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Mostro di Firenze, cosa successe davvero nell’ultimo delitto agli Scopeti?

L’inchiesta di Fronte del Blog su uno dei problemi più scottanti nella vicenda del mostro di Firenze: cosa sappiamo di preciso sulla data in cui vennero uccisi gli sfortunati francesi Jean Michel Kravreichvili e Nadine Mauriot?

 

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Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili

 

Il delitto avvenuto in una piazzola in via degli Scopeti a San Casciano Val di Pesa, oggi semplicemente denominato dai cultori del caso del Mostro di Firenze “delitto di Scopeti”, venne scoperto nel primo pomeriggio di lunedì 9 settembre 1985.
L’ultimo scorcio d’estate di quell’anno fu particolarmente caldo. Il clima è destinato ad avere un ruolo importante nella determinazione all’orario in cui il crimine fu commesso.
In quel luogo appartato, anche se non troppo fuori mano – la provinciale che collega San Casciano val di Pesa a Tavernuzze lo lambisce da vicino – ma sicuramente poco adatto come luogo di soggiorno prolungato –  si trattava di un terreno incolto utilizzato come discarica di rifiuti e improvvisato “alcova” per fugaci amplessi mercenari – giacevano i cadaveri di un giovanotto, Jean Michel Kravreichvili, e di una giovane donna, Nadine Mauriot, campeggiatori in viaggio di vacanza in Italia dalla nativa Francia.
A dare l’allarme fu un cercatore di funghi passato di lì per caso, Luca Santucci.
Costui, accortosi del corpo di Kravreichvili seminascosto in mezzo  ai rovi, avvertì i carabinieri, che accorsero sul luogo intorno alle 14.30.

L’opinione degli investigatori

Gli esponenti delle forze dell’ordine sopraggiunti, non solo quelli appartenenti all’Arma, ma anche quelli della Polizia, riferiscono che lo stato  dei cadaveri dava la netta impressione  di un omicidio  avvenuto alcuni giorni addietro.
Emblematico il rapporto datato 22 aprile 1986 del generale Nunziato Torrisi, allora  Colonnello, superiore dei carabinieri che effettuarono il sopralluogo.
Su questo documento torneremo, poiché esplicita e sviluppa gli elementi che inducevano a collocare il delitto prima dell’8 settembre.
Anche se  l’alto ufficiale dell’Arma non presenziò al sopralluogo, ciò non  non toglie autorevolezza alla sua opinione di navigato investigatore, formulata avendo potuto, ed anzi dovuto per ufficio, consultare tutta la documentazione, fotografica e cartacea, prodotta dai militi dell’Arma confluiti sulla scena criminis, che aveva avuto anche possibilità di ascoltare  direttamente.

Sulla stessa lunghezza d’onda è il dr. Federico Franco ai tempi capo della Squadra Anti Mostro della Polizia che, in una dichiarazione riportata nel libro  di Paolo Cochi ( a pag.440) “Mostro di Firenze al di là di ogni ragionevole dubbio” dichiara: “pur rimettendomi agli esperti in materia, se si vuole sapere la mia opinione l’omicidio di Scopeti avvenne di sabato, come miei altri colleghi pensavamo. I cadaveri non erano “freschi“.”

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È corretto attribuire un rilievo importante all’avviso di persone che, per mestiere, sono abituate ad osservare cadaveri di vittime decedute di morte violenta e quindi possiedono un “occhio” allenato a calcolare quando il delitto può essere avvenuto.

Naturalmente ciò non basta, perché la parola decisiva in merito spetta agli specialisti in ispezione cadaverica, depositari delle tecniche di osservazione e analisi dei corpi in decomposizione e degli strumenti concettuali per la loro interpretazione.

Quali furono le conclusioni dei periti “tanatologici”  incaricati di indicare le evidenze scientifiche sul tempo della morte della  sventurata coppia francese di Scopeti?

