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Scusi, presidente Mario Draghi: ma ci sta prendendo in giro?

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Secondo Mario Draghi l’Italia si sta posizionando bene sul fronte internazionale, energetico ed economico. I dati dicono tutt’altro. Da qui il leggero sospetto: ci sta prendendo in giro?

draghi
… continuavano a chiamarlo il Governo dei Migliori

Mario Draghi ha rilasciato la sua prima intervista da premier al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana. Lo pensavamo sgomento per la situazione del nostro Paese.

Invece siamo rimasti a bocca aperta davanti a frasi surreali come «sul fronte internazionale, l’Italia è tornata a pesare come è giusto che sia… sul piano economico usciamo da un anno in cui abbiamo avuto una crescita del prodotto interno lordo del 6,6%».

E ancora esterrefatti davanti a parole come «imporre un tetto al prezzo del gas russo, come proposto dall’Italia, è un modo per rafforzare le sanzioni e al tempo stesso minimizzare i costi per noi che le imponiamo».

Finchè, all’imbarazzante domanda sul “rischio di frenata di produzione industriale” (perché il direttore del Corriere della Sera lo chiama “rischio”) non abbiamo letto: «Siamo ben posizionati. Abbiamo gas negli stoccaggi e avremo nuovo gas da altri fornitori. Se anche dovessero essere prese misure di contenimento, queste sarebbero miti. Stiamo parlando di una riduzione di 1-2 gradi delle temperature del riscaldamento e di variazioni analoghe per i condizionatori».

Ecco, in quel momento abbiamo avuto il leggero sospetto che il premier, ma anche il suo interlocutore, ci stessero prendendo in giro.

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E ci siamo posti delle domande sulle sue affermazioni: da cos’è che stiamo uscendo noi? Quali costi staremmo minimizzando? In che cosa saremmo ben posizionati? Chissà cosa intendeva il premier. Ma i numeri dell’Italia sono quelli che seguono e servono a dare la misura della realtà delle cose e di ciò che viene raccontato.

Secondo i dati di Unioncamere e InfoCamere quasi 7 mila bar hanno chiuso i battenti negli ultimi due anni, il 10% di quelli di Roma, 1500 nella sola Milano. Nella ristorazione i consumi sono calati del 37,4%, pari a 32 miliardi di euro, nel 2020 e del 28%, pari ad altri 24 miliardi di euro, nel 2021. E la guerra manco era cominciata.

Qualcosa come 300 mila lavoratori hanno perso il lavoro, e solo per restare in questo settore. Lo stesso Corriere della Sera ha riportato le parole di Eleonora Rigotti, presidente di Cna Brescia, la confederazione nazionale della piccola e media impresa: «Un’impresa su quattro riesce ad accedere agli incentivi e con le bollette raddoppiate rispetto al 2019 il 6% dei nostri associati pensa di chiudere. L’edilizia risente del rincaro delle materie prime così come l’agricoltura, il settore meccanico soffre i rincari energetici, quello dei trasporti il caro gasolio. In tanti stanno rinunciando a commesse laddove non c’è la possibilità di adeguare i prezzi ai rincari».

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A maggio cadrà la spada di Damocle del fisco, semplicemente rimandata di un mese. Stando a Italia Oggi di marzo, 500 mila imprese, pari all’incredibile cifra del 43% dei contribuenti, era a rischio default poiché non riusciva a pagare le rate della rottamazione ter e il fisco chiedeva un rientro in cinque giorni: dunque, o in 40 giorni hanno vinto alla lotteria o, con i rincari ulteriori che ci sono stati causa guerra e sanzioni, il semplice rinvio non servirà a nulla.

Dell’infinità di posti di lavoro persi, la parte che è stata recuperata è nella stragrande maggioranza precaria, come fotografa ad esempio per Roma Marco Filippetti dello sportello delle Camere del Lavoro Autonomo e Precario al Fatto Quotidiano: «Otto su dieci sono contratti precari. E l’86% è sotto i sei mesi».

Allo sportello Clap Antonio Sanguinetti aggiunge che la precarietà ormai «è un dato di fatto in tutti i mercati del lavoro: dalla pubblica amministrazione alla sanità, dalla ristorazione, dove il lavoro nero è diffuso, all’assistenza alla persona. Chi lavora nella sicurezza guadagna 5 euro l’ora».

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Gli albergatori hanno registrato aumenti delle bollette dal 400 al 600%, schizzati con le sanzioni alla Russia e i 2 gradi in meno sulle temperature decisi da Draghi non cambieranno il loro destino. Secondo Arte, l’Associazione Reseller e Trader Energia Arte, i prezzi dell’energia elettrica sono saliti dai 55 euro medi per megawatt-ora a 244 euro, cinque volte più di due anni fa. E nei primi dodici giorni di aprile sono volati ancora, evidentemente causa guerra e sanzioni, a 269,84 euro. Stessa impennata per il gas, schizzato in aprile a 114 euro medi, rispetto ai 96 dello stesso periodo dello scorso anno.

Il portavoce di Arte Diego Pellegrino dice ad Askanews: «Questo significa che in soli 6 mesi, il nostro Paese ha dovuto sostenere il costo di circa 2 anni e mezzo di bollette di luce e gas».

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Interi settori industriali fermano le produzioni chiedendo accesso alla cassa integrazione perché i costi superano nemmeno i guadagni, ma addirittura i ricavi. Con l’inflazione al 6,5% su base annua, il Codacons stima 1997 euro di costi in più per famiglia e l’Unione nazionale consumatori 2577 euro per le coppie con tre figli.

Solo per la spesa quotidiana, di 434 euro, guerra permettendo. Infine, l’unica variabile sulla quale il governo non può incidere è che avremo l’azzeramento del turismo russo, che tuttavia, secondo l’Istat rappresenta quello «con la maggiore capacità di spesa».  Ci fermiamo qui per mancanza di spazio. Ma potremmo andare avanti per pagine intere.

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Ora, che il governo goda di trattamenti di favore mai visti prima da parte dell’informazione, è evidente da tempo. Ma pensavamo ci fosse un limite a tutto. Invece no.

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