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Liliana Resinovich, l’enigma di Trieste – Il nuovo libro inchiesta di Rino Casazza

Su Fronte del Blog l’introduzione a “Liliana Resinovich – L’enigma di Trieste” in cui il giallista Rino Casazza ricostruisce il mistero della morte della pensionata di Triesteliliana resinovich

L’introduzione al libro Liliana Resinovich – L’enigma di Trieste

Quando, nei giorni successivi al 14 dicembre del 2021, si è diffusa la notizia dell’improvvisa scomparsa di Liliana Resinovich, pensionata sessantatreenne residente a Trieste, non c’è stato un immediato interesse a livello nazionale per la vicenda. C’era preoccupazione e sconcerto, naturalmente, tra i concittadini della donna, ma non più di quanto si verifichi in casi analoghi.
Nel nostro Paese le sparizioni di persone sono frequentissime, tanto che, oltre a trovare ampio spazio sui giornali, se ne occupa settimanalmente una trasmissione TV molto popolare, Chi l’ha visto?.
Nessuno poteva immaginare che la sparizione della signora Resinovich avrebbe assunto i connotati di un enigma investigativo bizzarro e indecifrabile, capace di ricordare le trame dei grandi scrittori dell’epoca d’oro del giallo. Gli appassionati di questo genere di letteratura sanno che nei primi decenni del ‘900 gli autori facevano a gara ad inventarsi le situazioni più complesse e insolite per sbalordire il lettore e far rifulgere le doti dell’investigatore di turno chiamato a risolvere il mistero.
Fino al tragico ritrovamento del corpo di Liliana, il caso aveva stimolato congetture per capire chi tra le persone vicine alla donna potesse essere implicato o sapere qualcosa di più sulla sua scomparsa, anche per l’emergere del classico triangolo sentimentale marito-moglie-amante.
Quando si è scoperto il cadavere, il 5 gennaio 2022, le condizioni in cui è stato rinvenuto, così eccentriche da non avere paragoni nella storia della cronaca nera italiana, hanno ingigantito la curiosità della gente.
Da allora sino ad oggi il coinvolgimento popolare è andato aumentando. Il motivo sta in un’altra particolarità della vicenda.
La diffusa spinta a veder risolto il mistero, alimentata dai media che si sono impegnati nel cercare di sviscerarlo, si è accompagnata ad un atteggiamento cauto e riluttante da parte degli inquirenti ufficiali. Qualche dichiarazione pubblica non è mancata, ma fino a che non si è tenuta l’udienza del giugno 2023 davanti al Giudice per le Indagini Preliminari, pubblico e commentatori hanno potuto farsi un’idea sull’andamento del lavoro investigativo solo attraverso le indiscrezioni, spesso contraddittorie, che trapelavano sullo stesso.
L’interesse della pubblica opinione si è cosí alimentato, in maniera indiretta e inevitabilmente confusa, con il presenzialismo di famigliari, amici e conoscenti della vittima, che non hanno lesinato di fornire il proprio punto di vista ai mezzi di comunicazione, spesso polemizzando tra di loro.
Si è così verificato anticipatamente, ovvero prima che emergesse un indirizzo sulla vicenda dal punto di vista giudiziario, con chiara individuazione di indagati, il ben conosciuto fenomeno della “partigianeria” da parte del pubblico, sulla base di impressioni e valutazioni emotive, a favore di questo o quel personaggio coinvolto.
Lo spinoso gioco del “secondo te chi è stato?” si è diffuso a macchia d’olio, mettendo in secondo piano le ipotesi, rimaste in campo fin dall’inizio – ed anzi seriamente considerate se non addirittura preferite dagli inquirenti – che Liliana potesse essersi tolta la vita od essere morta per cause naturali.
Il formarsi di “fazioni” popolari nei casi di cronaca nera  dubbi è assai pericoloso, perché può portare a condizionamenti indebiti nei confronti di chi poi deve giudicare. Ma, con riguardo al caso di Liliana Resinovich, è stato pressoché inevitabile per il protrarsi – il pronunciamento della Procura è intervenuto un anno e tredici mesi dopo la scoperta del cadavere – delle indagini preliminari.

In realtà, un anno sarebbe anche un tempo non lunghissimo per un’inchiesta di una certa difficoltà; diventa enorme se, come in questo caso, ed è una particolarità unica nella storia perlomeno italiana delle indagini criminali – ma sospettiamo che non ci siano esempi simili nel mondo – l’anno trascorre nell’incertezza totale sulla causa del decesso della persona trovata morta: suicidio, omicidio o malore fatale.
Di solito, l’alternativa è fra omicidio o suicidio, per la possibilità, ben nota in criminalistica e criminologia, del cosiddetto “omicidio camuffato da suicidio”. Su questo argomento c’è una letteratura specifica. Ci riferiamo, in particolare ad alcuni testi di Carmelo Lavorino, esperto che abbiamo interpellato in questo libro per raccogliere il suo contributo nell’analisi del caso Resinovich.
Che alle due opzioni classiche si affianchi la terza di un’improvvisa morte per ragioni patologiche è una eventualità davvero eccezionale, appropriata più a un giallo letterario che a un’inchiesta reale. A quanto ci risulta, non sono ancora nemmeno state scritte storie poliziesche in cui il nodo da sciogliere riguardi le tre possibilità.
Comunque, l’ampiezza del mistero che circonda il giallo di Trieste lo rende un terreno in cui è più facile mantenere un atteggiamento obiettivo, analizzando gli elementi di fatto e gli indizi senza preconcetti.
Certo, la circostanza che non si sia ancora trovata una ragionevole spiegazione su come sia morta la povera Liliana costituisce un handicap, perché il trascorrere del tempo, purtroppo, non giova alle indagini criminali, che tendono a ingarbugliarsi inestricabilmente se non si risolvono in fretta. Ma questo è un limite di cui prendere atto senza perdere l’ottimismo della volontà.

