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POLMONITI DA GREEN PASS

Che il green pass non abbia nulla di scientifico lo documentano le nuove disposizioni dell’esecutivo, talune davvero surreali. L’unica cosa che si otterrà? Un ulteriore danno all’economia. E forse anche qualcosa in più…

 

Ci stiamo per avventurare in un autunno tra i più neri della storia della Repubblica; tra probabili, innumerevoli sospensioni lavorative, scontri sugli obblighi vaccinali, scuola nel caos più totale e il fisco che in pieno stato di emergenza (terminerà il 31 dicembre) sta per cuocersi gli italiani a suon di pignoramenti e cartelle esattoriali. Dopo aver imposto un lunghissimo lockdown in cambio di elemosine, le imprese sono intanto fallite ad un ritmo impressionante. Solo nell’ultimo trimestre, sono mille i bar e i pub della Capitale che hanno chiuso baracca. Claudio Pica, presidente della Fiepet Confesercenti Lazio, ha detto al Messaggero: «Con i pochi aiuti che hanno ricevuto dallo Stato, la maggior parte non è riuscita a saldare i conti. Quando abbiamo ricominciato a riaprire, non hanno guadagnato abbastanza per recuperare». E adesso società e locali sono in vendita per prezzi ridicoli, dai 50 ai 70 mila euro, cifre tanto basse che si teme un maxi investimento della criminalità organizzata pronta così a ripulire il denaro sporco.

Quindi, come ha pensato il Governo di risolvere i nostri problemi? Non solo riattivando a pieno regime l’Agenzia della Riscossione. No, troppo facile. Ha stretto le maglie del Green Pass, il famigerato lasciapassare che sembra partorito dalla mente di Guidobaldo Maria Riccardelli, il fanatico professore che costringeva Fantozzi e Filini a guardare La corazzata Potemkin in luogo di una storica Italia-Inghilterra a Wembley.

Ora, chi è contrario al Green Pass sostiene che bere un caffé al bancone o al tavolo non faccia gran differenza per il virus, e vorrebbe per tale ragione eliminarlo. Ed è difficile dargli torto. Non c’è poi bisogno di essere novax per capire che, dato che è ormai assodato che chi è vaccinato possa contagiare ed ammalarsi, un Green Pass da sola vaccinazione sia in sostanza una toppa peggio del buco: se di emergenza ancora si tratta, serve allora un tampone per tutti, vaccinati e non. Di fatto, tutto ciò non fa che ripercuotersi sull’umore dei clienti e dei gestori, già nero da quando sono stati costretti a chiedere alla gente di esibire un documento sanitario. Costoro, proprio per l’attrito generato dalla disposizione e all’allontanamento “forzato” di milioni di cittadini, finiscono per perdere gran parte del proprio fatturato: d’altra parte un non vaccinato non si farà mai un tampone per bersi un caffè o mangiare una pizza, è evidente. Tale ovvietà vale dunque per i bar come per i ristoranti e numerose altre attività aperte al pubblico.

Certo, si dirà, c’è un decreto. Ma cosa abbia a che fare il Green Pass con il contenimento del virus non si capisce bene. Basta, per comprenderlo, descrivere le scene surreali cui si assiste quotidianamente: dipendenti di grandi magazzini senza Green Pass che mangiano sul marciapiede perché altrimenti rischierebbero di contagiare i colleghi vaccinati (o viceversa) con cui, tuttavia, tornano a lavorare al chiuso un’ora dopo. Stessa scena per la mensa delle forze dell’ordine, che si separano giusto il tempo del pranzo, per poi tornare insieme di pattuglia. Chissà, anche il virus andrà in pausa? Siamo alla follia pura, perchè è di ogni evidenza che di scientifico in tutto questo non ci sia nemmeno l’ombra. Ma ormai si insorge solo attraverso i social. E nemmeno troppo, perché i social censurano chiunque non sia in linea con “le autorità sanitarie locali” (e non lo diciamo noi, lo scrivono loro nelle normative per gli utenti).

Oggi che siamo stati abituati ad autocertificare i nostri spostamenti, a rientrare all’ora del coprifuoco, restiamo infatti in silenzio di fronte a qualsiasi disposizione grottesca. Non a caso siamo stati quasi tutti disposti a garantire l’accesso ai nostri telefoni ad un’app governativa (l’app Io è del ministero dell’economia, Immuni della Salute) per scaricare il certificato verde; abbiamo visto vip che si vantano di essere stati delatori; politici e giornalisti che invitano a licenziare chi non vuole farsi un vaccino non obbligatorio; e perfino medici che invocano per i novax cure a pagamento. E al Governo hanno pensato giustamente che non ci sia limite alla nostra idiozia. Quindi hanno deciso di stringere ancora di più le maglie del Green Pass.

Credete che il lasciapassare serva davvero a contenere scientificamente il virus? Benissimo. Ecco cosa ha messo sul piatto l’esecutivo, salvo cambiamenti dell’ultimo minuto: il Green Pass sarà necessario per accedere a ristoranti al chiuso, piscine, cinema, teatri, stadi, aerei, navi, università (studenti e personale), traghetti e treni e pullman a lunga percorrenza. Non vi pare che manchi qualcosa? Qual è sempre stata dall’inizio della pandemia, e per tutti gli esperti, la maggior causa di assembramento e dunque di contagio? Il trasporto locale, giusto? Ecco, per i treni regionali e gli autobus locali, gli unici mezzi pieni come uova ogni mattina feriale da settembre a giugno, il Green Pass non serve, così come non serve per metropolitana e tram. Non dà allora anche a voi l’idea che ci troviamo sempre di più in mezzo ad una farsa? Perchè di questo si tratta, una tragica farsa italiana che non conosce fine, tanto da far impallidire i geni che partorirono la soluzione dei banchi a rotelle: per evitare i contagi sugli autobus torneranno infatti i controllori con l’arduo compito di far rispettare il distanziamento, di verificare che siano indossate le mascherine ed, eventualmente… di far aprire i finestrini. Un’idea meravigliosa, specie a dicembre: non sarà il Covid, ma una polmonite la prenderemo certamente.

(Anticipazione del Momento di Cronaca Vera in edicola martedì 31 agosto)

 

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