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Liliana Resinovich: e se davvero la sua fosse una morte naturale? L’ipotesi choc

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Liliana Resinovich, sul mistero che avvolge la sua fine, ci si aspettava una svolta dall’esame tossicologico che invece rivela come la donna non avesse in corpo né droghe, né farmaci

Nel giallo fa capolino un amico, sentito anche in questura: “Ho pensato che Lilly potrebbe avere subìto un’aggressione verbale molto violenta, che avrebbe potuto provocarle lo scompenso cardiaco riscontrato”

La ricostruzione del caso nell’approfondimento di Cronaca Vera

liliana resinovich
La copertina di Cronaca Vera in edicola dedicata a Liliana Resinovich

TRIESTE – Liliana Resinovich, le indagini tornano al punto zero. Il giallo sulla donna scomparsa nel nulla il 14 dicembre e ritrovata cadavere in un parco con due sacchetti intorno al collo e infilata in due sacchi dell’immondizia il 5 gennaio, diventa sempre più fitto.

Liliana è morta per “scompenso cardiaco acuto”, non presenta segni di violenza, nè traumi. Tanto che l’indagine della Procura di Trieste contro ignoti è tuttora aperta per sequestro di persona. E non per omicidio. Ma per quasi tre mesi si è atteso l’esito dell’esame tossicologico, che avrebbe dovuto schiarire i punti rimasti bui. E invece no. Se possibile, il risultato ha intricato ancora di più l’enigma.

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Liliana Resinovich

NESSUNA DROGA NEL CORPO DI LILIANA RESINOVICH

Com’è possibile che una qualsiasi persona si uccida soffocandosi con due sacchetti di plastica stretti intorno al collo con uno spago e infilandosi in due sacchi neri in mezzo ad un parco?

E com’è possibile, altrimenti, che quella sia una morte naturale?

Per quasi tre mesi più o meno tutti abbiamo pensato che forse Liliana era stata drogata, o resa incosciente con un farmaco. Ma il test smentisce anche questa ipotesi. La Procura della Repubblica di Trieste ha infatti diffuso una nota con i risultati, secondo la quale i test sono stati “sia di tipo Ìmmunochimico su sangue e urine, sia di tipo cromatografico in spettrometria di massa tandem per tutte le altre matrici biologiche”.

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L’esito? “Le analisi tossicologiche immunochimiche di screening hanno dato esito negativo”. Nel corpo della donna c’erano tracce di caffeina e teobromina, uvette, sostanze appartenenti al complesso della vitamina B6, un’aspirina e una tachipirina “ritrovate solo nelle urine”. E nessuna sostanza psicoattiva. Ma davvero si può pensare che Liliana sia morta da sola in quel modo?

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L’AMICO

La debole traccia di dna maschile non potrà essere utile ad identificare un uomo, solo ad escluderlo. Hanno chiesto il codice genetico al marito Sebastiano Visintin, all’amico Claudio Sterpin. Ma anche ad altri.

Molto più utile saranno probabilmente le scarpe di Liliana: l’analisi del terriccio sotto le suole potrà infatti svelare se arrivò al parco dell’ospedale psichiatrico con le proprie gambe o se invece qualcuno ce l’abbia trasportata.

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È l’idea di un amico della donna, Fulvio Covalero che, come racconta Il Giornale, sarebbe stato anche sentito in questura a fine dicembre. Fulvio, che ha scritto vari post sulla vicenda, ha detto ai microfoni di Mattino Cinque: «Ho pensato che Lilly potrebbe avere subìto un’aggressione verbale molto violenta, che avrebbe potuto provocarle lo scompenso cardiaco riscontrato. Se a provocarle questo choc fosse stato Sebastiano, lui avrebbe chiamato l’ambulanza per tentare di salvarla».

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Dunque, una morte per cause naturali. E poi qualcuno avrebbe trasportato lì il corpo, lasciandolo in quelle condizioni, per non sentirsi chiamato in causa.

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Un’idea tutt’altro che peregrina, che potrebbe spiegare molte cose. E ancora: «Il corpo di Liliana Resinovich era avvolto da due sacchi attorno alla testa. Quindi, subito ho pensato a un senso di protezione e ho capito che questa vestizione l’ha fatta qualcuno che le voleva bene. In fondo al rettilineo del bosco in cui è stata trovata c’è una scarpata molto ripida, ma non l’hanno buttata giù di là. Io ho letto questa scelta come un altro segnale: se l’avessero gettata giù, l’avrebbero sfigurata e le avrebbero procurato delle fratture, benché fosse già morta. Questo sarebbe stato insopportabile per chi aveva interesse nel farla trovare».

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Quanto alla posizione fetale del cadavere «si giustifica dal fatto che il corpo potrebbe essere stato caricato nel baule di un’automobile. Quando il cadavere è stato tolto da dov’era ed è stato portato nel bosco, a quel punto probabilmente perdeva dei liquidi. Dunque, l’hanno impermeabilizzato per evitare che sporcasse il mezzo o comunque gli interni della macchina su cui è stato trasportato».

I protagonisti del giallo di Liliana Resinovich:

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