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L’assegno familiare unico nella Repubblica Socialista Italiana

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Pensate di sapere tutto sull’assegno familiare unico? Date un’occhiata, forse non vi è ancora tutto chiaro… Siete pronti per l’avvento del Grande Fratello Fiscale?

 

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Gli studiosi dubitano molto che la parola “proletario” derivi da coloro “il cui unico patrimonio era costituto dalla prole”. Da oggi, tuttavia, dubbi non ce ne saranno più e anzi dovranno vedere al rialzo la definizione in “più è numerosa la prole, maggiore è l’unico patrimonio del proletario”. A renderlo tale sarà infatti l’assegno unico per le famiglie, che diventa più sostanzioso a mano a mano che cresce il numero dei figli e si assottigliano allo zero le ricchezze personali.

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Anche la definizione marxista di “proletario” in quanto persona che vive solo del salario corrispondente alla sua “forza-lavoro” può andare in pensione. Infatti, gli unici che riceveranno l’assegno unico in automatico sono i 624 mila nuclei familiari che percepiscono il reddito di cittadinanza, ovvero coloro che non costituiscono affatto “forza-lavoro”.

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Secondo i calcoli di Repubblica, una famiglia di due adulti che non lavorano e con due figli minorenni e che oggi percepisce 900 euro di reddito di cittadinanza, vedrà lievitare l’introito di Stato fino a 1050 euro, mentre se è in affitto a 1330 euro. È giusto? A patto che il reddito di cittadinanza sia davvero temporaneo e finalizzato a trovare un lavoro, secondo noi sì. Come è altrettanto giusto che alla famiglia di Diego Pianarosa, consulente informatico di Casasco con la bellezza di 12 figli dai 4 ai 19 anni, possa arrivare un congruo assegno di Stato di 2800 euro mensili, stando ai calcoli fatti da La Stampa. Il punto non è questo.

Il punto è che, per venire incontro a casi estremi, vengono stravolte tutte le regole per 7 milioni di famiglie con figli. Finora, infatti, per percepire gli assegni familiari era sufficiente la dichiarazione dei redditi, addirittura del solo richiedente nell’ipotesi di coppia non sposata, e i dati anagrafici e fiscali delle persone a carico. Ora tutto cambia: serve l’Isee. Questo documento non viene oggi stilato proprio da tanti, tutt’altro: lo compilano solo coloro che necessitano di agevolazioni statali o quelli che sono enormemente indebitati con il fisco. A beneficio di tutti gli altri ci preme così far presente che con l’Isee non soltanto devono essere presentati i redditi dell’intero nucleo familiare (sposati e pure non sposati), ma anche quante e quali macchine sono possedute, tutti i conti correnti del nucleo (minori compresi), tutte le carte di credito, i libretti di risparmio, eventuali azioni e buoni del tesoro posseduti (quanti e quali) e perfino la giacenza media annua del denaro sui rispettivi conti. Non basta. Compilando l’Isee si autorizza l’accertamento nei propri confronti di ciò che si è dichiarato e ci si assume la responsabilità penale pure in caso di meri errori.

Ciò che insomma il governo non era riuscito a fare con i demenziali bonus della pandemia legati all’Isee, riuscirà ora ad ottenerlo senza battere ciglio con 7 milioni di famiglie con figli –  perché gli assegni costituiscono un’entrata fissa su cui finora hanno contato – scattando così una perfetta fotografia economica della loro situazione. Un immane grande fratello fiscale in cui lo Stato sa tutto di noi e nel quale noi siamo i primi a chiedere di essere spiati, come in una repubblica socialista dove il controllo delle nascite dà la misura della ricchezza del Paese. E la cosa più incredibile è che è stato calcolato che 2,5 milioni di famiglie che stileranno l’Isee – con varie detrazioni eliminate e altri benefici radiati – andranno perfino in perdita con il nuovo assegno. Si tratta del ceto medio, quello con stipendi più elevati e dunque, un domani, più aggredibile dall’erario.

Si dirà che è possibile ottenere l’assegno unico anche senza farsi spiare dallo Stato nelle tasche e senza che il governo metta il naso sull’entità dei vostri risparmi. Ovvero senza presentare l’Isee: certo che potete. E verosimilmente molti di voi rinunceranno a fare l’Isee per non inoltrarsi nella giungla di documenti, code già lunghe ai Caf che da gennaio si moltiplicheranno a dismisura o anche solo per la paura di commettere pericolosi errori agendo in autonomia.

Ma in quel caso alle casse pubbliche andrà meglio non una, ma due volte. Andrà meglio da una parte perché verosimilmente risparmierà parecchio: vi spetteranno infatti 50 euro al mese per figlio come per coloro che hanno un Isee superiore a 40mila euro, una cifra davvero enorme quando si hanno dei minori a carico. E andrà meglio anche da un secondo punto di vista: secondo voi, a quel punto, il fisco darà per scontato che non vogliate che lo Stato controlli i vostri risparmi o che abbiate un Isee superiore a 40mila euro e che dunque un domani siate passibili di un accertamento per ipotizzata incongruità nella dichiarazione dei redditi?

(Dal MOMENTO di Cronaca Vera in edicola il 30 novembre 2021)

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