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Il delitto di Avetrana, lo strano caso di una condanna dovuta a presunti sogni e ricordi incerti

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Continua su Fronte del Blog la controinchiesta di Rino Casazza sul delitto di Avetrana, cui il giallista ha dedicato vari video, interviste e un libro

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Nel recente libro IL DELITTO DI AVETRANA – Perché Sabrina Misseri e Cosima Serrano sono innocenti” (GUARDA) ho affrontato gli aspetti decisivi dell’inchiesta.
Vorrei soffermarmi sul ruolo che in questo caso hanno avuto i ricordi.
Un ruolo decisivo, aggiungo subito, perché mancando prove  oggettive, dirette, su come è stato commesso il delitto, nonché testimonianze oculari dello stesso, la condanna di Sabrina Misseri e di sua madre, Cosima Serrano, si basa tutta su testimonianze indirette dell’evento omicida.

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Da Cronaca Vera

Ad una categoria a parte appartengono le dichiarazioni, alternativamente col carattere della confessione o della testimonianza, del padre e marito delle due ree, Michele Misseri.
Esse, infatti, sono prove dirette in quanto fanno direttamente luce sulle responsabilità del crimine.

Le metteremo sullo stesso piano delle testimonianze indirette perché, come vedremo, le accomuna un tratto caratteristico di tutte le rievocazioni soggettive di avvenimenti passati, ovvero l’incertezza e l’imprecisione dovute, appunto, alla loro soggettività.

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Da Cronaca Vera

LE TESTIMONIANZE SUL DELITTO DI AVETRANA

La sentenza definitiva sul delitto di Avetrana colloca l’uscita di casa della vittima, la quindicenne Sarah Scazzi, una decina di minuti almeno prima delle ore 14 del 26 agosto 2010. Questa datazione si fonda sulle testimonianze dei famigliari della ragazzina presenti in casa: padre, madre e domestica. C’è poi la conferma da parte di un vicino di casa, Alfonso Petarra, che dichiara di aver notato Sarah passare davanti alla sua abitazione, posta sul tragitto tra casa Scazzi e quella dei Misseri, dove la ragazza era diretta, prima delle ore 14.

Anche due fidanzati, Fedele Giangrande e Giusy Nardelli, che transitavano in auto nei paraggi, testimoniano di aver visto Sarah percorrere il marciapiede alla volta della casa degli zii più o meno alla stessa ora.

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Tutte queste persone forniscono la loro versione a distanza di parecchi mesi da quel giorno di agosto. E’ notorio, per esperienza comune, confermata dagli studi sperimentali sui meccanismi  della memoria umana, che i margini di errore nell’attribuire un orario esatto a fatti accadutici anche molto recentemente – mettiamo una settimana prima – sono ampi. Tanto più, come in questo caso, che l’intervallo sensibile è particolarmente breve, circa una mezz’ora.

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Da Cronaca Vera

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È infatti certo che quando scatta l’allarme per la scomparsa di Sarah Scazzi, assente all’appuntamento con la cugina, Sabrina Misseri, e una sua amica, Mariangela Spagnoletti,  erano le 14.40 circa del 26 agosto. Lo dimostrano gli scambi di messaggi, temporizzati, tra Sabrina e Mariangela sui loro cellulari. Per poter incriminare Sabrina Misseri per l’omicidio della cugina, bisogna darle il tempo di commettere il delitto prima che Mariangela Spagnoletti arrivi sotto casa sulla sua auto. Senza dubbio mezz’ora può bastare.

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E’ vero che nel naturale svisamento nella percezione dei fatti dopo molti mesi che sono accaduti è facile sbagliare l’orario dell’ uscita di casa di Sarah di quel quarto d’ora, venti minuti che farebbero la differenza tra la sua innocenza o colpevolezza ma, tenuto conto che a ricordarlo sono più persone,  l’orario potrebbe essere quello giusto.