Lo speciale di Fronte del Blog dedicato al Mostro di Firenze – QUI 

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Lettera del mostro al magistrato Silvia Della Monica

Il referto Maurri

La perizia ( consultabile qui) fu affidata a un pool di professionisti, di cui facevano parte, in veste di coordinatore, il professor  Mauro Maurri, illustre medico legale fiorentino, e in veste di coadiutori, il dott. Aurelio Monelli e il dott. Antonio Cafaro.
È noto che la datazione della morte delle due vittime, da considerarsi pressoché contemporanea in base alla ricostruzione dell’azione omicidiaria, suscitò un dibattito tra i tre periti. Ciò risulta sia dalla lunga dissertazione che nella perizia precede il responso, sia dalla valutazione espressa dal prof. Giovanni Marello, presente nel settembre 1985  in sala autoptica durante l’ispezione dei cadaveri, riportata nel già citato libro di Paolo Cochi a pagina 431. Marello rivela che  la sua propensione per una data precedente all’8 settembre, condivisa anche da altri esperti dell’Istituto di Medicina Legale, si manifestò già al momento dell’autopsia.
Le osservazioni dei periti incaricati, effettuate sia sul posto nel pomeriggio di lunedì, che all’istituto di medicina legale nei giorni successivi, indicavano una differenza nelle condizioni del cadavere femminile, in stato di decomposizione più avanzata di quello maschile
Se si fosse datata la morte delle vittime tenendo conto solo del cadavere della donna, si sarebbe dovuti risalire  a molto prima della sera dell’8 settembre.
Altro discorso se si fosse tenuto conto del cadavere maschile. 
Scarsa, o comunque non particolare attenzione venne posta a un fenomeno cadaverico che, negli anni a venire fino ad oggi, per l’affinarsi degli studi scientifici in materia, è divenuto invece decisivo nei problemi di “tanatocronologia”: l’attività degli insetti che tendono a infestare i corpi senza vita, studiata dall’“entomologia forense”. 

Questa disciplina ha raggiunto certezze sulla durata del ciclo riproduttivo degli insetti cadaverici nelle sue varie fasi, dalla deposizione delle uova negli orifizi del corpo invaso fino alla nascita del nuovo insetto, passando attraverso lo stadio larvale.
La perizia Maurri, così chiamata dal nome della figura dominante tra gli esperti incaricati, si limita a constatare che, nel cadavere femminile, “ La fauna cadaverica era rappresentata da numerose uova e larve (queste ultime ancora brulicanti) di mosca carnaria in corrispondenza dell’emifaccia destra, con erosione e smangiucchiamento dei tessuti molli locali.
Per quanto riguarda il cadavere maschile, la perizia dichiara: “Sono presenti larve di carnaria all’emifaccia sinistra, senza erosione dei tessuti molli locali.
Non c’è da stupirsi della genericità del documento nel rilevare l’attività degli insetti cadaverici: al tempo simili osservazioni non fornivano elementi sufficientemente affidabili ai fini “tanatocronologici”.

La perizia si sofferma su altre osservazioni allora considerate decisive, tra cui quella relativa al “rigor mortis”, sul cui andamento e durata si avevano acquisizioni sicure, anche se all’interno di “range” flessibili, nella letteratura scientifica.

E veniamo al problema del clima di quel settembre di trentasei anni fa. Visto che la temperatura, in tutte le parti del giorno, era molto al di sopra delle medie stagionali, e che l’effetto serra all’interno della tenda chiusa in cui era stato ritrovato  il cadavere femminile l’aveva ulteriormente aumentata, i periti ritennero che le condizioni del corpo di Nadine Mauriot  non fossero indicative al fine di stabilire il tempo della morte, in quanto il caldo ne aveva anormalmente accelerato i fenomeni putrefattivi.

Bisognava, dunque, riferirsi allo stato del corpo di Jean Michel Kravreichvili, rimasto per tutto il tempo, fino alla scoperta del delitto, all’aperto nel più ventilato e ombroso sottobosco ai margini della piazzola. 

