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Mostro di Firenze, l’ultimo mistero del delitto degli Scopeti- VIDEO

La conclusione dell’inchiesta di Fronte del Blog (qui la prima parte) su uno dei principali problemi sul mostro di Firenze: la data in cui venne uccisa, nel settembre 1985, una coppia di turisti francesi, Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, in una piazzola di via degli  Scopeti. La nostra videointervista al documentarista Paolo Cochi (SOPRA)

 

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La negata revisione del processo in base alla perizia Introna

La Corte d’Appello genovese, con ordinanza Prot. 1927/2003, ha respinto il ricorso per rifare il  processo a Mario Vanni, presentato dai suoi legali nel 2003.
La carta più forte della difesa erano senz’altro le valutazioni “entomologiche” del professor Introna.
Abbiamo potuto esaminare il testo del provvedimento, gentilmente fornitoci da Paolo Cochi.
I giudici genovesi hanno dichiarato di volersi attenere ad una massima della Suprema Corte di Cassazione elaborata per casi analoghi.
La riportiamo testualmente, anche se espressa in un “giuridichese” un po’ involuto: “In tema di revisione, non costituisce prova nuova ai sensi dell’art. 630 lett. c) c.p.c. una diversa valutazione tecnico-scientifica degli elementi fattuali già noti ai periti e al giudice, che – nel postulare la sopravvenuta esperibilità di una diversa e più affidabile metodologia d’indagine peritale – si risolva in realtà nella reiterazione di apprezzamenti critici in ordine ai dati ontologici ed emergenze oggettive già conosciuti e apprezzati nel giudizio, in violazione del principio dell’improponibilità, mediante la revisione, di ulteriori prospettazioni di situazioni già constatate.”

In sostanza, la Cassazione ha puntualizzato che quando si propone una diversa interpretazione tecnico-scientifica di fatti che furono sottoposti a perizia in sede di processo, è necessario un approccio metodologico effettivamente innovativo, per precisione e affidabilità, rispetto a quello utilizzato in causa. Una riformulazione correttiva dello stesso approccio non basta.
Ciò premesso, la Corte genovese,  citando testualmente una dichiarazione resa nel dibattimento dal prof. Maurri (“l’elemento che ci ha fatto attribuire la morte – delle vittime di scopeti n.d.r – alla notte tra la domenica e il lunedì anziché a un momento antecedente, è stata la constatazione che il cadavere dell’uomo – ricordiamo che la perizia Maurri prende come parametro le condizioni del corpo di Jean Michel Kraversvili – non aveva alcuno o scarsissimi elementi che denotassero un intervento della fauna cadaverica”) ne ricava che i periti del 1985 avevano tenuto conto dell’aspetto entomologico nella datazione della morte delle vittime, col vantaggio, rispetto al prof. Introna, di potersi basare sull’osservazione diretta dei cadaveri, e non sul mero esame di fotografie. A tal riguardo rammentiamo che Introna aveva formulato il suo parere avendo a disposizione solo le fotografie del corpo di Nadine Mauriot.
La Corte conclude così il ragionamento: “Va anche rilevato, del resto, che non risulta intervenuto  in proposito un radicale mutamento nelle metodologie di indagine tale da mettere in dubbio la validità delle conclusioni espresse nella fattispecie dai periti.” 

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A nostro parere l’avviso dei giudici genovesi è discutibile sotto diversi aspetti.
Innanzitutto leggendo la perizia, e interpretando alla luce di questa la riportata dichiarazione in aula di Maurri, risulta che quest’ultimo, più che prendere in considerazione e valutare l’attività degli insetti sul corpo di  Kraveichvili , l’aveva giudicata inapprezzabile- evidentemente in base alle conoscenze dell’epoca – e quindi di nessun aiuto ai fini tanatocronologici.
In questa prospettiva, perde di valore la stessa osservazione, ammesso che sia fondata – e ci sono elementi per dubitarne –  circa la non decisiva evoluzione dell’”entomologia forense” dal 1985 al 2003.  Se un indiscusso esperto specifico, come Introna, aveva ritenuto di rivedere la datazione della morte delle vittime di Scopeti basandosi sull’esame delle larve d’insetto che apparivano nelle foto del cadavere della Mauriot, quella era la dimostrazione più evidente che un salto di qualità dell’entomologia applicata agli esami autoptici era avvenuta.
L’unico argomento che pare reggere, nella motivazione della Corte d’Appello ligure, è che Introna, non avendo potuto esaminare foto del cadavere di Kraveichvili , nulla poteva dire – né l’aveva fatto – sulla datazione “entomologica” specifica della sua morte. Anche Maurri, del resto, non aveva basato la sua stima sull’osservazione delle larve d’insetto presenti sul corpo del ragazzo francese ma su altri elementi.
Gli stessi che , nel 1985, inducevano invece il professor Marello a retrodatare la morte.