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Da Cronaca Vera

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C’è  però un ma. La madre di Sarah, quando è andata a denunciare ai carabinieri la scomparsa della figlia, nel pomeriggio di quello stesso giorno, e dunque a ricordo  ancora fresco, ha indicato l’orario di uscita di Sara pressappoco alle 14.30. Anche i due fidanzati citati, in un’intervista registrata da una televisione qualche giorno dopo, si dichiaravano sicuri che, nel momento in cui avevano incrociato la ragazzina per strada, il telefono digitale della loro auto segnava le 14.30.

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Sia la signora Scazzi che Fedele Giangrande e Giusi Nardelli, risentiti  dagli inquirenti dopo che, a distanza di qualche mese, era emersa la testimonianza di Alfonso Petarra, si convincono di essersi sbagliati, e che ad aver ragione sul vero orario di uscita di casa di Sarah fosse il nuovo testimone. Tutto possibile, naturalmente. Senonché anche Petarra era stato già sentito nell’immediatezza della scomparsa di Sarah, ed aveva addirittura antedatato il passaggio della ragazzina davanti a casa sua alle 12.30.

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Il fatto è che, quel giorno, Sara aveva fatto avanti e indietro per quella via parecchie volte a orari diversi, e il signor Petarra si era confuso finché, concentrandosi nel ricordare, aveva indicato quello che secondo lui era l’orario esatto. Tuttavia, ancora una volta, entrano in gioco i cellulari. I tabulati telefonici indicano che alle 14.25 Sabrina aveva inviato un messaggio a Sarah per avvertirla che stavano aspettandola a casa Misseri per partire alla volta del mare, e Sarah aveva risposto con uno squillo di aver recepito alle 14.28.

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Quindi, Sarah deve essere uscita di casa dopo questo orario, cosicché ritorna valida la prima testimonianza della signora Scazzi e di Giangrande/Nardelli, anche perché  i famigliari di Sarah sono concordi: la ragazzina ha salutato tutti informandoli di aver appena ricevuto l’atteso messaggio di conferma della gita da parte della cugina.

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Da Cronaca Vera

Credo che tutta questa vicenda sia la miglior dimostrazione che non ci si può fidare dei ricordi dei testimoni. L’errore è sempre in agguato, né si può farne una colpa agli interessati, o sospettare che siano in mala fede nel distorcere la loro rievocazione. Come si può superare, allora, la fallacia della nostra memoria ? E’ molto semplice: cercando, laddove possibile, una conferma  oggettiva.  In questo caso , fortunatamente, esisteva: il tempo automaticamente rilevato dai tabulati telefonici.

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roberta sacchi
Roberta Sacchi, i suoi dubbi sul delitto di Avetrana sono oggi rilanciati dal libro di Rino Casazza. Clicca sulla copertina e vai all’inchiesta

IL CAPOSALDO DELLA CONDANNA

Il più solido caposaldo della condanna di Sabrina Misseri e Cosima Serrano sta nella testimonianza oculare, anch’essa emersa parecchi mesi dopo il ritrovamento del cadavere di Sarah, su una circostanza provante che, alle 14.15 circa, dunque in accordo con l’uscita di casa di Sarah prima delle 14, avevano tenuto , in una via di Avetrana, un comportamento aggressivo e malevolo nei confronti della ragazza.
Si tratta di quello che i conoscitori del caso chiamano “il sogno del fioraio”.

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Il  testimone che riferisce l’episodio, Giovanni Buccolieri, titolare di un negozio di fiori in Avetrana, non è mai stato sicuro di aver veramente visto quella scena, che si svolge nel centro del paese. Fin dall’inizio, pur raccontandola dettagliatamente, manifesta il dubbio di averla sognata. Ben presto, e a tutt’oggi, quel dubbio è per lui divenuto certezza: si è trattato di un sogno. Questa posizione da parte di Buccolieri si accorderebbe perfettamente con l’imprecisione e vaghezza dei ricordi, oggetto di questo post.

Tuttavia è costata al fioraio un processo – poi estintosi per prescrizione –  per “false comunicazioni al pubblico ministero”,  sul presupposto che,   dopo aver lasciato intendere, nella  prima audizione,  che stava riferendo una scena reale, in un successivo verbale si sarebbe smentito nell’intento di depistare le indagini.

