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Sergej Korolev, l’incredibile storia dell’ingegnere che poteva cambiare il mondo

Intervista di Rino Casazza a Paolo Aresi, autore del ciclo fantascientifico dedicato a Korolev

L’ingegnere ucraino Sergej Korolev, padre e artefice del programma spaziale sovietico che portò il primo uomo in orbita attorno alla terra, prima della sua morte era conosciuto semplicemente come Glavniij Konstruktor (Progettista Capo) o come il numero 20.

 

 

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Paolo Aresi, uno dei più apprezzati  scrittori italiani di fantascienza, ne ha fatto il personaggio centrale di un suo vasto ciclo di romanzi di fantascienza . In questa intervista su Cronaca Vera Aresi ci parla di questo grande scienziato e organizzatore di progetti spaziali, e del ruolo che ha nella sua narrativa.

 

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Paolo Aresi, giornalista e scrittore, è uno dei migliori e più letti autori italiani di fantascienza. Il suo primo contributo al genere è “Oberon, l’avamposto tra i ghiacci”, Edizioni Nord, del 1987. Da allora molti altri titoli sono seguiti, tra cui, nel 2004, “Oltre il pianeta del Vento”, vincitore del prestigioso Premio Urania. Aresi predilige per la sua narrativa la definizione “fantascienza cosmica”, poiché ambienta le sue storie non solo sul nostro pianeta ma nelle profondità dell’universo, tra stelle, pianeti e galassie. Negli ultimi anni sta dedicandosi a un vasto affresco in più romanzi, incentrato su un personaggio realmente vissuto, Sergej Pavlovič Korolëv, il genio sovietico della missilistica.

Finora sono usciti, sempre per Delos Digital: Il caso Korolev, 2019; Korolev la luce di Eris, 2019; La stella rossa di Korolev, 2021.

Nato nel 1906, e scomparso nel 1966, Korolev è davvero una personalità notevolissima nella storia della scienza moderna.  Ha diretto in segreto il piano spaziale sovietico, riuscendo a portare il primo uomo, Jury Gagarin, in orbita nello spazio. Sono in molti a sostenere che, se non fosse morto prematuramente, e nel pieno dello “sprint finale” tra Usa e Urss per la conquista della Luna, a mettere per primo il piede sul satellite terrestre non sarebbe stato uno statunitense ma un russo.

 

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Il servizio di Cronaca Vera dedicato al caso Korolev

 

Ci puoi spiegare come hai scoperto e ti sei appassionato alla figura di Korolev?

L’ho scoperto negli Anni Novanta quando stavo preparando il romanzo “Noctis Labirinthus” (Il giorno della sfida, uscito nel 1998 per l’editrice Nord) dove si raccontava anche dei primi viaggi spaziali russi. Trovai le prime notizie di Sergej Pavlovich Korolev e rimasi colpito dalla sua storia, pensai che la sua vita era un romanzo. Il nome di Korolev rimase nascosto per anni, nelle comunicazioni tra uffici e dirigenti veniva definito soltanto come “Il progettista capo”. Gli americani pensavano fosse il nome di un dipartimento dell’ente spaziale sovietico. Invece era un uomo in carne e ossa, l’ingegner Korolev.

Per una sorta di paradosso,  è stato pesantemente perseguitato dal regime comunista…

Sì, come tanti scienziati. Nel 1938 Korolev venne arrestato con l’accusa di essere un controrivoluzionario, di sabotare le ricerche sui razzi a combustibile solido, di fare studi sui combustibili liquidi che erano solo una perdita di tempo, quindi uno spreco di risorse del popolo. Fu accusato di essere al servizio delle potenze capitaliste. Era tutto falso, ovviamente. Venne condannato a dieci anni di lavori forzati nelle miniere d’oro di Kolyma, in Siberia. Dopo sei mesi era in punto di morte, fu salvato per miracolo e trasferito in un gulag più “umano”, nel Caucaso, insieme ad altri scienziati. Poi fu riabilitato e posto a capo del progetto spaziale sovietico. Sebbene abbia sempre avuto nemici che hanno fatto di tutto per limitare le sue possibilità di azione.

