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C’è finalmente una luce in fondo al tunnel. E ci viene incontro: è un tir

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Conoscete Gurbanguly Berdimuhamedow? Abituatevi a questo nome, perché ci è più vicino di quanto possiate immaginare…

 

Ce l’abbiamo fatta. Dopo un lungo tira e molla l’Italia ha introdotto, almeno per gli over 50, l’obbligo vaccinale. Naturalmente, come avevamo previsto, nella formula del Super Green Pass, in modo che il candidato all’inoculazione firmi comunque il consenso informato e se ne assuma i rischi. I giornali hanno salutato l’evento con gioia, perché, scrive ad esempio Il Giornale: “l’obbligo non è un miraggio. Per tutte le fasce d’età vige già in Indonesia, Turkmenistan, Ecuador e Tagikistan”. Ecco, eravamo rimasti indietro. Ma ora l’Italia è finalmente alla pari con queste fondamentali e secolari culle del diritto. E possiamo così continuare a dire che la nostra Costituzione sia la più bella del mondo, seconda forse per principi democratici solo alle Filippine, dove i novax li arrestano direttamente.

Dicono che altri in Europa ci seguiranno. Dicono. Perché l’Italia è oggi un modello: il Turkmenistan del Vecchio Continente. Non sappiamo come lavori laggiù la stampa, perché nemmeno sappiamo bene dove sta. Nè sappiamo se anche lì i giornali esaltino all’unisono come da noi il premier di un Governo dalla maggioranza bulgara, sparando in prima pagina pure una fantomatica e florida situazione economica del Paese, ottenuta grazie alle sue brillanti manovre. Strepitosa ad esempio, la notizia che l’Italia sia finalmente tornata sopra i 23 milioni di occupati, appena 178mila in meno rispetto a prima che scoppiasse la pandemia. Peccato che se si leggono bene i dati Istat si scopra che dei 700mila occupati recuperati il 60% sia a termine. E che l’unico nuovo aumento dei posti di lavoro sia quello dei precari, con un +19mila rispetto ad ottobre, attestati a oltre tre milioni. I dipendenti stabili, infatti, continuano a calare (-21mila) e aumentano gli autonomi (+66mila). Di fatto, dunque, lo stato sociale è finito a pezzi: i lavori non hanno più garanzie e l’articolo 1 della Costituzione non avrà presto più modo di esistere (ma tanto, con sommo gaudio di tutti, da noi vige ormai la più democratica Costituzione del Turkmenistan).

La lettura dei dati è infatti semplicissima, ma assai diversa da come la dipingono i giornali: il milione di persone rimaste a piedi in un anno non ha infatti trovato di meglio che un posto a tempo e se non lo ha fatto ha provato a mettersi in proprio per disperazione, magari aprendo la famigerata partita iva.

D’altra parte i lockdown sono stati indennizzati con elemosine e l’Italia è di gran lunga il Paese che ha chiesto più prestiti all’Ue. Ci sono quasi 700mila aziende a rischio crac ora che devono rientrare dei prestiti bancari, all’epoca sospesi dal Decreto Cura Italia. Lo segnala il Centro studi di Unimpresa, il cui vicepresidente Giuseppe Spadafora dice all’agenzia Agi: «Condividiamo l’appello del presidente e del direttore dell’Abi, Antonio Patuelli e Giovanni Sabatini, che hanno chiesto al governo italiano e alle autorità europee di rinnovare i sostegni pubblici fino al termine della pandemia». A quanti milioni di persone danno lavoro 700mila imprese? Chi lo sa. Ma dall’opulenta Brianza, cuore pulsante dell’economia lombarda, a sua volta polmone vitale dell’Italia, arriva l’ennesimo grido d’allarme. Lo lancia su MonzaToday Salvatore Bongiovanni, ristoratore di Seregno e delegato per la Lombardia del MIO (Movimento Impresa Ospitalità): «Siamo a un bivio. A Capodanno è saltato un cenone su due e Natale è andato deserto. Dietro l’angolo si prospettano migliaia di nuovi licenziamenti. Tantissime strutture saranno infatti costrette a chiudere nel primo trimestre 2022 per mancanza di ossigeno. Per la terza stagione consecutiva siamo in emergenza covid, questo è un fatto. O si aiuta il comparto Horeca o lo si affossa definitivamente, con grande giubilo delle multinazionali e della delinquenza organizzata».

Non è difficile immaginare come finirà. Ma se ancora vivete nell’illusione che andrà tutto benissimo, se i numeri devastanti dell’occupazione, del precariato e dei debiti non vi bastano, se non vi basta l’inaudito aumento delle bollette e del caro energia che ha messo in ginocchio le aziende, state almeno bene attenti a manifestare la vostra gioia sui social network. Perché anche lì presto lo Stato potrebbe venire a spiarvi per poi chiedervene conto ai fini fiscali. Scrive il Giornale: “Avete presente l’abitudine quotidiana a postare su social come Facebook o Instagram momenti particolari della vita quotidiana come una cena al ristorante o un bel regalo di compleanno? Bene, in un futuro non tanto lontano quelle immagini potrebbero essere utilizzate dall’Agenzia delle Entrate, ove mai il Garante della Privacy concedesse l’autorizzazione a un simile uso, nell’attività di accertamento dei redditi del contribuente. È quanto prevede un documento del Ministero dell’Economia – Dipartimento che struttura gli obiettivi della riforma dell’amministrazione fiscale prevista dal Pnrr”.

Sarebbe la degna conclusione del controllo dello Stato sulle nostre vite, iniziato con l’emergenza per la pandemia e ramificatosi via via con autocertificazioni, coprifuoco, identità digitali, limiti ridicoli al contante, green pass e super green pass per accedere praticamente ovunque. E infine con l’obbligo vaccinale, come nella già citatissima Repubblica del Turkmenistan che, vi vogliamo infine rivelare, è sempre stata considerata di fatto una dittatura totalitaria dove viene promosso il culto della personalità del presidente Gurbanguly Berdimuhamedow. È insomma un tunnel buio per l’Italia, in fondo al quale c’è comunque certamente una luce che ci viene incontro: è quella di un Tir.

(Dal Momento di Cronaca Vera in edicola martedì 18 gennaio)

 

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