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Don Luca Favarin sospeso a divinis: “Altri preti sniffavano e andavano a p…, ma il problema sono io!”

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Sospeso a divinis il prete imprenditore Don Luca Favarin, che con le sue cooperative aiuta l’inserimento dei migranti. La Curia sostiene di aver chiesto più volte “trasparenza” e “condivisioni” delle sue attività. Lui risponde per le rime

Il sacerdote non potrà più dire messa. Quanto ai conti delle coop dice che la Chiesa non può aspettare l’elemosina della gente. La nostra attività deve essere solida, solo così si sostiene. Con cosa pago gli operatori? Le Ave o Maria? Con cosa do da mangiare ai ragazzi?»

don luca favarin

È stato lo stesso Don Luca Favarin ad annunciarlo su Facebook: «Da oggi… sospeso a divinis ai sensi del can. 1333.1 del diritto canonico… Sic transit gloria mundi… ma resta e resterà sempre la felicità e la forza di una vita che ci coinvolge per servire e amare con serenità e un cuore abitato dalla gioia… Umiliazione? Frustrazione? Io oggi mi sento come Mosè che, spalle a un luogo diventato ormai di potere e oppressione, guarda in avanti alla ricerca di una terra promessa…».

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Il parroco imprenditore aveva aperto a Padova il villaggio Kidane, dove si accolgono i migranti, il bar Versi ribelli, la Caffetteria al Museo Eremitani e il Ristorante etico Strada Facendo. Ma la Diocesi di Padova non vedeva di buon occhio le attività e comunicava in una nota: «Pur riconoscendo lo spirito umanitario e solidale che anima l’operato di don Luca Favarin, da parte sua non si è trovata condivisione di metodo. La Diocesi pertanto non può essere coinvolta nelle sue attività, che vengono ad assumere carattere imprenditoriale».

don luca favarin

Sulla stampa sono emersi i numeri della cooperativa che fa capo a don Luca: 1,7 milioni di fatturato nel 2019, 1,5 neo 2020, 515 mila nel 2021, con l’utile però salito dai 65 mila del 2020 ai 306 mila dello scorso anno. Peraltro, notano i cronisti, il calo brusco del fatturato sarebbe dovuto alla cessione del ramo d’azienda dalla coop madre alla neocostituita (fine 2020) Percorso Altro.

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Il vescovo Claudio Cipolla ha scritto di scelte «autonome e personali – del parroco – sfociando in attività imprenditoriali su cui più volte la Diocesi ha chiesto informazioni, condivisione e trasparenza. Proprio per poter valutare l’autorizzazione richiesta a un prete per procedere con tali attività». E alla fine si è giunti alla rottura: non potrà più dire messa. E, spiega, resterà prete finché la Santa Sede o il Papa completeranno la procedura.

don luca favarin

LE ACCUSE DI DON LUCA FAVARIN: GLI ALTRI SNIFFAVANO

Ma non ci sta a passare per uno che lucra sulla sua attività sociale. Racconta a Repubblica: «Ormai mi avevano estromesso da tutto. Dicevo solo una messa a settimana, la domenica. Altri preti sniffavano e andavano a puttane, e nei loro confronti hanno avuto molto più riguardo. Io faccio accoglienza e per questo sono stato allontanato. Mi sono stancato di sopportare.»

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Quanto alle attività imprenditoriali, dice che la Chiesa non può «aspettare l’elemosina della gente. La nostra attività deve essere solida, solo così si sostiene. Con cosa pago gli operatori? Le Ave o Maria? Con cosa do da mangiare ai ragazzi? I nostri dipendenti sono tutti pagati con contratti nazionali. È tutto trasparente. È un’attività imprenditoriale? Sì, è un’attività imprenditoriale. Non è la sacrestia, ma credo sia comunque il cortile della chiesa».

don luca favarin

E al Corriere del Veneto rilancia altre accuse: «È tutta una questione di potere. Non potermi tenere sotto controllo, vedermi come la scheggia impazzita è una cosa che li mette a disagio ed ecco il risultato. Mi hanno chiesto di adeguarmi alle loro indicazioni senza darmi altre possibilità. Preferisco rimanere coerente con me stesso, così me ne sono andato».

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Sostiene di essere stato lui a chiedere un incontro con il vescovo e la verifica del suo operato: «Da anni lì a Kidane veniamo vissuti come un tumore, come una cosa da estirpare. Non siamo né ladri né briganti. Facciamo accoglienza, ci crediamo. Non ne potevo più dei bastoni tra le ruote e ho chiesto un incontro col vescovo. Quando mi ha visto mi ha detto “Quello che fai non c’entra niente con noi” mi ha chiesto di firmare un patto in cui certificavo per scritto che quello che facevo non c’entrava niente con la Chiesa».

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Quanto ai bilanci delle attività, sono pubblici e non lo preoccupano: «Sono talmente tranquillo che lo faccio fare ad un ente esterno, Confcooperative».

don luca favarin

LE MIE POSIZIONI

Ritiene che si tratti di un problema di ordine. E che sia stato messo nel mirino per le sue posizioni su matrimoni omosessuali, persone Lgbtq+ ed eutanasia: «Non ho alcuna intenzione di dire in Chiesa “cacciamo gli omosessuali” e poi fuori agire in modo contrario. Le mie posizioni sono note. Credo nel diritto di amarsi e vedere pubblicamente riconosciuto il proprio amore anche per le persone dello stesso sesso, credo fermamente in una legge sul diritto del fine vita. Questo va totalmente contro il magistero ufficiale della Chiesa, me ne rendo conto. Ma tra essere coerente con me stesso o non esserlo scelgo di esserlo. Il mio non è un problema di celibato, o di soldi legati all’attività di accoglienza. Il mio è un problema di rapporto con l’obbedienza, non ho fede e umiltà sufficienti per ascoltare e obbedire a gente che reputo incapace di capire quello che sta succedendo al mondo».

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don luca favarin

Assicura che farà la vita di prima. Il prossimo progetto è l’accoglienza nel suo villaggio dei minori condannati nei processi: «I soldi per il progetto? Sì ci sono. Se non li mangi i soldi ci sono sempre. A noi non è mai arrivato un finanziamento dalla Curia, abbiamo quello che ci siamo costruiti».

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