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E’ possibile che la sua precoce scomparsa abbia interrotto studi e progetti per raggiungere, dopo la Luna, il più vicino pianeta, Marte?

Di sicuro.Se Korolev non fosse morto, sono convinto che i sovietici sarebbero arrivati per primi sulla Luna e che avrebbero installato una base che sarebbe stata abitata da astronauti e scienziati, in maniera permanente. La storia sarebbe cambiata. Gli americani avrebbero raddoppiato gli sforzi per arrivare su Marte, secondo il piano che Von Braun aveva già preparato. Invece il destino decise diversamente. Korolev morì nel gennaio del 1966 e il programma spaziale dei russi si bloccò, basta guardare le statistiche dei lanci. Il fatto è che Korolev era un genio sia nella progettazione sia nell’organizzazione del lavoro. Tre anni e mezzo dopo la sua morte, gli americani arrivarono per primi sulla Luna. Io penso che i russi, se Korolev fosse stato in attività, sarebbero arrivati sulla Luna a fine 1968. L’ultimo progetto di Korolev fu la Sojuz, la navicella che i russi usano ancora oggi! Ma per la Luna mancava ancora il razzo, che Korolev aveva iniziato a progettare. Si chiamava N1, i tecnici che lo ebbero in eredità da Korolev e che lo costruirono non riuscirono mai a renderlo efficiente.

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Paolo Aresi

C’è una curiosa vicenda relativa al mancato premio Nobel a Korolev…

Semplicemente i sovietici non vollero svelare chi fosse il capo di tutta la progettazione missilistica e astronautica, vollero tenere Korolev nel segreto chiamandolo soltanto “Il progettista capo”. Per cui il Nobel che gli spettava non poté venirgli attribuito.

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Ci saranno altre puntate della tua apprezzatissima saga “cosmica”…

Per ora quella di Korolev è una trilogia. Nel primo romanzo si scopre che il “Progettista Capo” non è morto in quel gennaio del 1966, ma… la storia è ambientata in buona parte su Marte. Nella seconda storia Korolev guida la progettazione di un viaggio fino ai confini estremi del Sistema Solare e nel terzo libro la vicenda si apre agli spazi interstellari. Credo di avere risposto a tutte le domande che si aprono nel corso della storia. Per adesso non prevedo un quarto capitolo. Ma non è detta l’ultima parola.

(in cima al post la videointervista integrale a Paolo Aresi di Rino Casazza)

Rino Casazza 

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato un numero imprecisabile di racconti e 15 romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi in cui rivivono come protagonisti, in coppia, alcuni dei grandi detective della letteratura poliziesca. Il più recente è "Sherlock Holmes tra ladri e reverendi", uscito in edicola nella collana “I gialli di Crimen” e in ebook per Algama. In collaborazione con Daniele Cambiaso, ha pubblicato Nora una donna, Eclissi edizioni, 2015, La logica del burattinaio, Edizioni della Goccia, 2016, L’angelo di Caporetto, 2017, uscito in allegato al Giornale nella collana "Romanzi storici", e il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018. Nel settembre 2021, è uscito "Apparizioni pericolose", edizioni Golem. In collaborazione con Fiorella Borin ha pubblicato tre racconti tra il noir e il giallo: Onore al Dio Sobek, Algama 2020, Il cuore della dark lady, 2020, e lo Smembratore dell'Adda, 2021, entrambi per Delos Digital Ne Il serial killer sbagliato, Algama, 2020 ha riproposto, con una soluzione alternativa a quella storica, il caso del "Mostro di Sarzana, mentre nel fantathriller Al tempo del Mostro, Algama 2020, ha raccontato quello del "Mostro di Firenze". A novembre 2020, è uscito, per Algama, il thriller Quelle notti sadiche.

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