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Alessandra Matteuzzi, parla il perito del tribunale: “Ecco perché Padovani è sano di mente”

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A Cronaca Vera parla il neuropsicologo dell’Università di Padova Giuseppe Sartori, tra gli autori della perizia svolta su Giovanni Padovani, autore dell’omicidio di Alessandra Matteuzzi

Il 27enne uccise la donna a colpi di martello, calci e pugni. Ma per i tre periti non era affatto pazzo

giuseppe sartori

BOLOGNA- Giovanni Padovani era sano di mente quando uccise a martellate, calci e pugni l’ex Alessandra Matteuzzi la sera del 23 agosto 2022. Lo ha stabilito una perizia che la Corte d’Assise di Bologna ha affidato alla perizia di Pietro Pietrini, Giuseppe Sartori e Cristina Scarpazza, chiamati poi a confrontarsi con i numerosi consulenti di parte in aula. Il delitto scosse profondamente l’opinione pubblica e ora si sta celebrando il processo al giovane assassino.

ALESSANDRA MATTEUZZI, LA PERIZIA SU PADOVANI

Gli esperti della Corte d’Assise hanno escluso che Padovani fosse affetto da qualche forma di piscopatologia. Ma il problema principale che hanno dovuto affrontare è che durante la permanenza in carcere, dopo un periodo di assenza di sintomi, sono stati segnalati sintomi psicopatologici. A questo riguardo sono stati raccolti dati conflittuali, da una parte vi sono stati dei rilievi interpretati come significativi dal punto di vista clinico,  dall’altra parte sono state raccolte evidenze psicometriche indicative di sintomi a bassa credibilità. La loro posizione si è scontrata in aula con quella dei periti della difesa guidati dal professor Alessandro Meluzzi, i quali hanno invece enfatizzato come il Padovani presentasse una variegata e marcata psicopatologia. Abbiamo parlato in proposito con uno dei tre periti, il professor Giuseppe Sartori, ordinario di neuropsicologia all’Università di Padova.

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Alessandra Matteuzzi

Secondo la consulenza della difesa, Padovani soffriva di un disturbo delirante. Quali sono gli elementi chiave che vi hanno fatto concludere che invece fosse lucido e consapevole?

C’è da ricordare che il perito nella formulazione della sua valutazione non si basa solamente su quello che raccoglie dal colloquio clinico, dai test e dagli esami strumentali ma deve sempre tenere in considerazione anche gli elementi di indagine. Questi elementi di indagine hanno mostrato come il Padovani fosse in grado di controllare la sua azione durante le fasi precedenti  l’omicidio.

Leggo che Padovani si è rifiutato di fare colloqui. Attraverso quali test è stata realizzata la perizia?

Il Padovani ha fatto alcuni colloqui con il collegio peritale ma successivamente si è rifiutato di condurre a termine altre sessioni di colloqui e di test. Si è inoltre rifiutato di sottoporsi all’esame della Risonanza Magnetica cerebrale che avrebbe potuto certamente fornire ulteriori dati utili all’inquadramento. I periti avendo già fatto dei colloqui clinici e dei test hanno ritenuto di avere dati sufficienti per esprimere un parere.

Da cosa si evince che Padovani abbia simulato i sintomi “psicopatologici e neurocognitivi” ?

Prima cosa dobbiamo tener presente che i sintomi di cui stiamo parlando e sui quali la difesa ha messo l’accento sono sintomi che sono comparsi molti mesi dopo la carcerazione e dei quali non c’è traccia prima del’omicidio. Passando alla questione della genuinità dei sintomi, più che di simulazione vera e propria è più corretto parlare di sintomi a bassa credibilità. A questa conclusione siamo arrivati sulla base di appositi test psicometrici che sono stati effettuati durante la permanenza in carcere dai medici e psicologi oltre ad alcuni test neuropsicologici da noi stessi somministrati quando il Padovani si era dimostrato collaborante. L’identificazione dei sintomi a bassa credibilità è una questione molto delicata nelle perizie penali. Ogni periziando ha infatti un interesse a “calcare la mano” descrivendo i sintomi più marcati di quello che sono. L’identificazione dei sintomi a bassa credibilità non è possibile tramite il tradizionale colloquio clinico, per questo motivo sono stati sviluppati dei veri e propri test diagnostici che sono molto accurati nel  valutare il tasso di credibilità dei sintomi.  Alcuni di questi test sono stati somministrati ed è sulla base di questi che abbiamo concluso che il Padovani durante la carcerazione presentava sintomi la cui rilevanza clinica era incerta.

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