Così, applicando quanto si conosceva nel 1985 in merito agli effetti progressivi della morte sui tessuti di un cadavere, i periti conclusero – con riferimento, ripetiamo, alle condizioni  della vittima maschile – che il Mostro aveva ucciso i due giovani francesi nella sera di domenica 8, prima della mezzanotte.

Rino Casazza intervista Paolo Cochi e Marco Beltrandi sugli Scopeti

La datazione di Scopeti nei processi a Pacciani e ai compagni di merende

Pur accompagnata dai dubbi sopraesposti, la datazione di Scopeti è rimasta sotto traccia per molti anni, fino ai primi anni 90.

Il motivo è  semplice: non era decisiva per le indagini. La pista prevalente, nel 1985, era quella sarda, e gli investigatori ( quelli dell’Arma, incaricati di esplorarla in quanto competenti sul delitto di Signa del 1968) procedettero alla verifica sugli alibi dei sospettati senza bisogno di sapere il giorno esatto dell’ultimo delitto. Vedasi qui il rapporto del Colonnello Torrisi sulle azioni intraprese.

Le cose cambiarono quando, per l’azione della Squadra Anti Mostro, emerse un’altra pista, diventata ben presto  dominante, quella che portava a Pietro Pacciani.

Come si ricorderà, il famoso contadino di Mercatale Val di Pesa venne processato, in primo grado, nel 1994, e condannato. Seguì il processo di appello, conclusosi con un’assoluzione. Quest’ultima fu annullata in Cassazione, ma il giudizio di rinvio non poté tenersi per la morte dell’imputato.

Nella vicenda giudiziaria di Pacciani il tema della datazione di Scopeti non svolse un ruolo importante. La difesa esibì un alibi per l’imputato per domenica 8 settembre 1985, sostenendo che in quella circostanza Pacciani, avendo in panne la propria automobile per un guasto verificatosi nel rientrare a casa la domenica sera da  una festa all’aperto a Cerbaia, cui aveva partecipato assieme alle figlie, non avrebbe potuto recarsi alla piazzola di Scopeti  in accordo con il tempo dell’omicidio indicato nella perizia Maurri.

Questo alibi, controverso nei suoi dettagli anche per la discordante versione del meccanico intervenuto per fare provvisoriamente ripartire il mezzo, non era riuscito a dimostrare l’inequivocabile l’impossibilità  di uno  spostamento di Pacciani  a San Casciano. 

Nel frattempo, tuttavia, era irrotta sulla scena l’ipotesi dei “compagni di merende”, con la supposta colpevolezza di gruppo di Pacciani e dei suoi  amici Giancarlo Lotti e Mario Vanni.

Il processo a Lotti e Vanni (e non a Pacciani in quanto defunto) si aprì nel maggio del 1997. Durante il dibattimento nei vari gradi, fino alla pronuncia definitiva in Cassazione nel 2000, la datazione della morte delle vittime di Scopeti di nuovo non fu messa in discussione, in quanto  il reo confesso e supertestimone Lotti, ma anche l’altro teste rilevante, Fernando Pucci, dichiararono convintamente di aver assistito al delitto nella sera dell’8 settembre 1985, prima della mezzanotte, in pieno accordo con la stima della perizia Maurri. Questa circostanza – ovvero che il duplice omicidio si era consumato  dopo il tramonto di domenica- ebbe anche altre conferme indiziarie, tanto che nella motivazione delle sentenze, sia quelle interlocutorie che quella definitiva, essa viene data per acquisita.

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La perizia divergente di Introna

Nel 2002, dopo due anni che il processo ai compagni di merende si era concluso con la condanna di Lotti e Vanni come “mostri” in concorso con Pacciani, emerse una  novità.

Mario Spezi, il più famoso cronista del caso del Mostro di Firenze, incaricò un illustre cattedratico esperto in “entomologia forense”, Francesco Introna, di esaminare la documentazione fotografica ufficiale relativa al cadavere di Naudine Mouriot per esprimere un parere sulla collocazione temporale della sua morte.