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La conoscenza oramai consolidata della memoria umana, che può sbagliarsi senza malizia (in questo caso confondendo la realtà col sogno o viceversa)  avrebbe dovuto indurre a considerare dubbie entrambe le ipotesi , quella di un fatto reale e quella di una visione onirica, cercando riscontri dell’una o dell’altra.
In altre parole se qualche altro testimone o una prova certa – ad esempio  le riprese di un telecamera di sorveglianza –  avessero confermato che l’incontro tra le imputate e la vittima era effettivamente avvenuto, se ne sarebbe potuto legittimamente dedurre che Buccolieri aveva scambiato  la realtà per sogno. In caso contrario si sarebbe dovuto trarre la conclusione opposta.

Ebbene, il racconto di Giovanni Buccolieri è privo di conferme, anche se l’episodio riferito si è svolto di giorno, in città, in modo piuttosto vistoso e chiassoso. C’è di più: poiché nella descrizione di Buccolieri le due ree avrebbero raggiunto in auto Sarah Scazzi dopo che questa si era allontanata verso casa propria abbandonando a seguito di una lite casa degli zii, la scarsa distanza tra le due abitazioni, percorribile da una ragazza snella e agile come Sarah in pochi minuti, rende inverosimile che zia e cugina, la prima un’appesantita donna over cinquanta, siano riuscite a riprenderla dovendo prima salire sull’auto e condurla attraverso le strette e malagevoli vie della città.

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Non si capisce nemmeno perché la ragazzina, una volta raggiunta, non abbia continuato a scappare ma si sia fatta “agguantare” dalla molto più impacciata zia, che l’avrebbe costretta a salire a bordo dell’automobile
Segnaliamo che “il sogno del fioraio” è  la chiave che ha portato a risolvere la contraddizione tra i ricordi dei testimoni sull’orario di uscita di Sarah da casa e il traffico telefonico risultante dai tabulati dei cellulari delle due cugine: evidentemente – sostiene la sentenza – è stata Sabrina, nella disponibilità del cellulare di Sarah per averla sopraffatta e uccisa con la complicità della madre, ad essersi mandata con quell’apparecchio alle 14.28 uno squillo in risposta al  messaggio inviato alla cugina alle ore14.25 col proprio.

A tal riguardo, due osservazioni:

  1. Questa ricostruzione ha costretto  a spiegare perché Sarah, quando è uscita di casa prima delle 14, ha riferito ai famigliari di aver ricevuto per sms da Sabrina la conferma della gita al mare, mentre invece, secondo il timing del traffico telefonico, quell’ sms le è arrivato solo mezz’ora dopo. L’unica via d’uscita è stata dedurne che Sarah abbia mentito, senza trovare un motivo convincente;
  2. Ci troviamo di fronte a un fatto incerto ( il fioraio ha sognato o no?) che giustifica un altro fatto incerto (quando è uscita di casa Sarah?), un’inferenza logica non corretta. Certamente, se il fioraio ha visto veramente la scena che ha descritto, allora Sabrina ha simulato il traffico telefonico tra lei e la cugina e Sarah è uscita da casa senza aver mai ricevuto alcun sms da Sabrina. Ma se il fioraio ha sognato,  entrambi i due presupposti cadono.

LA FATICA DELLA CONFESSIONE

Michele Misseri ha fornito diverse versioni della morte di Sarah, contraddicendosi ripetutamente  su come è avvenuto l’omicidio e chi l’abbia commesso.
Inizialmente si è attribuito il delitto, raccontando di aver strangolato la nipote con una corda che si trovava nel garage della villetta dei Misseri, salvo non riuscire a descrivere coerentemente la dinamica dell’azione omicida.

Poi ha chiamato in correità la figlia, sostenendo di averla aiutata a dare una lezione alla nipote, tragicamente andata oltre le intenzioni. Ancora, si è attribuito un mero ruolo di occultamento del cadavere, dopo che era stata Sabrina ad uccidere involontariamente Sarah.
Alla fine Misseri è tornato alla versione iniziale, ed ha scagionato completamente Sabrina dichiarandosi unico artefice sia dell’omicidio che dell’occultamento del cadavere.