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Lettera del mostro al magistrato Silvia Della Monica

 

A tal proposito,  giova riprendere il rapporto del  1986 del Generale Torrisi, già citato nella prima parte dell’inchiesta
L’alto ufficiale dei carabinieri, nel considerare l’ipotesi di una possibile retrodatazione al sabato del delitto di Scopeti, entra nel merito dell’inidoneità del corpo della Mauriot – punto cardine della perizia Maurri – a fornire indicazioni tanatocronogiche precise a causa dell’accelerazione dei processi di decomposizione causata dal caldo anomalo di quel settembre, combinato col surriscaldamento della tenda in cui il cadavere si trovava.
Torrisi suggeriva una comparazione  con lo stato dei cadaveri delle vittime, entrambe maschili, del delitto commesso a Giogoli dal Mostro di Firenze, scoperti esattamente due anni prima, il 9 settembre 1983.
Ebbene, le condizioni di quei due cadaveri, rimasti per un giorno e una notte all’interno di un pullmino chiuso, in una zona poco ombreggiata, risultano essere, all’esame autoptico, meglio conservate di quello della Mauriot.
Come mai, se anche nel settembre del 1983 la calura era elevata, stando alle temperature medie, e soprattutto se l’abitacolo in lamiera dell’automezzo,  battuto dal sole, aveva aumentato la temperatura interna ben di più di quanto potesse fare il rivestimento di una tenda da campeggio?
Un dubbio più che legittimo, anche se Torrisi non aveva le conoscenze e le competenze per tradurre la sua intuizione in una valutazione scientifica rigorosa.
In conclusione il rigetto dell’istanza di revisione, suscita parecchie perplessità, ed è  da considerare accettabile solo perché manca un riscontro fotografico dell’attività degli insetti sul corpo di Jean Michel Kravreichvili su cui fondare avanzate valutazioni entomologiche.
Anche se rimane il dubbio che l’osservazione in fotografia del solo cadavere di Nadine Mauriot offra riscontri sufficienti per queste valutazioni.

Lo speciale di Fronte del Blog dedicato al Mostro di Firenze – QUI 

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PIETRO PACCIANI

Le altre più recenti perizie

Anche a causa dell’insoddisfacente  pronuncia da parte della Corte d’appello di Genova, il problema dell’esatta datazione del delitto di Scopeti ha continuato ad alimentare il dibattito “mostrologico”, tanto più dopo che il supplemento di inchiesta, considerato essenziale dai giudici del processo ai compagni di merende -l’individuazione del cosiddetto  secondo livello, i mandanti – si è arenato con l’insuccesso dei filoni riguardanti il medico perugino Narducci e il farmacista Calamandrei.

Nel 2015 si è verificata una novità importante.
Il documentarista e saggista Paolo Cochi, già citato, in un suo reportage su Scopeti, ha consultato 6 esperti in medicina legale ed entomologia forense, sottoponendo loro, di nuovo, il quesito sulla datazione del delitto.
Ne ricordiamo i nomi:

  • Prof. Giorgio Bolino, Sezione di Medicina Legale del Dipartimento di Scienze Anatomiche, Istologiche, Medico Legali di Roma;
  • Prof. Antonio Osculati, medico legale dell’Università di Pavia;
  • Prof.ssa Simonetta Lambiase, dell’Università di Pavia;
  • Prof. Stefano Vanin, entomologo forense dell’Università di Huddersfield, in Gran Bretagna.;
  • Prof. Giovanni Marello, Istituto di Medicina Legale di Firenze;
  • Prof. Pietro Campobasso, medico legale dell’Università del Molise.

In questa circostanza c’è stata una differenza basilare rispetto alla perizia Introna: vennero offerti ai periti foto autentiche del cadavere di Jean Michel Kravreichvili, sia sul tavolo autoptico che nella sede del ritrovamento, recuperate dai fascicoli giudiziari.
In questo modo si è annullato il gap a favore del pool guidato  dal prof. Maurri nel fornire valutazioni entomologiche , sottolineato dalla Corte d’Appello di Genova nel 2003.
Dalle foto, infatti, si possono determinare le dimensioni delle larve presenti sui corpi, anche se non la specie di appartenenza. Poiché i periti giudiziari non procedettero, nel 1985, a tale misurazione, e nemmeno alla identificazione della specie – a ulteriore dimostrazione che non si addentrarono nel campo entomologico – si può dire che la valutazione tecnico-scientifica effettuata nel 1985 e quelle effettuate nel 2015 poggiano sugli stessi elementi di fatto. 

L’esito dell’iniziativa di Cochi è sorprendente.
Come riportato in dettaglio nel libro “Mostro di Firenze: al di là di ogni ragionevole dubbio”, a pagina 428 e seguenti, tutti e sei gli esperti consultati conclusero, sulla base di stime derivanti dall’entomologia forense, combinate con quanto emerge dalla dettagliata descrizione dei tessuti cadaverici fornita dalla perizia Maurri, che la morte di entrambe le vittime non poteva risalire al giorno 8 settembre 1985, ma a un momento precedente, oscillante tra la sera del 6  e la sera del 7 settembre.

