Delittisocietà

“Il Diavolo va condannato a sei anni di carcere”

Lo studente universitario Matteo Valdambrini avrebbe fatto credere ad un gruppo di ragazzini di essere il diavolo e di essere immortale, per approfittarne anche sessualmente. Avrebbe pure convinto le vittime di essere dei “prescelti”, grazie ad alcune messinscena utili ai suoi scopi. L’8 novembre parlerà la difesa

 

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Il servizio di Cronaca Vera su Matteo Valdambrini

 

FIRENZE – Il Diavolo avrebbe abusato di almeno tredici giovani, tra cui due minorenni. Per questo il pm Eligio Paolini ha chiesto per lui una condanna a sei anni di carcere. Perché non stiamo parlando di un vero demonio, ma di Matteo Valdambrini, 23 anni, studente universitario di Firenze, che aveva, con questa nomea e secondo le accuse “ridotto e mantenuto in uno stato di profonda soggezione diverse persone, alcune delle quali anche minori, abusando della loro condizione di inferiorità psichica e approfittando di situazioni di vulnerabilità per compiere violenze sessuali”. La polizia lo aveva arrestato nel giugno del 2020 ritenendolo sostanzialmente a capo di una setta.

A luglio 2021 il giovane aveva chiesto il rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Ed erano emersi i dettagli del suo modo di soggiogare i ragazzini, convinti che lui fosse “Omen, il Diavolo”. Si presentava inzialmente come un bravo ragazzo, ha raccontato una presunta vittima, che dava ripetizioni di inglese: «Anche mia mamma era contenta di lui. Lo pagavamo 20 euro l’ora». Ma poi cambiava atteggiamento: «Mi propose di darmi ripetizioni gratis in cambio di prestazioni sessuali». Il Corriere della Sera riportava stralci dei verbali di alcuni ragazzi: «Si presentò a casa mia, era molto arrabbiato e aggressivo perché aveva saputo che stavo con la sua ex. Afferrò un compasso e mi disse “avrei voglia di infilarti il compasso nella gola”, io glielo tolsi dalle mani ma lui prese il coltello del pane in cucina e lo impugnò contro di me. Un’altra volta si presentò con delle forbici che apriva e chiudeva in modo minaccioso. In quel periodo ci disse che avrebbe voluto far litigare tutti i ragazzi del gruppo tra loro e ucciderli». Il quotidiano raccolse al momento dell’arresto varie testimonianze, come quella di un ragazzo che raccontò come Matteo in chiesa iniziò a sanguinare dagli occhi: «Anche il sacerdote aveva timore di lui. Ci siamo messi di fronte al prete che ha indicato il capo della setta e ha detto: state attenti lui è il demonio, non vi fate ingannare». E ancora, scriveva il Corriere “tutti erano terrorizzati da quel ragazzo che beveva il sangue, si vantava dei suoi poteri sovrannaturali e raccontava che mangiava i cinesi”.

Portava il gruppo che aveva radunato intorno a sè in luoghi abbandonati, come l’ex ospedale psichiatrico Banti di Firenze, a Villa Sbertoli a Pistoia, a Villa Cicognini o all’ex cementificio di Prato.

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PATTO CON IL DIAVOLO

Poi ci sarebbe stato il “patto con il Diavolo” che secondo la polizia altro non erano che i rapporti sessuali che le vittime dovevano avere con lui pena minaccia di sventure a loro e ai famigliari. L’inchiesta era partita dalla denuncia della mamma di due giovani. E la polizia aveva spiegato al Corriere che le vittime «venivano attratte dalla promessa di sbloccare le loro potenzialità e risolvere i loro problemi di isolamento, solitudine finanche, talvolta, di depressione». Una storia insomma dove la soggezione psicologica l’ha fatta da padrone. È emerso poi in aula come Matteo avesse fatto credere loro, nei raduni che avvenivano a Prato, di essere persone prescelte che in una vita passata un’identità sovrannaturale (“Amon”, “Atena”, “Banshee”, “Aracne”, “Eva”, “Sette Furie”, “Ares”) e che erano stati chiamati a salvare il mondo. Li aveva addirittura convinti della presenza di invisibili vampiri e lupi mannari, approfittando forse dei miti della cultura giovanile, impregnata di storie che fanno capo a serie tv e film incentrati sul fantasy, l’horror e poteri sovrannaturali. Tanto che era riuscito pure a far credere loro di essere immortale.

Per essere convincente si era fatto strangolare con le mani da un complice, fingendosi a terra morto, prima di rialzarsi resuscitato e pronto a rimettersi a posto l’osso del collo e la trachea. Una scena piuttosto suggestiva per i più deboli adepti, persuasi di poter ottenere i suoi stessi poteri dopo aver superato alcuni rituali magici come premere con forza l’indice su un occhio, mordere le braccia fino a sanguinare, afferrarsi la testa premendo sulle tempie, inalare cristalli e incensi. E ovviamente, inviare foto di nudo via Whatsapp, immagini che sarebbero state viste da “Hydra”, un’entità cibernetica. Il pm Eligio Paolini, ricostruita l’intera vicenda, ha chiesto per lui una condanna a sei anni di reclusione. L’8 di novembre toccherà alla difesa parlare. Il caso è aperto.

 

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