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Strage di Erba, il medico legale rivela: “Valeria Cherubini sgozzata nella sua mansarda”

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Nel nuovo libro di Riccardo Bocca sulla strage di Erba è riportata la clamorosa dichiarazione del dottor Giovanni Scola, il medico che svolse le autopsie. Ecco perchè ora cambia tutto

blankL’inferno di Rosa e Olindo. Tutto quello che non si può dire sulla strage di Erbablank

 

Strage di Erba, arriva l’ennesimo colpo di scena. Si tratta delle affermazioni del dottor Giovanni Scola riportate in un libro appena uscito. All’interno, per la prima volta, il medico legale che svolse l’autopsia afferma con certezza assoluta che Valeria Cherubini fu sgozzata nella sua mansarda. Un dettaglio cruciale per portare a scagionare Olindo Romano e Rosa Bazzi.

LA STRAGE DI ERBA E IL GIALLO DI VALERIA CHERUBINI

La morte della moglie del testimone Mario Frigerio nella strage dell’11 dicembre 2006 costituisce da sempre il più grande mistero del caso. Quando infatti giunsero nel palazzo i primi soccorritori Glauco Bartesaghi e Vittorio Ballabio, entrambi (e con loro lo stesso Frigerio) la udirono distintamente gridare la parola «aiuto». Dunque, era ancora viva.

Se fosse stata uccisa e sgozzata dopo aver gridato «aiuto» gli assassini non sarebbero più potuti uscire scendendo dalle scale, perchè sarebbero stati visti sia dai soccorritori che dalle persone assiepate davanti al portone dell’edificio. Sicché sarebbero dovuti uscire altrove. Chiunque avrebbe potuto farlo, tranne Olindo Romano e Rosa Bazzi: scendendo per le scale sarebbero stati visti da un sacco di gente. Uscendo da altre parti, non sarebbero mai potuti rientrare nella corte di via Diaz, lordi di sangue come dovevano essere. In ogni caso, mai confessarono di essere saliti nella mansarda di Mario Frigerio e Valeria Cherubini.

UNA MORTE IMPOSSIBILE

I giudici di merito, per poterli condannare, stabilirono dunque che Valeria Cherubini fu colpita soltanto sulle scale e raggiunse da sola la sua mansarda, dove morì. Ma così scrivendo, i giudici sostennero anche implicitamente una cosa impossibile per qualsiasi essere vivente: la donna, che aveva subito 43 colpi in corpo, 8 dei quali le avevano fracassato il cranio, sarebbe salita per due rampe di scale in totale apnea (non c’è sangue nei polmoni) e senza nemmeno deglutire il sangue che certamente era copioso (non ce n’è nello stomaco) perdendo nel tragitto soltanto 13 gocce di sangue. E soltanto una volta giunta sotto la tenda, avrebbe sillabato la parola «aiuto» prima di morire, perdendo solo allora tutto il sangue.

Però non basta: perchè Valeria Cherubini fu trovata anche con la gola tranciata e la lingua tagliata. Sicché avrebbe anche sillabato la parola «aiuto» con gola e lingua in quelle condizioni. La difesa, nelle nuove prove, ha presentato due consulenze che documentano come fosse impossibile gridare «aiuto» con gola e lingua tagliate. E come fosse altrettanto impossibile per la donna non solo correre, ma addirittura stare in piedi: e non solo per il cranio fracassato e i 43 colpi subiti, no. La donna aveva infatti il muscolo psoas perforato, muscolo che consente di muovere l’articolazione.

LE RIVELAZIONI DEL MEDICO LEGALE

Ora, però, nel libro L’inferno di Rosa e Olindo scritto da Riccardo Bocca per Ponte alle Grazie, si aggiungono rivelazioni choc che l’autore sostiene di aver anche registrato. Bocca ha intervistato infatti il medico legale che svolse le autopsie, Giovanni Scola. E annota: «Lo stesso Scola, dopo che Rosa e Olindo hanno già confessato, scrive nella sua relazione definitiva che la sera della strage Rosa e Olindo non hanno inseguito Valeria Cherubini all’interno della sua mansarda, bensì la donna è riuscita malgrado le ferite a raggiungerla da sola su per le scale. Ragione per cui sorprende oggi che, rispondendo alle mie domande su questo salto di prospettiva dalla prima alla seconda relazione, dia una terza lettura dei fatti: in parte sovrapponibile alla prima e in parte no».

Ed ecco la clamorosa rivelazione contenuta nel libro: «“Le cose sono andate così” dice nel corso di una telefonata che registro per evitare fraintendimenti: “Valeria Cherubini è stata inseguita sulle scale, tant’è che aveva tutte le ferite sulla schiena e sul sacro, tipiche di qualcuno che offre la parte posteriore a chi lo sta aggredendo. Poi gli assassini (che per lui, ricordiamolo, portano senza dubbio i nomi e cognomi di Rosa Bazzi e Olindo Romano) sono entrati nel suo appartamento e le hanno provocato una ferita sotto la mandibola che ha tagliato tangenzialmente e perifericamente un pezzo di lingua. Infine sono scappati lasciandola ancora viva mentre si diffondeva il fumo che è stato determinante per la sua morte”. Impossibile, afferma Scola, che “il tentativo di tagliarle la carotide sia avvenuto sulle scale”, e però tiene a precisare che i danni provocati alla lingua della signora Valeria non erano tali da impedirle di chiedere aiuto ed essere sentita dal marito e dai soccorritori. “La parola ‘aiuto’” dice proprio, “è composta quasi tutta da vocali, per cui non serve la lingua per pronunciarla”».

LA PAROLA “AIUTO”

Dunque, per il medico legale, gli assassini entrarono nell’appartamento, dove tagliarono la gola a Valeria Cherubini, cosa mai confessata dai coniugi e mai ammessa dalle sentenze di merito. Anche perchè Bartesaghi, Ballabio e Frigerio non udirono un verso, ma distintamente la parola «aiuto». Una parola che, contrariamente a quanto sostiene il medico, nessuno può pronunciare senza lingua, essendo la lettera T una consonante dentale, pronunciabile soltanto con la lingua che batte sul dente.

Ciò significa che quando i soccorritori e il marito la sentirono gridare la parola «aiuto» gli assassini non avevano ancora sgozzato Valeria Cherubini. E dunque, mai poterono più uscire scendendo dalle scale. La difesa di Olindo e Rosa potrebbe adesso chiamare il dottor Scola a testimoniare al processo d’appello in Corte d’Appello a Brescia.

Da Oggi.it

Le bufale sulla strage di Erba emerse negli anni sui quotidiani e in tv, ecco alcuni link:

Strage di Erba: il generale Garofano e la bufala sul guanto di lattice

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PER APPROFONDIRE

  1. Il libro IL GRANDE ABBAGLIO – CONTROINCHIESTA SULLA STRAGE DI ERBA, di Felice Manti e Edoardo Montolli – GUARDA
  2. Il podcast di Fronte del Blog, con documenti e audio esclusivi – YOUTUBE | AUDIBLE | SPOTIFY | APPLE PODCASTS
  3. Lo speciale di Fronte del Blog sulla strage di Erba – GUARDA
  4. Lo speciale de Le Iene sulla strage di Erba – GUARDA
  5. Lo speciale del settimanale Oggi sulla strage di Erba – GUARDA
blankOlindo e Rosa: Il più atroce errore giudiziario nella storia della Repubblica (I tachioni)blank

 

 

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Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Il suo ultimo libro è I diari di Falcone (Chiarelettere, 2018)

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