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Lorenzo Bozano, il giallo del “biondino” condannato fra lacune e omissioni

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Lorenzo Bozano fu condannato, ma si dichiarò sempre innocente del sequestro e del delitto di Milena Sutter.

Tutto cominciò nel maggio 1971, quando una 13enne venne rapita nel tragitto da scuola a casa – Alla famiglia fu chiesto un riscatto di 50 milioni di lire, mai pagato – Due settimane dopo, la ragazza fu ritrovata cadavere

Sull’allora 25enne Bozano, arrestato per l’omicidio, gravavano 23 indizi e nessuna prova, ma venne condannato all’ergastolo.

È morto in semilibertà, nel 2021, per un malore mentre faceva un bagno in mare

lorenzo bozano

Porto Azzurro (Livorno) – Un malore durante il bagno nel braccio di mare antistante la spiaggia di Bagnaia, all’Isola d’Elba, è costato la vita al 76enne Lorenzo Bozano, ergastolano in regime di semilibertà. Nel marzo 1976 era stato condannato all’ergastolo quale autore del rapimento e dell’omicidio di Milena Sutter, la 13enne figlia dell’imprenditore Arturo Sutter. Milena, allieva di terza media all’allora “Scuola Svizzera” di Genova, fu prelevata durante il tragitto dall’istituto a casa, fra le ore 17.00 e le ore 17.30 di giovedì 6 maggio 1971.

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Nella mattinata di venerdì 7 maggio, una telefonata con una richiesta di un riscatto pari a 50 milioni di lire, giunse alla famiglia di Milena, dopo di che non ci fu nessun altro contatto.

lorenzo bozano

Quel che restava del cadavere della 13enne affiorò due settimane più tardi, giovedì 20 maggio, a circa 300 metri dalla riva di Quarto dei Mille, un quartiere del capoluogo ligure; l’identificazione del corpo, che presumibilmente era stato prima sepolto nella terra, poi disseppellito e infine gettato in acqua con l’aggravio di alcuni pesi, fu eseguito grazie a una medaglietta con inciso il nome della ragazza (regalata dalla madre alcuni anni prima), e da un braccialetto che portava a un polso.

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L’autopsia stabilì che la ragazza fu uccisa dopo un’ora o poco più dall’incontro fatale con il suo sequestratore.

lorenzo bozano

Lorenzo Bozano: un processo indiziario

Un’ora e mezzo dopo il responso del medico legale, Lorenzo Bozano – imparentato con la famiglia degli armatori Costa, proprietari di Costa Crociere – fu arrestato, a casa della madre a Genova. Già nei giorni antecedenti le indagini si stavano concentrando su di lui.

Diversi testimoni avevano riferito di aver visto in prossimità della villa della famiglia Sutter e nelle immediate vicinanze della Scuola Svizzera un “biondino” al volante di una spider rossa e Bozano girava abitualmente con una Alfa Romeo Giulietta Spider di quel colore, e inoltre aveva la passione per le immersioni subacquee.

Il 25enne non seppe fornire un alibi per le ore del rapimento, inoltre il padre lo considerava uno psicopatico, tant’è che lo aveva denunciato alla Procura dei minorenni di Genova, nel 1965, dicendo che era capace di qualsiasi delitto. Secondo il padre, Lorenzo era un cinico, un bugiardo, un ladro e aveva una forte pulsione sessuale.

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Alcuni testimoni riferirono che nei giorni precedenti il delitto, Bozano aveva accennato all’idea di compiere un sequestro, ma egli affermò sempre che stava parlando del rapimento di Sergio Gadolla, avvenuto a opera del Gruppo XXII Ottobre, nell’ottobre 1970.

A suo carico vennero trovati ventitré indizi, ma nessuna prova di colpevolezza, tanto che nel 1973 venne assolto in primo grado per insufficienza di prove; poi, nel 1975 venne condannato all’ergastolo con l’imputazione di rapimento a scopo di estorsione, omicidio e soppressione di cadavere; condanna confermata dalla Corte di cassazione nel 1976.

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Difficile estradizione

Ma Bozano vide le sbarre di un carcere italiano soltanto nell’autunno 1979, perché nel frattempo era fuggito in Francia e da lì in Africa (con tappe in Senegal e in Costa d’Avorio, al fianco della moglie Eleonora Guerrini, sposata nel 1973 e che si sarebbe separata nel 1986), e da lì ancora in Francia.

Il suo arresto, nei pressi di Limoges, fu conseguenza di una mera disattenzione da parte del “biondino”, i cui documenti (falsi) finirono in mano a un poliziotto che lo aveva fermato durante un normale controllo stradale e gli stava contestando il mancato utilizzo della cintura di sicurezza.

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Le autorità italiane formularono istanza per l’estradizione che, per contro, i magistrati della Corte di appello a Limoges non vollero concedere, tanto che l’uomo tornò per breve tempo in libertà; finché, da Parigi giunse poi l’ordine di espulsione verso la Svizzera, di fatto con una decisione amministrativa che scavalcava quella decisione giudiziaria.

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Alla frontiera, il condannato fu preso in carico da agenti della Polcantonale ginevrina e, dopo un’altra richiesta di estradizione, consegnato a una frontiera con l’Italia, a dispetto delle azioni legali intentate dai suoi avvocati.

Cesare Guccione per Cronaca Vera

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