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Mostro di Firenze, l’avvocato Vieri Adriani: “Reperti contaminati, ma ancora possibile l’analisi di un proiettile”

Il prossimo 25 ottobre presso il tribunale di Firenze verrà decisa la sorte dell’unico procedimento penale ancora pendente sul caso del Mostro di Firenze. Si tratta in una “costola” del  procedimento,  già archiviato nel 2020, a carico di Giampiero Vigilanti.

Esso riguarda alcuni aspetti balistici e medico scientifici che hanno richiesto un approfondimento specifico dopo che, nell’inchiesta sull’ex legionario nativo di Vicchio nel Mugello, era emersa  la probabile non genuinità della famosa cartuccia trovata nell’orto di Pietro Pacciani e considerata prova contro il contadino di Mercatale Val di Pesa nel processo di primo grado.

La Procura di Firenze ha chiesto l’archiviazione al G.I.P. anche di questo procedimento, mentre i parenti delle vittime francesi del Mostro uccise nel 1985, tra cui Anne Lanciotti, patrocinata dall’avvocato Vieri Adriani, si sono opposti, chiedendo che l’indagine vada avanti.

L’avvocato Adriani ci segnala che, nella perizia redatta dal prof. Ugo Ricci, genetista incaricato dal Pubblico ministero di individuare e tracciare le impronte genetiche presenti sui reparti balistici – bossoli e proiettili – dei delitti del Mostro, si trova indicato che su alcuni reperti esaminati è presente materiale biologico appartenente a Paride Minervini, perito precedentemente incaricato di eseguire le perizie balistiche.

In particolare la traccia genetica di Minervini si trova, mescolata a quella di un soggetto ignoto, sull’ogiva rinvenuta nell’aprile 2015, a distanza di trenta anni dai fatti, in un cuscino che si trovava dentro la tenda dell’omicidio degli Scopeti.
Questo soggetto ignoto potrebbe essere l’autore del delitto.
Pertanto, sarebbe da valutare la possibilità di scorporare i due DNA, isolando quello del supposto assassino per confrontarlo con quello delle persone appartenenti alla lista di sospetti già stilata dagli inquirenti, tra cui figurano Giampiero Vigilanti e Francesco Caccamo.
Questa operazione non risulta esser stata eseguita né tentata ma, evidentemente, sarebbe un’ottima ragione per proseguire l’indagine.
Non foss’altro perché – come segnala l’avvocato Adriani attraverso un suo consulente, Luca Innocenti – anche un guanto in lattice, trovato a distanza di qualche giorno in un rovo sulla scena criminis del delitto del 1985, conterrebbe un profilo misto con due DNA maschili.

Ciò suggerisce un approfondimento, questo pure non effettuato, analogo a quello proposto per il proiettile V3: verificare se, come appare verosimile, una delle due impronte mescolate appartiene alla vittima maschile, Jean Michel Kraveichvili. In tal caso, poiché sarebbe ragionevole dedurre che l’altra appartiene all’assassino, ciò rappresenterebbe un ulteriore, prezioso elemento di confronto.

L’avvocato Adriani il 19 ottobre scorso ha presentato al giudice dell’archiviazione una memoria aggiuntiva, nella quale solleva alcune importanti questioni.
In particolare:

– chiede che venga acquisito il fascicolo relativo al procedimento principale, archiviato, su Giampiero Vigilanti, sul presupposto che la materia vada trattata unitariamente per l’ inevitabile legame tra gli argomenti proposti e discussi in quella sede e quelli oggetto del procedimento “stralcio”,  anche a prescindere  da una responsabilità diretta di Vigilanti;

– chiede di audire l’ufficiale dei Servizi Segreti, identificabile dalle iniziali di nome e cognome, M.M., estensore nel 1985 di una nota su Giampiero Vigilanti in cui lo descrive come “uomo da combattimento, addestrato al tiro e alla lotta, che si allena al Poligono con una Beretta serie 70”. Ciò sarebbe  fondamentale per chiarire i legami e le conoscenze di Giampiero Vigilanti. Come si trova scritto nella memoria: “Anche senza scomodare i servizi segreti deviati, partendo dal dato oggettivo che il Signor Giampiero Vigilanti percepiva, almeno fino a quando era indagato, una pensione dallo Stato, pur avendo lavorato solo per sette anni, in tutta la sua vita, e per un ‘impresa di pompe funebri, non sarebbe stato fuori luogo andare alla ricerca, fra le carte, ufficiali e non, riguardanti i suoi ambienti “preferiti”, cioè di destra, delle figure di apparato, uomini posti in posizioni “chiave” che avrebbero potuto coprirlo, o perché suoi “amici” o perché da lui “ricattati” su scomode verità, non certo perché lo avessero diretto dall’alto nella commissione di crimini in danno di coppie (come si è tentato di attribuire a questa difesa)” ;

