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“Odio l’estate” di Aldo, Giovanni e Giacomo è un capolavoro (NO SPOILER)

Il trio torna ai livelli delle prime tre pellicole, ma con qualcosa in più. Fanatici della prima ora tornate al cinema: l’aldogiovannigiacomite vi contagerà più del coronavirus. Ma vi farà piacere non trovare scampo

 

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Arrivo in sala 9 più costretto dai miei figli che per convinzione. Negli ultimi quindici anni Aldo, Giovanni e Giacomo sono scesi di uno scalino ad ogni film, fino a far diventare le loro pellicole sketch, mero cabaret dove le battute si ripetevano, ma più spente, meno briose, fino a sfociare nella noia. Così, quando ho visto il trailer di Odio l’estate ho avuto la terribile sensazione di un remake ingigantito di un episodio de Il cosmo sul comò. Ma ai miei figli, cui ho contagiato troppo presto l’aldogiovannigiacomite e che sono riusciti a farsi piacere pure l’inguardabile Scappo a casa, non importa: si deve andare al cinema e si andrà.

Così un’intera fila è nostra e dei loro amici. La sala è piena, ma non del tutto. E si capisce subito che come noi, il primo giorno, arrivano i fan delusi nel tempo e testardamente illusi che sarà la volta buona. Sono preparatissimi (o malatissimi, fate voi), benchè, a occhio e croce, nemmeno trentenni: alle mie spalle alcuni ragazzi controllano i posti numerati, vedono che sono occupati da altri e commentano: «Ma sì, siamo amici, siamo contigui…». Citazione strepitosa e dotta del trio. E se non vi dice nulla, non siete della partita.

Il mio timore è lo stesso dei fan sui social, tutti aggrappati ad una sola speranza: il ritorno alla regia di Massimo Venier dopo quindici anni. Quello dell’epoca d’oro.

Poi le luci si spengono. Partono le musiche. E d’improvviso, puff. L’orologio torna indietro: il tram, la vetrina, la voce narrante. I brividi.

Ecco, non sono qui per spoilerarvi il film. Per la trama è sufficiente il trailer e l’intervista qui sopra.

Dirò solo che il trio è tornato ai livelli di Tre uomini e una gamba; Così è la vita e Chiedimi se sono felice. E già dovrebbe bastare. Solo che qui c’è più pathos, più poesia, se è lecito più maturità in senso attoriale. Lontano anni luce dallo sketch e dalla risata strappata a forza delle ultime performance. Perfette anche le tre mogli, che tutto sono nel film tranne che spalle dei protagonisti.

In una vacanza dove tutto può succedere non c’è nulla di gratuito, nulla di scontato: Odio l’estate ti resta attaccato dentro anche il giorno successivo, come facevano quei primi tre film dopo averti fatto ridere, lasciandoti una punta d’amaro in bocca e poi di nostalgia. Siamo davvero oltre ogni più rosea aspettativa.

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La sensazione che ho ai titoli di coda è di una soddisfazione di gran lunga superiore alla delusione provata per Tolo Tolo di Checco Zalone (e non certo per motivi ideologici, ma questa è un’altra storia). È proprio l’idea che il tempo non sia mai passato, che Fuga da Reuma Park non sia mai esistito. È quel dolceamaro che avverti nello stomaco e che non se ne va più.

E avresti voglia di rivederlo subito e in casa è già tutto uno spontaneo ripassare le scene: che poi è il motore primo dell’aldogiovannigiacomite, che ti porta a vivere di citazioni quotidiane. Per cui tu sai che quando uno ti dice bastardo, devi rispondere «…e pignolo». Per cui ordini una «cochina» e non una «coca cola». E «in Africa tutte le mattine, quando sorge il sole, una gazzella muore». E se sei sul Naviglio cerchi le paperelle. E «gli interessi, peem, s’impennano».

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Insomma, è ufficiale: Aldo, Giovanni e Giacomo sono tornati. Come, anzi meglio di prima. Una frase che mai avrei pensato più di scrivere. Ma è tutto vero. Fidatevi.

L’unico rammarico che resta è di questi quindici anni persi senza Venier: un regista capace di far dare il meglio al trio, acuendone all’improvviso ora i toni comici, ora quelli drammatici (qui, a tratti, addirittura superbi). Mostrando ancora una volta che non era il talento ad essersi perduto, ma che serviva loro un direttore d’orchestra in grado d’illuminarlo. Di individuarne perfino nuovi lati, nuove prospettive, nuove tinte di chiaroscuro.

E se domani vi chiediamo il favore di separarvi ancora, per favore, non fatecelo.

Manuel Montero

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Manuel Montero

Manuel Montero scrive da vent’anni per diversi settimanali nazionali. Appassionato di cinema e tv anni 80, ha pubblicato nel 2019, per Algama, Fenomeni Paranormali Italiani, in cui ha raccontato storie di cronaca, fatti ed eventi apparentemente incredibili, raccolti in prima persona negli anni sulla Penisola. In allegato a Il Giornale è invece uscito il volume Telefilm Maledetti, dove l’autore narra la triste fine di alcuni dei più amati protagonisti di telefilm degli anni Settanta e Ottanta.

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