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Spionaggio e luci rosse: l’incredibile sfida per la Casa Bianca tra Clinton e Trump

 

Melania Trump nuda. Le email private di Hillary. Un gioco di potere da film spionistico. C’è da giurare che i colpi bassi siano solo all’inizio

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Mancano meno di 100 giorni: poi si saprà chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca. E da quel che esce in questi giorni ci sarà da aspettarsi una battaglia a suon di colpi bassi tra i due candidati Hillary Clinton e Donald Trump. L’ultimo l’ha regalato il New York Post pubblicando in prima pagina le foto di Melania Knauss in Trump nuda. Si tratta di immagini del 1996, quando la terza moglie del magnate faceva la modella e posò per la rivista francese Max. Naturalmente non poteva mancare il commento del fotografo dell’epoca,  Alé de Basseville: «Melania era fantastica e si sentiva molto a suo agio. Era molto professionale. Melania era una delle modelle più di successo al momento e faceva foto di ogni tipo per riviste e giornali. Il servizio in questione era stato scattato quando non la conoscevo». Lo scopo è evidentemente quello di metterlo in imbarazzo, calando l’accento sul fatto che, se Trump vincesse, sarebbe la prima First Lady ad aver posato nuda. Capitò anche tempo fa, quando saltarono fuori altre immagini senza veli di Melania, pubblicate anni fa sulla rivista GQ.

Ma ora che Melania lo sta affiancando in campagna elettorale, ecco sparare le nuove cartucce. Si dirà: possibile che la corsa al posto più prestigioso del mondo faccia leva su scandali sessuali? Assolutamente sì, e mai come oggi. Fermo restando che gli scandali a luci rosse sono prerogrativa della politica americana e non solo dai tempi del Sexgate di Bill Clinton, il marito di Hillary.

Quelli di John Fitgerald Kennedy divennero pubblici solo dopo la sua morte, mentre negli ultimi anni l’immagine di Jacqueline è stata fatta praticamente a pezzi. Difficile però che una cosa del genere possa far breccia sul magnate, che vanta, tra i suoi supporters, nientemeno che le Babes for Trump, ragazze che su Twitter, per difendere il diritto di essere armati, posano nude con un mitra addosso.

Le sparate di Trump e la frecciata a Hillary

Figlio di Fred, palazzinaro che costruiva appartamenti a basso costo tra Booklyn e il Queens, Donald ha fatto fare negli anni ’60 il boom alla famiglia. Si stima abbia un patrimonio di 4 miliardi di dollari. Prima di Melania è stato sposato con un’altra modella, la ceca Ivana, e con l’attrice Marla Maples. Ha cinque figli. E alla politica pensava già parecchi anni fa. Già nel 2000 vinse le primarie in California e in Michigan, poi si ritirò. Anche nel 2012 sembrava dover correre, ma rinunciò. Ha fatto breccia negli americani parlando di problemi concreti: ridurre le tasse alle imprese, azzerandole per chi guadagna meno di 25mila dollari e copertura sanitaria per tutti. Ma è più noto nel mondo per le sue sparate: come la costruzione di un muro col Messico, perché i messicani «sono tutti criminali e stupratori».

E ancora vietare l’ingresso ai musulmani in America, cacciare tutti i clandestini dagli Stati Uniti, che sono però 11 milioni. Reintrodurre la tortura (il waterboarding, l’annegamento simulato) per far fronte al terrorismo islamico. E chiudere pure internet, in modo da fermare i messaggi della jihad. Ha avuto da dire anche col Papa, sostenendo che sia una «persona molto politicizzata». Ha pure fatto un tweet, a proposito della sua idea del muro col Messico, postando una foto di Città del Vaticano, col commento: «Città del Vaticano è al 100% circondata da mura massicce».

Tra le sue frecciatine non poteva mancare un tweet, durante un dibattito tra candidati democratici, a quella che sarebbe stata la sua rivale per la Casa Bianca, Hillary: «Se Hillary Clinton non ha mai potuto soddisfare suo marito, come pensate che possa soddisfare l’America?». Era evidente il riferimento al Sexgate. Lo scandalo esplose nel gennaio del 1998. Il presidente americano Bill Clinton fu accusato di aver avuto una relazione con una giovane «stagista» della Casa Bianca, Monica Lewinsky, all’epoca 24enne impiegata presso il Pentagono e oggi psicologa. Com’è noto, Clinton pose la questione in una maniera che lasciò di stucco: disse che si era trattato di un “mero rapporto orale”, non un vero e proprio tradimento secondo la religione battista cui apparteneva. Clinton subì l’accusa per impeachment, da cui finì assolto. Un decennio più tardi uscì un libro firmato dal generale Hugh Shelton, ex-capo di stato maggiore delle forze armate americane. Il militare raccontò che la mattina dopo lo scoppio dello scandalo Lewinsky, Clinton non trovò più un piccolo cartellino. Conteneva i codici segreti per ordinare attacchi nucleari. C’è da aspettarsi che prestissimo se ne torni a parlare.

