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Arrestata Monia Bortolotti, giovane mamma di Pedrengo: “Soffocò in un anno entrambi i figli”

Per gli inquirenti, Monia Bortolotti, non riusciva a sopportare il pianto dei suoi neonati. E li avrebbe uccisi entrambi

 

Pedrengo, paese di seimila abitanti in provincia di Bergamo, è sotto choc dopo l’arresto di una mamma accusata di doppio infanticidio. Si tratta di Monia Bortolotti, 27 anni: per gli inquirenti avrebbe soffocato entrambi i suoi figli perchè non riusciva a sopportarne il pianto.

IL GIALLO DI PEDRENGO

L’indagine ha preso il via dopo la morte di Mattia Zorzi, il 25 ottobre 2022, a soli due mesi. Troppo sospetta una seconda morte in culla dopo quella avvenuta l’anno prima della sorella Alice, la cui fine, a soli quattro mesi, era stata addebitata ad un incidente da rigurgito. All’epoca nessuno aveva avuto dubbi. Ma in entrambi i casi i decessi erano avvenuti quando Monia era in casa da sola ed era stata lei a chiamare i soccorsi.

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La Procura ha così disposto l’autopsia su Mattia e la riesumazione del corpo di Alice. Monia, origini indiane e adottata da piccola da una famiglia bergamasca, è stata arrestata mesi dopo l’arrivo del referto autoptico di Mattia, giunto nel febbraio 2023. Recita infatti una nota dei carabinieri che l’esame «ha portato alla luce la circostanza per cui la morte del piccolo era stata causata inequivocabilmente da una asfissia meccanica acuta da compressione del torace: secondo gli investigatori tale asfissia meccanica era stata ottenuta attraverso un’azione volontaria, che evidenziava l’obiettivo di causare la morte del bambino».

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MONIA BORTOLOTTI, UNA DONNA LUCIDA

E Alice? Al momento della tragedia, la mamma aveva riferito di averle dato il latte e di averla tenuta in braccio fino a farla addormentare, salvo constatare che la piccola, una volta nella culla, era diventata cianotica e non respirava più. Il medico dichiarò di aver aspirato abbondante latte dal tubo endotracheale della bambina e concluse che probabilmente la nascita prematura della piccola, nata di 7 mesi, aveva comportato un deficit della deglutizione.

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Ma ora il quadro assume toni ben più sinistri. Spiega la nota dell’Arma: «All’esito degli accertamenti effettuati, il quadro indiziario delineato individuava la causa scatenante dell’azione infanticida, per entrambi i delitti, nell’incapacità della madre di reggere alla frustrazione del pianto prolungato dei bambini, escludendone la possibile connotazione colposa. Nel corso dell’indagine non è emerso, dall’esame della documentazione sanitaria dell’indagata prima e dopo gli eventi criminosi, un disturbo di tipo psichico della donna, pertanto si ritiene che la stessa abbia agito nella piena capacità di intendere e di volere, apparendo lucida, ben orientata, con grande capacità di linguaggio, razionalizzazione e freddezza, caratteristiche palesate, tra l’altro, nell’organizzazione della propria difesa, dopo aver scoperto di essere sospettata dei due infanticidi».

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