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Lo strano caso degli oligarchi morti. Cosa sta succedendo a Mosca?

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Non si spiega l’inquietante scia di morte tra manager e oligarchi russi negli ultimi mesi: tra incidenti e misteriosi suicidi o omicidi-suicidi

Diversi i decessi di persone molto in vista della Russia, cinque delle quali collegate a Gazprom, l’azienda che esporta il gas nel mondo. E qualcuno non crede che le cose siano andate come raccontato

La ricostruzione, caso per caso, della vicenda nell’approfondimento di Cronaca Vera

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Oligarchi e super ricchi russi morti in una manciata di settimane. Cinque di loro collegati al colosso del gas di Mosca Gazprom. Tutti archiviati come incidenti, suicidi o omicidio-suicidio.

Certo è che l’inquietante scia di sangue qualche dubbio lo lascia, se non altro per il numero delle persone coinvolte. Come dimenticare l’omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaja, ritrovata morta nell’ascensore del suo palazzo a Mosca il 7 ottobre 2006? Nessuno accertò mai i nomi dei mandanti del suo omicidio.

E come dimenticare l’incredibile morte di Aleksandr Litvinenko, l’ex agente del Kgb dissidente, avvelenato con il polonio radioattivo a Londra nel novembre 2006? Nulla fu mai chiarito. Ecco, la stessa cosa accade oggi.

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C’è una catena di strane morti, tutte archiviate, ma resta come in quei due casi nell’aria la sensazione che troppe cose non tornino: il fatto che tutto avvenga in coincidenza con il conflitto in Ucraina, il fatto che molti di loro siano collegati all’azienda del gas russo (centrale negli ultimi rapporti rimasti tra Mosca e l’Unione Europea).

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Infine, è davvero raro che chi conduce una vita da nababbo decida di togliersi la vita senza ragioni apparenti e che in più di un caso stermini la famiglia per poi suicidarsi. Specie se gli episodi si ripetono in un arco temporale tanto stretto.

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Incidente fatale

È stato archiviato come incidente anche uno degli ultimi casi. Si chiamava Andrei Krukowski, aveva appena 37 anni, ed è morto cadendo da una scogliera a Sochi, nella Russia meridionale. Come e perché sia successo ancora non si sa. Di certo Andrei era il direttore del resort sciistico Krasnaya Polyana, di proprietà del gigante russo Gazprom.

Ed ecco che la gente ha cominciato a stupirsi. Il primo a morire, a fine gennaio, ovvero un mese prima della guerra, fu il sessantenne Leonid Shulman, alto dirigente di Gazprom. Lo trovarono privo di vita nella sua villa di lusso: suicidio. C’era anche un biglietto d’addio accanto al cadavere, scrissero i media di Mosca, i quali ricordarono il suo coinvolgimento in indagini fiscali della società.

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Passarono tre settimane. E arrivò il secondo suicidio: Alexander Tyulyakov, alla guida della tesoreria di Gazprom. Fu rinvenuto impiccato nel suo garage.

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Morti senza ragione

E si sarebbe impiccato nel garage della sua villa da 18 milioni di sterline nel Surrey, Inghilterra, anche Mikhail Watford, magnate russo dell’energia di origine ucraina. Il suo vero nome era infatti Mikhail Tolstosheya. Il 66enne aveva fatto fortuna, manco a dirlo, con il gas e il petrolio. Per Scotland Yard non si tratta di morte sospetta.

Non era tra gli oligarchi sanzionati. Il giorno prima della sua morte, la moglie estone Jane, 41 anni, aveva pubblicato una foto sui social mentre si baciavano felici nel parco della villa. Cosa lo abbia sconvolto in poche ore a tal punto da suicidarsi, nessuo lo sa.

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Ma a marzo arriva un caso ancora più inquietante: Vasily Melnikov, miliardario russo, viene rinvenuto con la moglie e i due figli senza vita nella loro casa a Nizhny Novgorod.

Tutti hanno ferite da arma da taglio. Secondo taluni media la società del magnate, Medstom, che importava attrezzature mediche in Russia, rischiava il fallimento per via delle sanzioni occidentali. Per la polizia è omicidio-suicidio.

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La stessa cosa accade il 17 aprile: in un lussuoso appartamento di Mosca l’ex vicepresidente di Gazprombank ed ex funzionario del Cremlino Vladislav Avayev, 51 anni, uccide la moglie Yelena, 47, forse incinta, e la figlia Maria di 13 anni, prima di spararsi.

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Quando la figlia più grande, Anastasia, 26 anni, trova i loro corpi, dice alla polizia che la pistola era stretta nella mano del cadavere del padre. Anche qui, dunque, la vicenda viene archiviata come omicidio-suicidio.

Alcune voci parlano di sconvolgimento per la guerra, le sanzioni alla Russia, il possibile timore di perdere tutto. Chissà.

Non ci credo

Ma appena quattro giorni più tardi, Sergey Protosenya, 55 anni, ex presidente dell’azienda russa del gas Novotek con un patrimonio stimato in circa 400 milioni di euro, si impicca nel giardino della sua villa di Lloret de Mar, in Spagna.

In casa ci sono i corpi senza vita della moglie Natalya e della figlia Maria. Le avrebbe uccise con un accetta.

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Ma stavolta il figlio Fedor non ci crede e dice al Daily Mail: «Mio padre non è un assassino, non so cosa sia accaduto quella notte ma so che non può essere stato lui. Credo siano stati uccisi, mio padre amava mia madre e mia sorella. Maria era la sua principessa, non le avrebbe mai fatto del male».

Sergey non ha lasciato biglietti d’addio. Succede. Solo che pare non abbia lasciato impronte anche sull’arma usata per uccidere. E questo è decisamente più raro.

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