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Liliana Resinovich, l’ipotesi di Carmelo Lavorino: “Ecco come risolvere il mistero”

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La morte di Liliana Resinovich vista dalla lente d’ingrandimento di un famoso criminologo.

Lavorino non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio di Liliana Resinovich, come più volte ribadito al nostro settimanale. Il suo racconto al giallista Rino Casazza

Liliana Resinovich

Carmelo Lavorino, investigatore e consulente forense, nonché studioso e docente di criminalistica e criminologia, è stato protagonista in numerosi processi su celebri casi di cronaca nera, ad esempio quello riguardante Pietro Pacciani e quello di via Poma e, ultimo successo, il giallo di Arce.

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Lavorino era già intervenuto sulle pagine di questo settimanale nel settembre dell’anno scorso, quando sulla morte di Liliana Resinovich regnava la massima incertezza. Allora trapelavano notizie sull’esito contraddittorio degli accertamenti necroscopici, non in grado di stabilire se la donna fosse stata uccisa, si era suicidata o avesse avuto un fatale malore.

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Ci aveva spiegato che non era negativo il fatto che, in presenza di elementi di valutazione non univoci, i medici legali dimostrassero cautela, lasciando aperte più possibilità. Bisognava aver fiducia di poter chiarire il mistero attraverso l’attività investigativa vera e propria, ricercando il bandolo della matassa nella messe di dati e indizi che gli inquirenti avevano avuto modo di raccogliere esaminando e repertando le tracce presenti sulla scena criminis, sulla rete cellulare e telematica e sui vari sistemi di videosorveglianza. A questo si dovevano aggiungere attività classiche come ricerche sul campo, intercettazioni e interrogatori mirati di testimoni e sospetti. Lavorino aveva rivelato di aver offerto agli inquirenti la consulenza del pool di specialisti, rodato dalla vasta esperienza in indagini criminali, che fa capo a lui.

La proposta è rimasta inascoltata.

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Nel frattempo l’inchiesta Resinovich è proseguita nello stretto riserbo della magistratura e tra le indiscrezioni dei media alimentate dall’interesse insoddisfatto dell’opinione pubblica.

Nel febbraio di quest’anno la svolta: la Procura di Trieste ha presentato istanza di archiviazione, avendo accertato che la pensionata triestina era morta per suicidio. Di fronte a questa realtà ritenuta inconfutabile, i magistrati consideravano superfluo approfondire le circostanze che l’avrebbero portata a togliersi la vita, in particolare ciò che le fosse accaduto, fatto del tutto oscuro, tra la scomparsa, nel dicembre 2021, e il ritrovamento del cadavere, nel gennaio 2022.

Nel mese di giugno, un altro colpo di scena: di fronte alle argomentazioni degli avvocati dei parenti di Liliana, il giudice per le indagini preliminari ha bocciato la richiesta di archiviazione, disponendo la prosecuzione dell’attività investigativa per omicidio. Il giudice ha messo nero su bianco ben 25 punti da chiarire in questo supplemento di indagine.

È ancora del parere che si possa far luce su questo caso?

Oggi sono molto più pessimista. I fatti dimostrano che, purtroppo, la Procura non ha fatto praticamente nulla di quanto io avevo indicato nel settembre dello scorso anno. È evidente che nella convinzione pregiudiziale che si trattasse di un suicidio, gli inquirenti hanno trascurato piste alternative. L’esperienza insegna che, toccando per regola procedurale agli stessi soggetti bocciati nel loro operato di rimediare ai loro errori investigativi, è difficile che questi si aprano a nuove possibilità.

Le carte dell’inchiesta sono divenute pubbliche dopo l’udienza del G.I.P.. Che cosa l’ha colpita in particolare?

Le immagini del volto della povera Liliana. È noto che, secondo il primo responso necroscopico, il corpo non avrebbe presentato segni di violenza da parte di terzi. Recentemente era trapelato che le lesioni presenti sul viso della donna potessero essere attribuite ad una caduta, occorsale nel tragitto impervio per raggiungere il posto del suicidio. Ebbene, è chiaro che non si può assolutamente escludere che sia stata percossa. Ecco perché il G.I.P. ha disposto una più approfondita analisi del cadavere. Ciò anche riguardo al tempo della morte, per verificare l’ipotesi di un congelamento del cadavere. A tal riguardo noto che per stabilirlo esistono esami scientificamente attendibili. Possibile che non siano già stati eseguiti, e a regola d’arte? Mi chiedo anche se consulenti di fiducia dei parenti della vittima abbiano partecipato all’autopsia.

In un passaggio del provvedimento del G.I.P. c’è un suggerimento a ricorrere a qualificate nuove consulenze.

Per quanto mi riguarda, posso solo dire di aver individuato, in aggiunta alle 25 attività investigative indicate dal Giudice, altre sette molto fini ed estremamente rivelatorie, Non posso per ovvi motivi parlarne pubblicamente, ma qualora gli inquirenti volessero interpellarmi al riguardo, sono a disposizione.

Rino Casazza  per Cronaca Vera

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L’ultimo libro di Carmelo Lavorino è “Via Poma Inganno Strutturale Tre” – GUARDA

L’ultimo libro di Rino Casazza è “IL DELITTO DI AVETRANA – Perché Sabrina Misseri e Cosima Serrano sono innocenti” – GUARDA

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