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“Ustica” di Riccardo Martinelli: la verità inafferrabile

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Il disastro aereo di Ustica, 27 giugno del 1980, contende all’attentato di Piazza Fontana, 12 dicembre 1969, la triste palma di “madre di tutte le stragi” italiane.

Come si sa le stragi di civili nel nostro paese hanno la caratteristica di rimanere senza colpevoli accertati.

Quando va bene. Molto spesso, come appunto nei due sopracitati casi, le possibili verità sono più d’una, tutte opinabili, in un inestricabile garbuglio di ipotesi.

In comune Piazza Fontana e Ustica hanno soprattutto la partenza falsa: nel primo caso la c.d. “pista anarchica”, con le penose conseguenze della morte di Giuseppe Pinelli e della persecuzione giudiziaria nei confronti di Pietro Valpreda, nel secondo la tesi del “cedimento strutturale”, per obsolescenza tecnologica o carenza di manutenzione, dell’aereo precipitato, che provocò il fallimento dell’incolpevole compagnia Itavia.

Gli organi d’informazione, l’editoria e il cinema non hanno mai smesso di occuparsi dei due misteri irrisolti, nonostante i decenni trascorsi dagli eventi e l’ormai chiara impossibilità di far luce su di essi.

Per Piazza Fontana ricordiamo da ultimo l’interessante film “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, del 2012, mentre nello scorso marzo è apparso nelle sale italiane “Ustica” di Riccardo Martinelli, specialista in docufiction su scottanti dossier.

Questa pellicola ripropone, presentandola come la soluzione, l’ipotesi dell’abbattimento per errore del Douglas DC 9 dell’Itavia (81 le vittime!) da parte di un razzo scagliato da un caccia americano che stava cercando di intercettare un mig libico in missione pirata.

Assieme a quella della bomba esplosa all’interno del velivolo,  questa è la ricostruzione più accreditata, anche se rimangono poi da stabilire gli autori  dell’attentato.

Val la pena di sottolineare che anche la tesi del razzo sul bersaglio sbagliato  ripropone lo stesso dilemma. Il defunto Presidente della Repubblica Cossiga, personalità addentro ai segreti militari del dopoguerra, ha parlato infatti  di una responsabilità di caccia francesi.

Il film di Martinelli rappesenta con spettacolare realismo il duello aereo di cui avrebbe fatto  le spese, per tragica fatalità,  il DC 9 della ex Itavia, costruendo con coerenza, ma opinabilente,  tutto il necessario contorno.

Parliamo di circostanze su cui si dibatte da trentacinque anni. Le tracce radar della battaglia tra i caccia nei cieli di Ustica mancherebbero perché fatte sparire in ossequio alla ragion di Stato,  o perché non ci sarebbero mai state? Il mig  libico caduto sulla Sila e ritrovato qualche tempo dopo il disastro del DC 9 non c’entrerebbe nulla con questo evento, o sarebbe proprio quello braccato dai caccia americani la sera del 27 giugno 1980? L’autopsia sul  cadavere del pilota ne avrebbe correttamente posdatato la morte rispetto alla catastrofe di Ustica,  o sarebbe stata adomesticata?

In “Ustica” le risposte sono chiare,  grazie alle scoperte di un immaginario deputato siciliano (interpretato da una faccia nota: Marco Leonardi,  il Salvatore De Vita giovanotto di Nuovo Cinema Paradiso) e della moglie pilota d’elicottero, prima accorsa sul luogo di caduta del mig.  Ad essi si affianca una giornalista, madre di una delle piccole vittime della strage, che trova la forza per uscire dalla disperazione dedicandosi alla ricerca della verità.

Come si può immaginare l”uomo politico e la consorte pagheranno a caro prezzo la loro posizione controcorrente rispetto alle indagini ufficiali, votate all’insabbiamento e al depistaggio.

Il film ha una sceneggiatura apprezzabile ed è ben diretto,  ma è sin troppo schierato, laddove certezze sulla vicenda, proprio per  reticenze e lacune più che sospette, non ce ne sono.

Come sempre quando si tocca una ferita mai rimarginata come il “caso Ustica”, sono seguite polemiche in relazione al personaggio  di un politico, da qualcuno identificato con una persona reale, che nel film incarna il cinismo e l’ipocrisia del potere.
Rino Casazza

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato una cinquantina di racconti e undici romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi che vedono rivivere come protagonisti i più grandi detective della letteratura di genere. Gli ultimi romanzi pubblicati sono Il serial killer sbagliato, Algama, 2018; Al tempo del Mostro, 2018, rivisitazione in chiave fantascientifica della vicenda del Mostro di Firenze; il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018, scritto insieme a Daniele Cambiaso e, sempre in collaborazione con lo stesso autore, L’Angelo di Caporetto, 2017, uscito prima per Algama e poi in allegato a Il Giornale nella collana “Romanzi storici”, Gli enigmi di Don Patrizio, Algama, 2016. Per la collana Gli apocrifi di Algama sono usciti: Sherlock Holmes, Padre Brown e l’ombra di Dracula ; Padre Brown, Philo Vance e l’Angelo della Morte, ; Sherlock Holmes, Padre Brown e il delitto dell’indemoniata ; Sherlock Holmes, Auguste Dupin e il match del secolo ; Sherlock Holmes, Charlie Chan e il salvataggio del Titanic salutati con grande favore dalla critica per l’originalità delle trame. L'ultima fatica è un trittico di romanzi apocrifi su Auguste Dupin, l'investigatore inventato da Edgar Allan Poe Sempre per Algama ha pubblicato l’antologia Il trucco dei due poliziotti, 2019.

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