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Il Ponte sullo Stretto di Messina: la più grande macchina da soldi italiana

L’unico a farlo, racconta la leggenda, fu Lucio Cecilio Metello, usando botti sull’acqua con parapetti in legno per far passare da Messina a Reggio Calabria 104 elefanti. Mancavano 250 anni alla nascita di Cristo. Pochi mesi dopo, il Ponte sullo Stretto galleggiante fu spazzato via dal mare.

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Carlo Magno, di fronte all’ipotesi di sfidare le correnti, lasciò perdere. Ruggero II, re di Sicilia, anno 1140, aveva già capito come fosse impossibile realizzarlo. Settecento anni più tardi, Ferdinando di Borbone si accorse che sarebbe costato troppo. Ma il 15 maggio 1864 sul “Monitore ferroviario” compare un trafiletto: «Corre voce che la Società delle Ferrovie V.E. sia per intraprendere i lavori di un gigantesco ponte sullo Stretto di Messina».

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L’Italia non è ancora fatta del tutto, ma l’idea lascia sognare persone come l’ingegner Carlo Navone, che nel 1870 presenta un progetto per un tunnel sottomarino tra Villa San Giovanni e Ganzirri. Altri ingegneri ipotizzano, più avanti, un ponte sospeso. Tutto bello, ma non se ne fa nulla. Il terremoto di Messina del 1908 suggerisce poi che sia meglio lasciar perdere: sono zone altamente sismiche. Poi, qualcuno deve aver partorito un’idea: un conto è realizzarlo. Un altro è immaginarlo: così il ponte non si costruisce, ma cominciano a piovere progetti. E i progetti costano. Nel 1955 uno studio conclude che i fondali rendano troppo complessa l’opera. Chiaro?

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Quando mai. Pronti, via, e i principali costruttori italiani assicurano di poterlo mettere in piedi. Mano al portafogli dei Lavori Pubblici e promessa solenne: inaugurazione il 30 giugno 1960. Sicuro. Nove anni dopo, 1969, l’Anas promuove il «concorso di idee per l’attraversamento dello Stretto di Messina». Piani d’avanguardia, nuove idee e tanti soldi, ma si continua ad usare il traghetto. Nel 1981 nasce la società Stretto di Messina, a capitale pubblico. Passano quattro anni e il ministro Claudio Signorile annuncia solennemente: «Nel 1988 ci sarà la posa della prima pietra e nel 1996 la fine dei lavori dal costo di cinquemila miliardi». A posto così.

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Il ponte ovviamente non c’è. In compenso, nel 2000 l’Ansa fa i conti: tra il 1981 e il 1997 sono stati spesi, solo per ipotizzarlo, 135 miliardi di lire. E non c’è manco un pilone. Evidentemente è ancora poco. L’anno successivo arriva dunque un nuovo preventivo: servono 9400 miliardi di lire per il Ponte sullo Stretto, che somiglia sempre più all’albero degli zecchini d’oro di Pinocchio. Nel 2004 il progetto definitivo (si fa per dire): 3300 metri di campata centrale, 3666 metri in tutto, sei corsie stradali e due binari. E il costo ora si calcola in euro: 4,6 miliardi. Ma tutto resta fermo. Altro giro, altri piani, altra corsa. Anno 2008. Il presidente dell’Anas Pietro Ciucci prevede l’inaugurazione per il 2016: «Rispettare i tempi previsti è un obiettivo impegnativo, ma possibile anche grazie a tutto il lavoro svolto in precedenza». Come no.

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I miliardi per realizzarlo sono intanto diventati 6. Con l’austerity Mario Monti manda finalmente in soffitta sogni e soldi buttati per gli studi. Chissà, magari qualcuno comincerà a pensare ai treni, che da quelle parti vanno a passo d’uomo. Invece no. Matteo Salvini lo resuscita. Certo, ora costa il 60% in più rispetto al 2012. Siamo a circa 15 miliardi. Ma, cascasse il mondo, dopo i fiumi di denaro che saranno spesi, stavolta Reggio Calabria sarà prestissimo unita a Messina. Garantito.

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