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ESCLUSIVO/ L’ex Primula rossa della Val Cavallina: “Io, in galera 13 anni per un sequestro in Olanda che non ho mai fatto”

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L’incredibile storia di Gianfranco Consoli, l’ex Primula Rossa della Val Cavallina, che lotta per ottenere giustizia: per il sequestro in Olanda non risultava neppure indagato, eppure l’hanno condannato in Italia. “Dopo che mi hanno negato due volte pure la revisione del processo, ho fatto un esposto in Parlamento e uno al ministro della giustizia contro tutti i giudici che si sono occupati del mio caso”

 

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Il servizio di Cronaca Vera su Gianfranco Consoli

 

BERGAMO- Conosce ormai il diritto a menadito, tanto da aver presentato da solo richiesta di revisione del suo processo, prima aperta e dopo respinta. Eppure la sua storia ha dell’incredibile. Si chiama Gianfranco Consoli ed era noto come la “Primula Rossa” della Val Cavallina, per la facilità con cui sfuggiva alle forze dell’ordine. Ma da un ventennio si batte per un reato che sostiene di non aver commesso e che lo ha portato in cella per 13 anni. E, a dire il vero, i documenti sembrano dargli piena ragione.

 

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Un giovane Gianfranco Consoli

 

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IL SEQUESTRO

Si tratta del sequestro avvenuto in Olanda di Antonia Van der Valk, moglie del proprietario di una catena alberghiera, e durato dal 27 novembre al 17 dicembre 1982, fruttato ai banditi dieci miliardi delle vecchie lire, mai ritrovati. Indaga la polizia di tutta Europa e si scopre che buona parte della banda proviene dalla Val Cavallina. Quando li prendono, qualcuno fa anche il suo nome, che incidentalmente si trovava in Olanda proprio in quel periodo: «Perché, non lo so. Posso ipotizzare che uno lo fece perché non lo avevo aiutato, anche se poi scrisse in aula dicendo di aver mentito. Un altro sostenne che il nome gli era stato suggerito dalla polizia tedesca. Il terzo rettificò le accuse. Io ho sempre chiesto l’estradizione in Olanda per difendermi, perché i giudici italiani non li sentirono». Perchè nel frattempo viene arrestato anche lui: «Furono acquisiti gli atti dell’istruttoria fatta in Olanda. E risultava che un poliziotto, tale Klok, avesse dichiarato di aver trovato le mie impronte digitali su una bottiglia di birra ritrovata nell’appartamento del sequestro. Siccome non poteva essere vero, perché io sono innocente, chiesi di vederle, quelle impronte. Figuriamoci, sono pure astemio».

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Invece non solo quelle impronte non gliele mostrano, ma non salteranno mai fuori. Succede però altro: «Il reato era stato commesso in Olanda, ma inspiegabilmente il mio processo, in abbreviato, si celebrò in Italia, senza che i miei avvocati potessero aver mai assistito a qualsiasi atto d’indagine. Scoprii poi che nemmeno in Olanda Klok fu mai chiamato a testimoniare e che di quelle impronte parlava lui ma non c’erano nemmeno tracce dattiloscopiche. Chiesi di interrogarlo, ma mi fu negato».

Ma la sorpresa dirompente arriva quando Consoli chiede all’ambasciata olandese di avere accesso al suo fascicolo: gli arriva infatti una lettera del Consolato Generale datata 27 ottobre 1994. E come si conclude? Così: “Dopo un consulto presso il Registro Giudiziale risulta che Lei non appare in nessun fascicolo olandese. Ciò significa che contro di Lei non è mai stata intentata una causa penale”.

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Gli olandesi ammettono di non aver mai indagato Gianfranco Consoli per il sequestro

 

Ma com’è possibile che se in Olanda non è mai stato indagato per quel sequestro, Consoli sia stato condannato in Italia?

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Il sequestro olandese

SONO INNOCENTE

Scontata la pena la Primula Rossa cerca Klok, ma «alla polizia centrale pare che nessuno conosca questo Klok. Di certo la sua dichiarazione sulle mie impronte, l’elemento che mi portava all’interno della banda, non fu nemmeno considerata utile per accusarmi». E allora non ci sta: 13 anni e 4 mesi in carcere per cosa? Consoli chiede la revisione: «Il processo non sarebbe nemmeno dovuto cominciare» dice. Lamenta che chi lo accusava non sia mai stato sentito in Italia. Chiede la revisione, prima a Brescia nel 1995, poi nel 2014 a Venezia: inizialmente viene concessa, i giudici la ritengono inammissibile per due ragioni: l’assenza di nuovi elementi da una parte. Dall’altra reputano ininfluente che in Olanda non fosse mai stato aperto alcun procedimento contro di lui, mentre sarebbe stato diverso se lui, in Olanda, fosse stato assolto. Possibile? Secondo Consoli no.

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Gianfranco Consoli oggi

 

E infatti la Primula Rossa scrive prima a Strasburgo, poi presenta un “esposto informativo” al Parlamento e poi ancora al ministro della giustizia chiedendo di far luce sull’operato dei magistrati che hanno seguito il caso, accusandoli di “violazione intenzionale fraudolenta della legge penale, abuso di autorità e di poteri, omissione di doveri d’ufficio, favoreggiamento al falso ideologico, violazione del principio di imparzialità e dei principi che disciplinano il giusto processo”. E, ancora una volta, ha chiesto al ministro di acquisire il famigerato verbale fantasma in cui sarebbero state trovate le sue impronte, fonte di tutti i suoi guai. Ma se nulla dovesse succedere? «Solleverò una questione giuridica in Olanda. Sono stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Quattro anni fa stavo per chiedere asilo politico a Bruxelles, ma dovevo chiudere una causa con l’Inps che ho poi vinto. Successivamente è arrivata la pandemia e mi sono dovuto fermare. Ma solo per il momento. Sono innocente. E dovranno ammetterlo».

 

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