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L’inquietante storia di Elizaveta, la baronessa che non voleva restare sola

Si dice che Elizaveta soffrisse di “ecofobia” ovvero il terrore di rimanere soli tra le mura domestiche, specie di notte. Così nel suo testamento inserisce una bizzarra nota…

 

Il cimitero di Père-Lachaise sorge su una collina dalla quale si gode la vista mozzafiato di Parigi.

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Qui riposano le spoglie di moltissimi illustri personaggi, tra i quali Maria Callas, Honoré de Balzac, Frédéric Chopin, Eugène Delacroix, Moliere, Oscar Wilde, Jim Morrison, Edith Piaff.
In mezzo al cimitero sorge un mausoleo la cui struttura ricorda un tempio greco.

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Esso ospita, in una bara di vetro, le spoglie della baronessa Elizaveta Alexandrovna Stroganoff, morta a Parigi l’8 aprile del 1818.
La Stroganoff nasce a San Pietroburgo il 5 febbraio 1779 in una aristocratica famiglia russa. A 16 anni sposa Nicolas Demidoff e con lui mette al mondo quattro figli, ma solo due sopravvivono.
Grandi sostenitori di Napoleone nel 1805 i coniugi sono costretti a lasciare Parigi  per via delle tensioni crescenti tra Francia e Russia. Decidono di soggiornare per qualche anno in Italia e nel 1812 tornano in patria, a Mosca. Qui cercando di salvare un matrimonio che sta andando a pezzi. Le loro differenti personalità, lei spumeggiante e lui introverso, non riescono a trovare un punto d’incontro e la coppia si separa nel corso di quell’anno.

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Elizaveta decide di tornare in Francia perché Parigi le è rimasta nel cuore ed è lì che vivrà fino alla morte, quando ha solo 39 anni.
Questa è, riassunta in poche righe, la vita di un’aristocratica che ha avuto un’esistenza tutto sommato tranquilla.
È dopo la sua morte che le cose prendono una piega inquietante, a causa delle voci che cominciano a girare sulle ultime volontà della baronessa.

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elizaveta

Si dice che Elizaveta soffrisse di “ecofobia” ovvero il terrore di rimanere soli tra le mura domestiche, specie di notte, disturbo che può causare violenti attacchi d’ansia e di panico. Così nel suo testamento inserisce una bizzarra nota: vuole che qualcuno tenga compagnia al suo cadavere anche se lo spirito lo ha lasciato per sempre. Per questo, mette a disposizione un milione di dollari a favore di chi accetti di soddisfare tutta una serie di richieste. La notizia viene raccolta dall’inviato a Parigi di un giornale statunitense, che la riferisce in un articolo che verrà letto in tutto il mondo.

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Ecco il testo:

“La principessa giace in una bara di vetro; perciò, tutto il suo corpo è ben visibile. Questa è la causa di tanta paura in quanti finora hanno tentato di guadagnarsi il premio. Il testamento proibisce qualsiasi visita e il candidato deve rimanere da solo per un anno intero prima di vincere il milione. Non si può lavorare, libri e riviste sono permessi ma la lettura dovrà avvenire solo alla luce del lumino funebre collocato alla testa del feretro. I pasti saranno regolarmente portati da un servitore e lasciati all’esterno del mausoleo. È permessa una passeggiata di un’ora, ma questa deve avvenire prima delle cinque del mattino in estate e dopo le otto nei mesi invernali, e rigorosamente all’interno del camposanto. Per il fatto che la passeggiata debba avvenire sempre quando fuori è buio prima, e dopo il tramonto quando il cimitero è chiuso al pubblico, sembra pensato intenzionalmente per impedire al “guardiano” di godere di qualche ora di pieno sole, ristorando mente e corpo, o di scambiare quattro chiacchiere con i visitatori.

È anche proibito parlare con il servo che porta da mangiare e consegna o ritira il secchio nel quale deve arrangiarsi a fare i bisogni. Il fatto più macabro, se non bastasse il resto, è che l’interno del mausoleo pare sia tappezzato di specchi, così che il custode, anche guardando altrove, sia sempre costretto a vedere la bara di vetro e il corpo della baronessa.”

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Molti francesi inizialmente sospettano una burla, ma l’articolo è troppo dettagliato per poterlo pensare. La posta della municipalità di Parigi viene letteralmente inondata di richieste, provenienti da tutto il mondo, per provare a intascare il milione. In tanti scrivono per informarsi sull’autenticità della clausola, o del testamento stesso, ma mancano risposte chiare in tal senso.

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Comunque, deve esserci qualcosa di vero perché a molti aspiranti milionari viene concesso di entrare nel mausoleo per sostenere la sfida, impegnativa per la sanità mentale di chiunque.
La media di resistenza all’interno della struttura è due settimane.

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La maggior parte dei candidati già dopo un paio di giorni comincia a dar pugni alla porta chiedendo istericamente per farsi aprire. Le testimonianze di chi ha tentato l’impresa si sprecano. Qualcuno sostiene di aver sentito o visto cose ultraterrene, ed è convinto che il mausoleo sia un portale verso l’inferno.