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Di oggettivo, in tutto questo tourbillon di versioni, c’è un solo elemento: Misseri, avendo fatto ritrovare il cadavere della nipote, nascosto in pozzo artesiano sito in un terreno di sua proprietà, sapeva che Sarah era morta strangolata.
La mutevolezza e l’ambiguità delle sue dichiarazioni riguardo agli altri aspetti del delitto rende  la sua confessione – chiaramente affermata al processo e ribadita costantemente ancora oggi – inattendibile al punto da non doverla prendere in nessuna considerazione?

Crediamo si debba concedere a chi confessa un delitto di questo genere, con un forte coinvolgimento emotivo personale, di poter ondeggiare e contraddirsi, alla stessa stregua che a un testimone devono essere concesse sviste e imprecisioni. Se proprio si vuol considerare Misseri inattendibile, si deve farlo con riferimento a tutte le  ipotesi da lui prospettate, compresa quella che punta l’indice contro la figlia Sabrina, tenuto presente che mai, in nessuna occasione, l’uomo ha accusato la moglie Cosima.

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Si sarebbe dovuto, insomma, ripartire da zero, prendendo dalle dichiarazioni di Misseri solo ciò che è oggettivamente riscontrato, ovvero la sua partecipazione all’occultamento del cadavere.
Tutto il resto lo si doveva ricostruire in base ad altri elementi sicuri.

In questa prospettiva, non c’è alcun dubbio che, dal punto di vista  dell’opportunità materiale di commettere il delitto, Michele Misseri può essere , come sostiene, l’assassino. E’ infatti perfettamente plausibile, che  l’omicidio sia avvenuto nel garage di casa sua quando Sarah, intorno alle 14.35, è arrivata lì, in accordo con l’orario di uscita dalla sua abitazione desumibile dal dato oggettivo dei tabulati telefonici.

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Per attribuire l’omicidio alla figlia Sabrina e alla moglie Cosima, si deve invece ricorrere ad una ricostruzione artificiosa, basata su presupposti non certi e comunque non riscontrati, con punti interrogativi irrisolvibili riguardo alla successione temporale.
La sentenza, nel rifiutare la confessione di Misseri, fa molto leva sul fatto che l’uomo non sia riuscito a fornire una ricostruzione esauriente della dinamica dell’omicidio, ovvero di come ha aggredito, immobilizzato e poi strangolato la ragazza.

E’ tuttavia risaputo che quando qualcuno commette un delitto per raptus omicida tende a non ricordare per filo e per segno, ma a sprazzi, la sua azione violenta.

Rino Casazza 

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato un numero imprecisabile di racconti e 15 romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi in cui rivivono come protagonisti, in coppia, alcuni dei grandi detective della letteratura poliziesca. Il più recente è "Sherlock Holmes tra ladri e reverendi", uscito in edicola nella collana “I gialli di Crimen” e in ebook per Algama. In collaborazione con Daniele Cambiaso, ha pubblicato Nora una donna, Eclissi edizioni, 2015, La logica del burattinaio, Edizioni della Goccia, 2016, L’angelo di Caporetto, 2017, uscito in allegato al Giornale nella collana "Romanzi storici", e il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018. Nel settembre 2021, è uscito "Apparizioni pericolose", edizioni Golem. In collaborazione con Fiorella Borin ha pubblicato tre racconti tra il noir e il giallo: Onore al Dio Sobek, Algama 2020, Il cuore della dark lady, 2020, e lo Smembratore dell'Adda, 2021, entrambi per Delos Digital Ne Il serial killer sbagliato, Algama, 2020 ha riproposto, con una soluzione alternativa a quella storica, il caso del "Mostro di Sarzana, mentre nel fantathriller Al tempo del Mostro, Algama 2020, ha raccontato quello del "Mostro di Firenze". A novembre 2020, è uscito, per Algama, il thriller Quelle notti sadiche.

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