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Dopo la fantasia, al potere è arrivata la ragioneria. Ma non sanno fare i conti

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Ma chi li fa i conti al governo? E in Europa? Dopo le mance del lockdown e le raffiche di rincari, Mario Draghi ha annunciato un calo della pressione fiscale dello 0,4%. Pensa che bravi…

 

Le bollette di gas ed energia elettrica sono raddoppiate. L’inflazione è al 6,9%, mai così alta dal 1986. Ma i baciapile del governo si spellano le mani ad applaudire perché il Pil è aumentato dello 0,1% rispetto al precedente trimestre (lo 0,1%!) e del 6,2% rispetto allo stesso trimestre del 2021 quando, vedicaso, era tutto chiuso causa lockdown.

Sicchè Mario Draghi ha potuto comunicare serenamente: «Prevediamo che la pressione fiscale quest’anno cali di 0,4 punti percentuali rispetto all’anno scorso, la riduzione più consistente degli ultimi sei anni». Pensa che fortuna. Era proprio la boccata d’ossigeno che tutti attendevano, la svolta epocale tanto attesa. Chissà come li investiremo quei 40 centesimi risparmiati ogni cento euro di tasse, chissà in quali azioni potremo valorizzarli. Cominciate allora a guardarvi intorno e a cercare case da comprare. Ma all’estero, perché qui è finita.

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Non sappiamo chi siano i geni della ragioneria che si mettono a studiare i piani di ripresa in Italia. Di certo pure la Commissione Europea si è stancata di aspettare che si sveglino e ha detto a chiare lettere ciò che ripetiamo invano da anni: «L’Italia deve ridurre le tasse sul lavoro». Una cosa talmente ovvia che solo gli scienziati di Palazzo non riescono a coglierla.

Basti pensare alla polemica sugli stagionali che non si trovano perché prenderebbero 5 euro l’ora e preferiscono stare a casa con il reddito di cittadinanza: se lo Stato rinunciasse a divorare le imprese con il fisco, quei 5 euro diventerebbero almeno 8, gli stagionali andrebbero a lavorare e l’erario risparmierebbe mesi di reddito di cittadinanza.

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Non ci vogliono master alla Bocconi per capirlo, tanto che ora pure l’Ue ce lo urla in faccia. Certo, l’Ue ci chiede anche di «allineare i valori catastali ai valori correnti di mercato». E qui ha incontrato la voce grossa di Matteo Salvini: «Dicono che l’Europa vorrebbe che l’Italia tassasse anche la prima casa. A Milano si dice: si attacchi al tram». Ma si vede che il leader della Lega non ha mai avuto bisogno di chiedere un prestito in vita sua. Perché altrimenti saprebbe che, quando si chiedono prestiti, i creditori vogliono garanzie.

E l’Italia, guarda un po’, è l’unico Paese occidentale ad aver chiesto prestiti all’Europa con il famigerato Pnrr: la spropositata cifra di 122,6 miliardi, quasi dieci volte quanto domandato dal secondo in classifica, la Romania, con 15 miliardi. Ve lo avevamo scritto già moltissimi mesi fa che ci saremmo fatti male. Ma a Palazzo erano tutti ansiosi di mettere le mani sul malloppo da cui, da subito, Francia, Germania, Spagna e compagnia cantando (Stati decisamente più furbi ed accorti), erano rimasti ben lontani.

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E ora al tram ci attaccheremo noi, non l’Europa cui dobbiamo infinito denaro. E allora, il governo come pensa di recuperare tutti questi soldi? Nel solito, sciagurato modo: 16 milioni di atti di intimazione a pagare entro 5 giorni stanno partendo dall’Agenzia della Riscossione. La gente, devastata dall’elemosina data per il lockdown, non ha soldi.

Pignoreranno loro case, auto e conti correnti, alzeranno in maniera spropositata la tensione nel Paese, assisteremo a ondate di suicidi, ma per il 90% quegli atti diventeranno crediti inesigibili, costringendo l’esecutivo a rivedere le voci d’entrata a bilancio. Una pantomima così consumata che ormai la conoscono anche alle scuole elementari.

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Rottamazione quater non se ne parla, ma si continua ad aumentare il debito con decine di migliaia di assunzioni pubbliche. Anzi, per qualcuno, per rimetterci al pari con il passato, avremmo bisogno di 180 mila statali in più. Come no. Ignoriamo se qualcuno di questi scienziati da piani di ripresa economica lo abbiamo prestato anche agli strateghi dell’Europa.

Però, ricordate le sanzioni che avrebbero dovuto mettere in ginocchio la Russia e che hanno moltiplicato i costi di gas, corrente, benzina e materie prime per aziende e famiglie nostrane? Bene. Il vicecapo dell’agenzia federale Rosselkhoznadzor, Anton Karmazin, durante un Forum panrusso del grano a Sochi, ha fatto sapere con entusiasmo che nel 2022 le esportazioni russe di farina sono quadruplicate rispetto allo stesso periodo del 2021.

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Mentre il ministro delle finanze russo Anton Siluanov ha dichiarato che Mosca prevede di incassare quest’anno circa 14,4 miliardi di dollari in più dall’esportazioni di gas e petrolio. Tra gennaio ed aprile il Cremlino ha registrato il più alto surplus commerciale dal 1994, con un + 95,8 miliardi di dollari.

E, come se non bastasse questa stratosferica figuraccia dei cervelloni europei dell’economia, roba da Nobel per l’idiozia, ecco la ciliegina sulla torta: il rublo, che sarebbe dovuto diventare carta straccia in un paio di settimane, è a livelli record come non si registravano dal 2015. La risposta della stampa italiana? Non pervenuta. Anzi, c’è chi ha titolato soddisfatto: “Il rublo forte è segno che le sanzioni funzionano”. Scappate, finchè potete.

 

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