L’iniziativa di Spezi era a ragion veduta. Come abbiamo detto, “l’entomologia forense” dal 1985 aveva fatto passi da gigante, e nelle foto del corpo della vittima femminile di Scopeti erano visibili tracce dell’attività degli insetti cadaverici, trascurate nella perizia Maurri per i motivi già indicati. In particolare si distinguevano numerose larve di mosca, e si poteva determinarne la dimensione.

Il responso di Introna (vedi qui) fu categorico: in base alle acquisizioni della scienza entomologica, l’esame dello sviluppo delle larve indicava che la giovane donna francese non era perita sotto i colpi di pistola del Mostro nella notte di domenica 8 settembre, ma assai prima, verosimilmente nella sera di sabato 7 ma non si poteva addirittura escludere di dover risalire alla notte del 6 settembre, venerdì.
La valutazione “di buon senso” degli investigatori tornava insomma alla ribalta.

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L’istanza di revisione della sentenza dei compagni di merende

Il fatto nuovo della perizia  tanatologica “aggiornata” in base all’evoluzione scientifica ha prodotto una appendice giudiziaria.

I difensori di Mario Vanni, infatti, proposero nel 2003 una istanza di revisione della condanna del loro assistito. Uno dei suoi elementi cardine era, appunto, che stando alla “perizia Introna”, il delitto era avvenuto in un momento diverso e precedente (la sera o la notte del 7 settembre) rispetto a quanto “confessato”, senza mai esitazione, da Giancarlo Lotti (delitto commesso nella sera di domenica 8 settembre), portando a riscontro la concorde versione di altri testimoni.

Tale discrepanza era, e resta, qualora fosse accertata, una crepa in grado di far crollare l’intero impianto accusatorio contro i compagni di merende, infliggendo un colpo mortale alla veridicità delle dichiarazioni di Lotti.

E’ vero che la Corte di Cassazione, nella sentenza definitiva del processo ai compagni di merende, esprimendosi a proposito delle parecchie contraddizioni nella versione di Lotti ( tentennamenti e correzioni successive dei ricordi) le considera tollerabili in rapporto alla scarsa cultura e alle difficoltà comunicative ed espressive del supertestimone, un sempliciotto sbandato ed emarginato. Questo riconoscimento di credibilità a Lotti da parte dell’organo di vertice della giustizia penale, che da sempre suscita perplessità e critiche, non potrebbe, ovviamente, reggere di fronte alla prova scientifica che il supertestimone ha continuato a mentire sull’orario dell’ultimo omicidio, reiteratamente confermando che era accaduto domenica 8.

La Corte d’Appello di Genova, competente sul ricorso, respinse l’istanza di revisione.
Le motivazioni addotte meritano un’attenta lettura.

(continua)

Rino Casazza 

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Mostro di Firenze, le rivelazioni di Paolo Cochi: “Ecco perché non lo hanno preso”

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato un numero imprecisabile di racconti e 15 romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi in cui rivivono come protagonisti, in coppia, alcuni dei grandi detective della letteratura poliziesca. Il più recente è "Sherlock Holmes tra ladri e reverendi", uscito in edicola nella collana “I gialli di Crimen” e in ebook per Algama. In collaborazione con Daniele Cambiaso, ha pubblicato Nora una donna, Eclissi edizioni, 2015, La logica del burattinaio, Edizioni della Goccia, 2016, L’angelo di Caporetto, 2017, uscito in allegato al Giornale nella collana "Romanzi storici", e il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018. Nel settembre 2021, è uscito "Apparizioni pericolose", edizioni Golem. In collaborazione con Fiorella Borin ha pubblicato tre racconti tra il noir e il giallo: Onore al Dio Sobek, Algama 2020, Il cuore della dark lady, 2020, e lo Smembratore dell'Adda, 2021, entrambi per Delos Digital Ne Il serial killer sbagliato, Algama, 2020 ha riproposto, con una soluzione alternativa a quella storica, il caso del "Mostro di Sarzana, mentre nel fantathriller Al tempo del Mostro, Algama 2020, ha raccontato quello del "Mostro di Firenze". A novembre 2020, è uscito, per Algama, il thriller Quelle notti sadiche.

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