– per quanto riguarda il delitto  avvenuto nel 1968 a Lastra a Signa, ribadisce la plausibilità che esso sia stato attribuito al Mostro di Firenze attraverso una operazione di depistaggio (vedi sull’argomento questo post su Fronte del Blog) e chiede che venga riesumato il corpo della vittima maschile di quell’omicidio, Antonio Lo Bianco, che tratterrebbe ancora un proiettile utile a un confronto balistico, decisivo per dimostrare l’avvenuto sviamento delle indagini. Se questa pallottola, infatti, non corrispondesse a quelle ritrovate nel fascicolo del processo a Giovanni Mele, condannato per il delitto, significherebbe che, contrariamente a quanto si ritiene, a sparare nel 1968 non sarebbe stata la stessa pistola che ha ucciso negli altri sette delitti del Mostro, ma una mano misteriosa sarebbe intervenuta per far credere che il serial killer avesse colpito anche a Signa, mentre invece quel crimine non avrebbe nulla da spartire con il Mostro ;

– chiede di chiarire gli esiti, sui quali non si conosce ancora nulla, di una fondamentale consulenza richiesta dal pubblico ministero al R.I.S. di Parma sulla riferibilità di un segno, presente sulla  cartuccia deformata rinvenuta nell’orto di Pacciani, anche a modelli di pistola diversi da quella con cui si ritiene sparasse il Mostro. In tal caso sarebbe plausibile che quella cartuccia provenisse dalla scorta di munizioni appartenente a un soggetto diverso da Pacciani, ugualmente implicato nei delitti del Mostro, eventualmente proprio Vigilanti;

– chiede, infine, di rinviare ogni decisione sull’archiviazione del procedimento ad un chiarimento circa il recupero, negli archivi della Corte di Assise di Firenze, di 17 fotogrammi di pellicola contenuti nella macchina fotografica dei fidanzati vittime del delitto degli Scopeti, preziosi per fare chiarezza su quest’ultimo ricostruendo gli spostamenti e gli incontri dei due prima del fatto. Ricordiamo che lo scorso giugno, come abbiamo reso contro in  questo e quest’altro post , l’avvocato Adriani, insieme ai legali di altri parenti delle vittime francesi del 1985, aveva presentato istanza per rientrare in possesso di quei fotogrammi, utilizzandoli per indagini di parte.

Riguardo ai recenti sviluppi di quest’ultima vicenda, torneremo a breve su Fronte del Blog.

Rino Casazza 

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato un numero imprecisabile di racconti e 15 romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi in cui rivivono come protagonisti, in coppia, alcuni dei grandi detective della letteratura poliziesca. Il più recente è "Sherlock Holmes tra ladri e reverendi", uscito in edicola nella collana “I gialli di Crimen” e in ebook per Algama. In collaborazione con Daniele Cambiaso, ha pubblicato Nora una donna, Eclissi edizioni, 2015, La logica del burattinaio, Edizioni della Goccia, 2016, L’angelo di Caporetto, 2017, uscito in allegato al Giornale nella collana "Romanzi storici", e il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018. Nel settembre 2021, è uscito "Apparizioni pericolose", edizioni Golem. In collaborazione con Fiorella Borin ha pubblicato tre racconti tra il noir e il giallo: Onore al Dio Sobek, Algama 2020, Il cuore della dark lady, 2020, e lo Smembratore dell'Adda, 2021, entrambi per Delos Digital Ne Il serial killer sbagliato, Algama, 2020 ha riproposto, con una soluzione alternativa a quella storica, il caso del "Mostro di Sarzana, mentre nel fantathriller Al tempo del Mostro, Algama 2020, ha raccontato quello del "Mostro di Firenze". A novembre 2020, è uscito, per Algama, il thriller Quelle notti sadiche.

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