Questo libro si propone di fornire le coordinate per orientarsi nel buio in cui è avvolto il caso.
Nella prima parte narreremo la storia dell’inchiesta – dalla sparizione di Liliana fino alla scadenza delle indagini suppletive disposte dal  Gip – come tutti l’abbiamo vissuta nel susseguirsi delle rivelazioni sull’attività investigativa e delle dichiarazioni da parte dei vari attori coinvolti: diretti interessati, avvocati, consulenti e commentatori.
Nella seconda parte cercheremo di riordinare le informazioni accumulatesi, tante ma inevitabilmente disordinate, col ricorso allo strumento primario di un’indagine: la logica.
In una situazione di incertezza interpretativa, in cui tutte le possibilità rimangono in campo (suicidio, omicidio o morte naturale), la logica, per la precisione quella “abduttiva”, è molto importante. Si tratta, come vedremo, di far riferimento al metodo, lineare e affidabile, divulgato fino a diventare popolarissimo dal personaggio letterario di Sherlock Holmes, che è in realtà alla base non soltanto della narrativa poliziesca precedente e successiva a questa figura mitica, ma anche dell’approccio che, in ogni tempo e luogo, deve guidare chi si propone di risolvere un delitto misterioso.
La terza parte è, come già accennato, dedicata all’intervista a uno specialista, il professor Carmelo Lavorino, criminalista e criminologo investigativo e forense di chiara fama, cui mi sono più volte rivolto sul caso Resinovich sia per il web magazine frontedelblog.it (e il relativo canale @frontedelblog su YouTube) che sulle pagine del settimanale Cronaca Vera.

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La scheda del libro Liliana Resinovich – L’enigma di Trieste

Cos’è successo davvero a Liliana Resinovich, scomparsa da casa il 14 dicembre 2021 e ritrovata cadavere il 5 gennaio successivo? Fu un decesso naturale? Un suicidio? Un omicidio? E quando avvenne, esattamente? Ad oltre due anni dalla sua morte il mistero è ancora fitto. Rino Casazza mette insieme tutti i tasselli della vicenda, tra contraddizioni e discrasie, ipotizzando i vari scenari cui potremmo trovarci davanti. E il celebre criminologo Carmelo Lavorino, in una lunga intervista, prova a far luce sul caso.

Dall’intervista al criminologo Carmelo Lavorino:

“Nella scomparsa e morte di Liliana Resinovich potrebbe essere coinvolto un “soggetto jolly” ancora sconosciuto, che può fare parte di altri contesti, situazioni e moventi”

L’anteprima del libro Liliana Resinovich – L’enigma di Trieste su Il Giornale – guarda

L’autore

Rino Casazza

, giallista di lungo corso, ha pubblicato per Algama una serie di romanzi apocrifi su Sherlock Holmes, usciti anche per il mercato delle edicole. Autore di podcast sulla cronaca nera per il canale Youtube @frontedelblog, nel 2022 è stato autore di una controinchiesta sull’omicidio di Sarah Scazzi nel libro “Il delitto di Avetrana – Perché Sabrina Misseri e Cosima Serrano sono innocenti”, con la prefazione del professor Franco Coppi.

IL LIBRO LILIANA RESINOVICH – L’ENIGMA DI TRIESTE:

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PER APPROFONDIRE

Lo speciale su Fronte del Blog dedicato al caso di Liliana Resinovich – guardaGli approfondimenti video di Rino Casazza sul caso di Liliana Resinovich – guarda

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Algama Editore

Algama è una casa editrice digitale. Nasce nell’aprile 2016. Si occupa di comunicazione, design, eventi e realizza siti internet e service per l’editoria. Conta su un ampio catalogo di ebook e cura la versione digitale dei libri de Il Giornale. Raccoglie intorno a sé alcuni dei migliori autori del panorama italiano del thriller e del noir (anche con trasposizioni digitali di titoli storici), ma trovano anche grande spazio gli ebook dedicati alla letteratura classica, all’attualità, alla saggistica e alla narrativa per l’infanzia. Il successo dei romanzi apocrifi di Sherlock Holmes ha portato nel gennaio 2019 alla realizzazione di una collana bimestrale per le edicole. Altri titoli che hanno riscosso il favore del pubblico sono oggi in libreria su licenza. Algama è distribuita su tutti gli store online da Bookrepublic

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