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Un uomo non si è più ripreso ed è impazzito completamente, un altro è deceduto dopo un attacco di cuore. Un altro ancora è stato trovato pieno di graffi e lividi dal servo sulla soglia del mausoleo. Chi non ha avuto allucinazioni visive o uditive sottolinea che quel luogo assorbe in breve tempo la forza vitale dei vivi, un po’ come fanno i vampiri.

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Già, i vampiri. Questa osservazione fa nascere la leggenda che la baronessa sia una vampira sui generis, che si nutre non del sangue ma dell’essenza dei viventi, succhiando la loro forza vitale. I numerosi simboli presenti alla base del monumento fanno ancora discutere. Soprattutto il “nodo di Ercole”, simbolo di forza, impegno immortale e unione tra il divino e l’umano, visto anche come segno di fusione tra la vita e la morte, ovvero della continuità dell’esistenza dopo il trapasso, come accade ai cosiddetti “non morti”, i vampiri appunto.

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La stessa data di morte della baronessa è di interesse vampiresco, contenendo tre otto consecutivi.  Secondo alcuni l’888 è per i vampiri come il 666 per il diavolo.
L’ultimo tentativo per conquistare il milione risale, a quanto pare, al 1984.
Sul web si trova la notizia che il premio sarebbe tuttora custodito in uno studio notarile, anche se le autorità parigine hanno da tempo deciso di vietare a chiunque l’accesso al mausoleo, sigillando nell’entrata.

La strana clausola nel testamento è una sorta di fake news sfuggita di mano oppure la baronessa aveva davvero paura di risvegliarsi in una tomba?
All’epoca della sua morte si cominciavano a comprendere alcuni stati fisici come il coma, che rendono possibile a una persona di apparire morta, venir sepolta e risvegliarsi sotto terra.

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Forse il guardiano addetto alla sorveglianza del corpo della baronessa aveva lo scopo di controllare che fosse effettivamente trapassata.
Ancora oggi chi sosta accanto a questo imponente mausoleo funebre riferisce di provare un improvviso e profondo senso di desolazione, vuoto interiore e spossatezza, non solo a causa del luogo.

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Si tratta di un reale malessere fisico, o di auto-suggestione?
Difficile scindere il sensazionalismo giornalistico da qualcosa di più sinistro.
Che la baronessa riposi o meno in una bara di vetro, e che si prenda l’energia di coloro che si fermano davanti al mausoleo fa discutere ancora oggi.
Una cosa è certa: la mole di visitatori giornalieri garantisce alla defunta Elizaveta Alexandrovna Stroganoff la tanto agognata compagnia.

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Paola Mizar Paini
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Paola Mizar Paini

La biografia di una persona, proprio per sua natura può essere meno fedele alla realtà e presentarsi dunque più o meno romanzata e, perciò sono in dubbio se raccontare di una vita ricca e avventurosa o limitarmi a raccontare qualche dettaglio insignificante, come ad esempio il fatto che a Marcignago, il 28 novembre, (l’anno nemmeno sotto tortura) quando nacqui, non emisi nemmeno un vagito… forse per non disturbare visto che la mia mamma fece molta fatica a partorirmi. Respiravo così piano, ma così piano che la levatrice (a quei tempi si partoriva in casa) pensò fossi morta. Ma morta morta! Così mi misero in un angolo del letto, avvolta in un lenzuolino e per un po' si dimenticarono di me. Come si accorsero dell’errore? Ebbene, ci sarebbe un proseguo, ma quella è un’altra storia. Mi definisco una vecchia ragazza perché non ho mai smesso di scoprire cose nuove, soprattutto su me stessa. Sono mamma di tre figli: due maschi e una femmina e ho tre nipoti. Vivo ad Alagna, in provincia di Pavia e lavoro come assistente al traffico per Milanoserravalle. E questo è tutto quello che riguarda la mia interessantissima vita privata. Sono da sempre lettrice per bisogno, e scrittrice…per caso grazie all’incontro fortuito con Carlo Frilli, il mio editore, che non smetterò mai di ringraziare per aver creduto in me come autrice. Con la casa Editrice F.lli Frilli Editori ho pubblicato nel 2017 il noir: Angeli Innocenti. Nel 2018 il noir: La Casa delle ombre, premiato con la “menzione speciale” al premio nazionale “La Provincia in Giallo”. Nel 2018 un’antologia di racconti dal titolo: Dieci storie a mezzanotte. Nel 2020 ho scritto a quattro mani, con l’autore Pieremilio Castoldi, il thriller: Emily.Cronache dal passato, e molti dei miei racconti sono stati inseriti in varie antologie. Mi appassiona tutto ciò che è misterioso, adottando nuovi punti di vista su fatti che accadono intorno a noi a cui non riusciamo a trovare una spiegazione. Tengo a precisare che sono concreta e obbiettiva, ma una cosa non esclude l’altra. Amo molto visitare luoghi abbandonati, i cosidetti “paesi fantasma” e adoro le leggende perché contengono spesso l’origine di una vicenda, o più spesso la separazione tra fantasia, un rifugio indispensabile e perfetto per sopravvivere, e realtà, minacciosa e intrusiva. Miti, leggende, fiabe. Come poter sopravvivere senza esse?

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