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Andrei Chikatilo, il comunista che mangiava i bambini

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Andrei Chikatilo, ovvero il mostro di Rostov: il serial killer più feroce dell’Urss e per molti il più feroce della storia criminale.

Ha ammesso di aver ucciso 56 persone nella Russia degli anni 70 e 80, soprattutto bambini e adolescenti di entrambi i sessi, che aggrediva sessualmente prima di ucciderli e mangiarne i resti.

Fu giustiziato nel 1994. Disse al boia: «Non farmi saltare il cervello, i giapponesi vogliono comprarlo!»

Andrei Chikatilo

Yabluchne (Ucraina)- Andrei Romanovich Chikatilo nasce il 16 ottobre 1936, nell’allora parte ucraina dell’Unione Sovietica. Entrambi i suoi genitori erano braccianti agricoli che condividono con lui una baracca composta da un’unica stanza, costringendolo a condividere il letto con loro. Andrei bagna spesso il letto, e ogni volta viene picchiato dalla madre.

Più tardi si scoprirà che era nato con un danno cerebrale che influiva sulla sua capacità di controllare le emissioni seminali e vescicali. La sua infanzia è segnata dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale, ma anche dagli atti di cannibalismo conseguenza del freddo e dalla fame che attanagliano le campagne. L’imbarazzo sociale di Andrei peggiora durante l’adolescenza, quando scopre di soffrire di impotenza cronica.

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Goffo e introverso, è un bravo studente, anche se non riesce a superare l’esame di ammissione all’Università statale di Mosca. Dopo aver terminato il servizio militare obbligatorio, nel 1960, diventa ingegnere telefonico. Nel 1963 sposa una donna che le sarebbe stata presentata dalla sorella, e sebbene con una vita sessuale ai minimi termini, i due concepiscono un figlio e una figlia.

Andrei Chikatilo

Nel 1971 Chikatilo si laurea in lettere con un corso per corrispondenza e ottiene un posto di insegnante in una scuola locale. A un certo punto viene accusato di molestie su minori, ma riesce ugualmente a mantenere quel lavoro per quasi dieci anni.

Nel 1978 accetta una nuova posizione, in una città a 75 km dal capoluogo Rostov. Mentre vive lì da solo – in attesa dell’arrivo della sua famiglia – inizia ad avere fantasie pedofile e a spiare i bambini per strada.

Andrei Chikatilo, una belva feroce

Il 21 dicembre dello stesso anno (poco dopo la morte di sua madre Anna), Yelena Zabotnova di 9 anni viene ritrovata pugnalata a morte nel bosco. Andrei viene accusato del delitto solo per il fatto di essere stato visto con lei, ma poiché un altro uomo confessa – sotto tortura – di essere l’assassino, non perde la sua libertà e può ancora uccidere.

Nei successivi dodici anni, Chikatilo commette oltre 50 delitti, e sebbene le notizie di crimini quali l’omicidio seriale e lo stupro non vengano comunicate dalle autorità sovietiche ai giornali e agli altri media controllati dallo Stato, i racconti delle sue macabre imprese iniziano comunque a circolare; tra le tante voci c’è anche quella che le vittime sarebbero state uccise e mutilate da un lupo mannaro.

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Chikatilo prendeva di mira bambini e adolescenti di entrambi i sessi, ma anche donne entro la mezza età. Di solito si avvicinava a loro alle stazioni dei treni o degli autobus, usando un semplice stratagemma, come promettere denaro, droghe, alcol o (nel caso di bambini) giocattoli e caramelle. Poi li attirava nella foresta più vicina, li legava e li pugnalava a morte.

Spesso li mutilava, per esempio cavandogli gli occhi – perché credeva che contenessero un’istantanea dell’ultima cosa che vedevano, ovvero il loro assassino –, o sventrandogli lo stomaco, masticandone il naso e tagliando lingue e genitali.

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Andrei Chikatilo

Non abbastanza pazzo

A volte, riempie la bocca delle sue vittime con fango e foglie per attutire le loro urla, quindi cannibalizzava i loro resti e talvolta beveva il loro sangue.

Nel settembre 1984 è arrestato dopo aver adescato alcune prostitute alla stazione degli autobus di Rostov. Con sé ha una valigetta contenente un coltello da cucina, un asciugamano, una corda e un barattolo di vaselina. Il suo gruppo sanguigno non risulta però corrispondere allo sperma trovato sulle vittime, e così viene rilasciato. Questo accadimento non è mai stato completamente spiegato ed è ritenuto il risultato di un errore materiale. Altre fonti, invece, affermano che a causa della sua patologia il suo gruppo sanguigno non poteva essere determinabile dal suo sperma.

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Il 14 novembre 1990, Chikatilo viene nuovamente fermato e interrogato nei pressi dall’area in cui era stata trovata la sua ultima vittima, Svetlana Korostik. Nelle due settimane successive confessa ben 57 omicidi, ma gli inquirenti gliene attribuiscono soltanto 36, e lo rinviano a giudizio.

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Sebbene la difesa cerchi di attestare che sia pazzo, un gruppo di psichiatri nominati dal tribunale non si dice d’accordo e il 14 ottobre 1992 Chikatilo venne dichiarato colpevole di 21 maschi e 31 femmine. Il 14 febbraio 1994 fu giustiziato con un colpo alla testa.

C’è chi dice che le sue ultime parole sarebbero state: «Non farmi saltare il cervello, i giapponesi vogliono comprarlo!».

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Cesare Guccione per Cronaca Vera

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