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Stefano Tacconi e l’emorragia cerebrale: “Ho dovuto ricominciare a camminare e parlare”

Stefano Tacconi parla per la prima volta in tv della malattia che lo ha colpito: “Ora mi dicono tutti che devono stare attento, l’emorragia può tornare e questo mi fa un po’ paura”

Stefano Tacconi
Stefano Tacconi e il figlio Andrea (Instagram)

Stefano Tacconi parla per la prima volta dell’emorragia cerebrale che lo ha colpito nell’aprile 2022. E dice: «In ospedale sono caduto sette volte. Mi ha aiutato la fede».

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Ospite nel salotto di Verissimo, l’ex portiere bianconero arriva su una carrozzina ed è accompagnato dal figlio Andrea, che gli è sempre stato accanto fino al suo ritorno a casa dopo una lunghissima riabilitazione. Si emoziona fino alle lacrime quando ricorda i momenti più difficili: «Pensavo di essere immortale. Invece dietro l’angolo c’è sempre qualcosa di inaspettato. È capitato a me. Per fortuna, in macchina con me c’era mio figlio Andrea».

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E ricorda il giorno in cui ha rischiato la vita: «Erano un paio di giorni che ero stanco morto. Avevo mal di testa, avevo preso delle semplici pillole, ma non pensavo di certo ad altro. Era il 23 aprile, il giorno del compleanno di mia moglie. Adesso, però, sono qui e questo è quello che conta».

I RICORDI DI ANDREA

Il figlio Andrea aggiunge: «Quella mattina papà era pallido ma pensavo fosse un semplice mal di testa. Scesi dalla macchina, è subito caduto e io l’ho preso al volo. Lui aveva le convulsioni e l’ho girato su un fianco per farlo respirare bene. Ho chiamato subito i soccorsi e per fortuna sono arrivati in 5 minuti. In questi casi il tempismo è tutto».

SONO CADUTO 7 VOLTE

In ospedale è stato tutt’altro che facile. Dice ancora l’ex numero uno della Juventus: «Sono stato un paziente difficile, mi hanno dovuto legare al letto. Ho avuto la tracheotomia e sono stato intubato, non mi muovevo e non parlavo. Quando poi ho iniziato la riabilitazione è stata dura, nonostante io sia un ex atleta ho sofferto. Sono caduto circa sette volte, sia quando ho provato a scendere dal letto, slegandomi, sia dalla carrozzina».

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Ora torna in ospedale due volte a settimana per i controlli e deve proseguire ad allenarsi: «Erano 25 anni che non entravo in palestra. Ho dovuto imparare di nuovo a parlare, a camminare. La mia famiglia mi è stata molto vicina. Ora mi dicono tutti che devono stare attento, l’emorragia può tornare e questo mi fa un po’ paura».

https://youtu.be/vC4RgSZvUac?si=b934RESqqVfIUa-u

L’AIUTO DI PADRE PIO

In tutto questo periodo, confida a Silvia Toffanin «la fede è stata importante. Padre Pio mi ha dato la forza di lottare». In studio arrivano poi i messaggi video di ex colleghi e amici, come Totò Schillaci: «Ciao fratellone Stefano. Sei sempre stato il numero uno, mi manchi, ti voglio bene, un abbraccio». Poi gli auguri di pronta guarigione da Antonio Cabrini e da Walter Zenga: «Ciao “Tacco”. Siamo sempre stati amici-nemici. Volevo dirti “vinci”. Forza amico mio».

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