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Lo spionaggio

Il colpo basso su Melania arriva infatti dopo il presunto spionaggio a Hillary, cui sono sparite 30mila mail quando svolgeva il ruolo di segretario di Stato. Sul caso indaga l’Fbi. E cosa dice Trump, che non nasconde la sua simpatia per Putin? Fa un incredibile appello, simile a tante sue sparate: «Russia, se siete in ascolto, spero che voi possiate ritrovare le 30mila mail sparite della Clinton». E poi, in conferenza stampa: «Se sono stati loro a guidare gli hacker, probabilmente hanno le sue 33mila mail, spero che le abbiano».

Prima reazione dello staff dei democratici: «È il primo candidato presidente che incoraggia lo spionaggio contro il suo rivale». Poi, Hillary, alla Fox News, ha detto: «Sappiamo che i servizi di intelligence russi hanno violato con hacker gli il sistema del comitato democratico nazionale. E noi sappiamo che Donald Trump ha mostrato una vera preoccupante disponibilità ad aiutare Putin». Roba da guerra fredda. Tanto che il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha seccamente smentito: «Le accuse degli Stati Uniti secondo cui Mosca sarebbe dietro l’attacco hacker al Partito democratico sono in realtà una copertura per nascondere il fatto che la campagna elettorale democratica sia stata manipolata».

E l’ambasciatore Andrei Krutitskikh ha aggiunto: «Queste accuse sono semplicemente scandalose e un segno di debolezza. Tra l’altro gli americani non hanno presentato e non presentano alcuna lamentela ufficiale. Le proteste arrivano da rappresentanti che lottano per la poltrona presidenziale. Ma i rappresentanti ufficiali della Casa Bianca o evitano di commentare o lo fanno in modo vago, senza però presentare ufficialmente le richieste. Perché se si vuole andare in fondo alla questione, si tratta di tentativi di intromettersi in affari interni». Ma come era in realtà scoppiato lo scandalo?

Le relazioni pericolose

Emerse per uno scambio di mail tra Hillary e la sua storica assistente Huma Abedin, 40 anni – musulmana, padre indiano e madre pakistana – usando il dominio clinton.com, fuori dal controllo delle autorità governative. I federali iniziarono a indagare. Poi il New York Times entrò in possesso di alcuni di questi messaggi: venne fuori come Huma avesse accesso anche alla camera da letto di Hillary, che le diceva di bussare, nel caso fosse chiusa, se fosse necessario incontrarla al più presto. «È stato un errore. Mi dispiace. Me me assumo la responsabilità» dichiarò l’ex First Lady in un’intervista alla Abc, scusandosi per aver utilizzato un server privato di posta elettronica mentre era Segretario di Stato.

Ma non finì lì. Perché subito dopo emerse che tra i documenti circolati su quella casella di posta ce n’erano alcuni riservati o di tipo “top secret”. Se la situazione è diventata più preoccupante per la sicurezza, senza mezzi termini, nella spietata corsa alla Casa Bianca in cui i colpi bassi sono all’ordine del giorno, i media americani colsero però la palla al balzo per tornare a ipotizzare una relazione lesbica tra Hillary e Huma, una voce che già diffusa qualche anno fa. Nel 2013 il veleno lo sparse Gennifer Flowers, diventata nota nel 1992 quando mise in imbarazzo Bill Clinton sostenendo di esserne stata l’amante per una decina d’anni. La Flowers raccontò al Daily Mail che Bill le aveva rivelato come Hillary fosse bisessuale e avesse avuto relazioni con numerose donne. Il giornale, tra i rumors delle possibili amanti, ripescò il nome di Huma. E Bryan Fisher, a capo dell’American Family Association, tuonò: «Se Hillary Clinton vincerà le elezioni nel 2016 non solo diventerà la prima donna presidente, ma anche la prima lesbica presidente».

Fin qui i veleni di mesi fa, che hanno precorso le accuse di spionaggio di questi giorni. Accuse che non si sa dove porteranno. Il fatto è che proprio indagando sulle mail tra Hillary e Huma, l’Fbi scoprì che Huma, mentre era in maternità, avrebbe emesso delle fatture non dovute, una delle quali emesse nel giorno stesso in cui partorì, giorno in cui, evidentemente, non poteva trovarsi al lavoro. Huma addossò la responsabilità al marito, all’epoca tesoriere dei democratici.

Il marito di Huma

E chi è il marito? È Anthony Weiner, ex deputato costretto a dimettersi per essere stato al centro di ben due scandali sessuali: prima per aver postato su Twitter i suoi selfie in mutande ad alcune ragazze – con tanto di chat insieme alla pornostar Ginger Lee -; poi, mentre era in lizza per diventare sindaco di New York, per immagini più esplicite e messaggi erotici alla giovane Sidney Leathers. Ora, agli inizi di luglio l’Fbi ha fatto sapere che Hillary non sarà incriminata. E che anche Huma ha collaborato con gli investigatori.

Ma a meno di 100 giorni dall’election day, dopo le foto di Melania nuda, non c’è forse da aspettarsi che i media americani siano pronti ad altri colpi bassi?

Manuel Montero

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