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Jeffrey Dahmer, la vera storia del cannibale che terrorizzò la città di Happy Days (PRIMA PARTE)

Grande successo di pubblico per una serie in dieci episodi proposta da Netflix che narra la vita di Jeffrey Dahmer, il serial killer cannibale. Ma qual è la sua vera storia?

Nato nel 1960, tra il 1978 e il 1991 fu responsabile di 17 omicidi compiuti con metodi particolarmente cruenti e comprensivi di violenza sessuale, necrofilia e squartamento: una pulsione irrefrenabile lo spingeva a uccidere.

Alcolista fin da adolescente e morbosamente appassionato di animali morti fin da bambino, sceglieva le sue vittime nei bar per gay o nei bagni per uomini e le adescava con false promesse

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Milwaukee (Wisconsin, Usa) – Jeffrey Lionel Dahmer, noto come Jeff, nasce a Milwaukee, Wisconsin, il 21 maggio 1960. I suoi genitori sono Lionel Herbert Dahmer (analista chimico), e Joyce Dahmer Annette (dattilografa). A detta di tutti, Jeffrey ha avuto un’infanzia normale, anche se crescendo diventa sempre più introverso e inizia a trascorrere del tempo in un cimitero di animali che si è costruito da solo e dove seppellisce gli animali vittime della strada.

 

Inizia a bere birra da adolescente e al liceo è già un alcolizzato in piena regola, ma non ha mai fatto uso di droghe. Nel 1977, mentre frequenta la Ohio State University – prima di abbandonare gli studi a causa del bere –, i suoi genitori divorziano.

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Il 6 giugno 1978, Jeff commette il suo primo omicidio: mentre vive da solo nella casa di famiglia, invita un autostoppista 18enne di nome Steven Mark Hicks per bere con lui. Dopo diverse ore di bevute, quando Hicks fa cenno di volersene andare, Dahmer lo colpisce con un manubrio di 4,5 chili e poi lo soffoca. Quindi gli toglie i vestiti e si masturba sopra il cadavere, che poi fa a pezzi e scioglie – in parte – nell’acido e seppellisce il resto nel bosco dietro casa.

Qualche tempo dopo, il padre lo costringe ad arruolarsi nell’esercito; Dahmer viene addestrato come medico e mandato prima in Texas, poi nella Germania Ovest, dove dopo due anni – nel 1981 – viene congedato a causa del suo abituale alcolismo. Ormai 21enne fa ritorno a casa, dove continua imperterrito a bere, tanto che non passa che qualche mese prima di un suo arresto per ubriachezza molesta.

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Le fantasie malate di Dahmer

È il 1981 quando il padre lo manda a vivere a casa della nonna – l’unico membro della famiglia per cui Jeff mostra affetto –, sperando che sotto la sua influenza il ragazzo smettesse di bere, trovasse un lavoro e iniziasse a vivere in modo responsabile.

Inizialmente, tutto sembra andare nel migliore dei modi, anche se per tutto il tempo continua a coltivare la passione di sciogliere nell’acido scoiattoli morti; ma poi viene licenziato dal lavoro che aveva trovato e non fa che spendere i pochi soldi che gli da la nonna in alcolici e sigarette.

 

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Nel 1985, mentre è seduto a leggere nella Biblioteca pubblica, un ragazzo gli propone di fare sesso con lui; Dahmer non accetta, ma quell’evento risveglia in lui le sue fantasie di dominio e sopraffazione, portandolo a frequentare sempre più spesso i bar gay della città e i bagni degli uomini.

Il 20 settembre 1987, in uno di questi locali incontra il 25enne Steven Tuomi, e dopo aver consumato insieme consistenti quantità di alcolici, lo uccide in una stanza di albergo e chiude il cadavere in una valigia per portarlo nella cantina della casa di sua nonna, dove ha dei rapporti sessuali con il suo cadavere, prima di smembrarlo e gettarlo tra i rifiuti.

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Sette mesi dopo uccide Jamie Doxtator, un 14enne che frequentava i locali gay in cerca di una relazione: gli offre 50 dollari per posare in foto nudo, poi lo strangola in cantina e ne getta i resti nella spazzatura.

Il 24 marzo 1988 tocca a Richard Guerrero, un bisessuale di 22 anni, anch’egli incontrato in un bar gay: prima lo droga con una massiccia dose di sonniferi e poi lo soffoca e si sbarazza del corpo.

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Un macabro crescendo

Nel settembre 1988 la nonna lo caccia da casa a causa dei continui rumori molesti e dei terribili odori provenienti dalla cantina, e Jeff si trasferisce in un appartamento di Milwaukee vicino alla fabbrica di cioccolata in cui lavorava.

Quello stesso mese adesca Somsak Sinthasomphone, un 13enne laotiano, promettendogli dei soldi per un servizio fotografico, ma la vittima designata riesce a fuggire e a denunciare l’aggressore.

 

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Dahmer è arrestato con l’accusa di violenza sessuale e condannato a dieci mesi di ospedale psichiatrico. In seguito torna a vivere a casa della nonna, e torna a uccidere. La nuova vittima è Anthony Sears, incontrato in un circolo gay: drogato, strangolato e in seguito violentato.

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Il 14 maggio 1990 lascia la casa della nonna per un appartamento a nord di Milwaukee, portando con sé la testa mummificata e i genitali di Sears. Da allora intensificherà la propria attività omicida uccidendo dodici persone in poco più di un anno.

(Continua qui)

Cesare Guccione per Cronaca Vera

Cronaca Vera

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