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Il delitto di Pier Paolo Pasolini: “Finalmente verrà fuori la verità”

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La Commissione Parlamentare Antimafia sposa la tesi della giornalista d’inchiesta che da anni si occupa dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini e che ha scovato nuovi testimoni

Simona Zecchi racconta a Cronaca Vera i dettagli delle sue scoperte, che raccontano tutt’altra storia rispetto alla versione ufficiale 

Ecco la prima parte dell’intervista

pier paolo pasolini

Chi uccise Pier Paolo Pasolini? E perché? È la domanda che muove da anni il lavoro della giornalista d’inchiesta Simona Zecchi, autrice di due libro fondamentali su quel delitto: Pasolini, massacro di un poeta e L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini di Pier Paolo Pasolini, entrambi pubblicati da Ponte alle Grazie.

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La versione ufficiale vuole che lo scrittore sia stato ucciso nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 all’idroscalo di Roma dal “ragazzo di vita” Pino Pelosi, detto Pino la Rana. Ma fu già lui, qualche anno prima di morire, a mettere in dubbio i fatti. Nulla tornava nei riscontri: le condizioni del cadavere, lo stesso movente. Simona Zecchi non ha studiato solo tutti gli atti. È andata a ritroso nel passato per cercare testimoni e le vere ragioni dell’omicidio. Cronaca Vera l’ha incontrata.

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pier paolo pasolini

La Commissione parlamentare Antimafia ha sposato la tesi emersa dai tuoi libri: Pasolini fu attirato all’Idroscalo con la scusa del recupero delle pizze rubate del film “Salò e le 120 giornate di Sodoma”. Ce ne parli?

La Commissione Antimafia aveva già sentito Abbatino per altri fatti, in particolare sul Caso Moro la cui inchiesta è stata anche riaperta dal côté criminale come avevo anticipato a settembre: quello cioè di competenza della Commissione. Nel frattempo io avevo pubblicato la mia intervista all’ex poliziotto Nicola Longo sul settimanale Oggi, il quale mi riferì del suo ruolo nel recupero delle bobine di Salò, le ultime scene del film mai montate perché rubate nella settimana di ferragosto del 1975.

Il magistrato Guido Salvini, che ha indagato su entrambi i casi come membro consulente della Commissione, ha acquisito l’intervista, dato che riportava un testimone con nome e cognome, dopo aver ascoltato Abbatino sul suo ruolo nel furto delle bobine e per aver visto Pasolini, dopo il furto, davanti a una bisca presumibilmente per ricercarle. E mi ha audita.

pier paolo pasolini

Nel mio primo libro, Massacro di un Poeta (2015) avevo ricostruito questa dinamica nei particolari e con l’aggiunta di testimonianze che è ancora possibile sentire e che confermavano la volontà di recuperare le pizze da parte del regista, anche acquisite dalla Commissione.

La Commissione ha avuto poco tempo purtroppo per acquisire altre audizioni, oltre alla mia e a quella di Abbatino. A meno che non ci siano altre audizioni secretate, questo non posso saperlo. La prossima Commissione potrebbe proseguire questo lavoro: è solo un punto di partenza.

pier paolo pasolini
Clicca sulla copertina e vai al libro

 

Pino Pelosi fu dunque solo un’esca, colui che avrebbe dovuto mediare il recupero delle opere?

Pelosi fu un’esca, un capro espiatorio ma come  spesso sono i capri espiatori non era del tutto innocente e su questo rispetto a quanto anche altri affermano mi trovo da sola a dirlo: sapeva dell’agguato, lo organizzò il 30 ottobre insieme ad altri, e secondo risultanze desumibili dalle carte e anche da una testimonianza di un ex criminale, al tempo a me riferita, non era completamente estraneo.

Tra l’altro durante le ultime indagini avrebbe potuto dire la verità ai magistrati che dopo anni lo interrogarono (2014), e cioè del suo ruolo di mediatore per condurlo all’Idroscalo: 90 pagine di interrogatorio sul nulla. Ma questo avrebbe potuto portare a una nuova accusa contro di lui, nonostante il ne bis in idem, perché si trattava di nuovo reato. Certo è finito in un gioco più grande di lui per due soldi (300 mila lire mi disse Pelosi nel 2013).

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Cosa ti disse l’ex poliziotto Nicola Longo?

Nicola Longo, ex agente Sismi e della Dea americana, oggi scrittore, ha combattuto il narcotraffico in Italia e all’estero arrestando i membri di entrambi i clan (marsigliesi e Banda Magliana). E’ chiaro che in quei contesti si siano innescate dinamiche anche di scambio tra due mondi, come avvenuto proprio con il recupero delle bobine. Ossia: a fronte del recupero di questi film, tu “guardia” allenti un pò la pressione sul territorio romano. E’ quello che è avvenuto secondo la sua testimonianza.

pier paolo pasolini

A chiedere il suo intervento anche per le altre pellicole sottratte, la produzione del film di Fellini il cui film, insieme a quelle di Leone aveva subito il ricatto per la restituzione. Secondo il mio lavoro questo furto multiplo è stata una operazione di camouflage, in realtà l’obiettivo era Pasolini. Infatti Abbatino parla di “commissione”. Una parte del racconto, l’ex boss l’aveva riferita nel suo libro Raffaella Fanelli ne La verità del Freddo. Ovvio che nel contesto di un’indagine parlamentare, tutta la testimonianza, in parte inedita, assume un importante punto di partenza.

(Continua)

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