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La prof.ssa Lambiase ha anche effettuato un esperimento, che la stessa illustra in questo video, per osservare i tempi di comparsa delle larve di insetto su campioni di carne cruda lasciati per alcuni giorni nel sito di Scopeti all’inizio del mese di settembre 2015. Gli esiti di tale test confermano le stime della professoressa e dei colleghi succitati sui tempi di attività della fauna cadaverica in quel luogo in quel periodo dell’anno.

Particolarmente indicativo è il parere del Prof. Bolino, laddove compie una comparazione medico legale tra i corpi delle due vittime di Giogoli, nel 1983, Uwe Rush e Horst Meyer, ritrovate  dentro un camper, e quello di Nadine Mauriot, ritrovata a Scopeti dentro una tenda da campeggio, nel medesimo periodo dell’anno. L’analisi di Bolino conferma quanto ipotizzato dal Generale Torrisi nel suo rapporto del 1986, ovvero che, nonostante condizioni di microclima più sfavorevoli e una stima dell’intervallo tra la morte e il rinvenimento dei corpi di durata paragonabile a quello indicato dalla perizia Maurri per la Mauriot, le condizioni dei cadaveri dei due turisti tedeschi erano molto meno degradate di quello della vittima francese di Scopeti,  a conferma che la morte di quest’ultima era avvenuta da più tempo.

A tal riguardo siamo in grado di fornire un documento, fattoci pervenire da Paolo Cochi, che mostra  come la collocazione del delitto di Scopeti a cavallo tra il 7 e l’8 settembre, evidentemente in base all’osservazione, loro riferita, sullo stato dei cadaveri da parte degli investigatori durante il sopralluogo,  fosse inizialmente condivisa anche dai magistrati inquirenti Canessa, Fleury e Vigna.

Eccolo qui sotto.

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Conclusioni

A nostro avviso, le nuove acquisizioni scientifiche intervenute a seguito dell’iniziativa di Paolo Cochi, giustificano la presentazione di una nuova istanza di revisione del processo ai compagni di merende.
Una tale iniziativa spetta per legge al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Firenze , oppure ai parenti di Mario Vanni  o Giancarlo Lotti, essendo i rei nel frattempo deceduti.
A quanto si sa, nessuno dei congiunti dei due “compagni di merende” è interessato a intraprendere  questa via giudiziaria, economicamente onerosa e sempre aleatoria, per riabilitare la memoria dei loro cari col riconoscimento della loro innocenza.
In questo giudizio ci sarebbe la possibilità di acquisire anche eventuali altre perizie, ad oggi mancanti,  che, confermino in tutto o in parte la perizia Maurri, esprimendosi diversamente da quella Introna e dalle altre 6 indicate nel paragrafo precedente.
Comunque, le risultanze medico-specialistiche illustrate forniscono già  adesso,  sotto il profilo storico, scientifico e  investigativo, saldi addentellati per mettere fortemente in discussione – e probabilmente siamo persino troppo cauti – la soluzione del caso del Mostro di Firenze, sancita da un giudicato penale, che vede in veste di colpevoli gli scellerati “amiconi” Pacciani, Lotti e Vanni.

Rino Casazza 

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Mostro di Firenze, le rivelazioni di Paolo Cochi: “Ecco perché non lo hanno preso”

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato un numero imprecisabile di racconti e 15 romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi in cui rivivono come protagonisti, in coppia, alcuni dei grandi detective della letteratura poliziesca. Il più recente è "Sherlock Holmes tra ladri e reverendi", uscito in edicola nella collana “I gialli di Crimen” e in ebook per Algama. In collaborazione con Daniele Cambiaso, ha pubblicato Nora una donna, Eclissi edizioni, 2015, La logica del burattinaio, Edizioni della Goccia, 2016, L’angelo di Caporetto, 2017, uscito in allegato al Giornale nella collana "Romanzi storici", e il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018. Nel settembre 2021, è uscito "Apparizioni pericolose", edizioni Golem. In collaborazione con Fiorella Borin ha pubblicato tre racconti tra il noir e il giallo: Onore al Dio Sobek, Algama 2020, Il cuore della dark lady, 2020, e lo Smembratore dell'Adda, 2021, entrambi per Delos Digital Ne Il serial killer sbagliato, Algama, 2020 ha riproposto, con una soluzione alternativa a quella storica, il caso del "Mostro di Sarzana, mentre nel fantathriller Al tempo del Mostro, Algama 2020, ha raccontato quello del "Mostro di Firenze". A novembre 2020, è uscito, per Algama, il thriller Quelle notti sadiche.

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