorgia Meloni, alla sola idea di ritrovarsela alla Sanità, sono andati su tutte le furie. Ma in fondo, le voci su Ronzulli alla Sanità – altro possibile clamoroso segno di continuità con la linea Draghi – sono al momento solo voci. Però ce ne sono altre.

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Sembra infatti che la pace fiscale, cavallo di battaglia di Fdi in campagna elettorale, possa trasformarsi in una banale rottamazione di cartelle esattoriali da 3 mila euro al massimo, una cifra ridicola che non mette in difficoltà nessuno. Mentre per quelle di importo superiore, ovvero quelle che spingono la gente ad ammazzarsi, l’idea sarebbe di togliere semplicemente sanzioni e interessi e rateizzarle in dieci anni, cosa che in realtà è già possibile fare se ci si trova in difficoltà. Tutt’altro che un grande cambiamento, anche qui, rispetto alla guida Draghi.

E questo nonostante in difficoltà ci siano ormai fiumane di persone, se si pensa che ad agosto erano 1,18 milioni coloro che hanno percepito il reddito di cittadinanza: e 4 su 10 vivono nel produttivo nord, oltre la metà dei quali ha una famiglia da mantenere.

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L’allarme sociale è tale che perfino la solitamente rigidissima Commissione Europea consiglia di mantenerlo. Dice il commissario Ue al lavoro Nicolas Schmit: «Se lo si elimina di punto in bianco facendo in modo che chi non ha accesso al lavoro si trovi in una situazione di povertà e totale privazione tale da precipitarsi sul primo lavoro che trova, credo non funzionerebbe».

Non basta. Il primo ottobre i costi di luce e gas, che già siamo costretti a rateizzare, sono più che raddoppiati, cosa che porterà in pochi mesi ad un’ecatombe di aziende e famiglie, con rincari medi, si dice, di 317 euro al mese. Una follia.

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Di certo, mentre l’agenzia Bloomberg sparava la notizia che l’Italia dipendesse ormai dal gas russo solo per il 10%, il presidente di Nomisma, Energia Davide Tabarelli, rivelava al Giornale l’amara verità: «Se ci saranno molti giorni freddi e il consumo aumenterà, a fine febbraio o inizio marzo potremmo essere costretti a razionare il gas».

Ciò significa che lo tsunami provocato dalle geniali sanzioni contro la Russia volute dalla Nato, cui l’Italia e l’Ue hanno immediatamente obbedito, sia solo l’inizio di una lunghissima austerity esclusivamente europea: dato che Stati Uniti e Gran Bretagna sono indipendenti da Mosca e dato soprattutto che l’81% della popolazione mondiale se ne frega bellamente e non le applica.

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E nemmeno servirà allora l’ultimo bonus ideato dal governo Draghi, quello da 600 euro per le bollette dei lavoratori dipendenti. Sempre che siano loro gli intestatari dei contatori e non un altro componente della famiglia. Già, perchè, come annota la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, nel Decreto Aiuti bis manca qualsiasi riferimento al coniuge o al convivente: se tu lavori e il contatore è intestato a tua moglie, addio 600 euro. L’ennesima, brillante burla della politica dei bonus.

Sicchè, Giorgia Meloni, più che rassicurare Bruxelles e Washington, dovrebbe iniziare a rassicurare gli italiani sul crinale della povertà. A partire dal fatto che ci sarà realmente una politica diversa da quella portata avanti da Mario Draghi.

Date le premesse, purtroppo, ne dubitiamo. Ma non solo noi: quattro italiani su dieci non sono andati a votare e alle politiche non era mai successo prima. Quattro su dieci vuol dire milioni di persone che non credono più in chi li rappresenta. Coi contatori staccati in inverno e i conti pignorati dalla Riscossione diventerebbero molti di più: qualche decina di milioni di persone affamate, infreddolite e senza alcuna speranza per il futuro.

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