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Serena Mollicone, quando si cerca il mostro a ogni costo: il caso Carmine Belli

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Il criminologo Carmelo Lavorino è consulente della difesa dei Mottola nel processo per l’omicidio di Serena Mollicone. Vent’anni fa lo fu di Carmine Belli, il primo sospettato, assolto in tutti i gradi di giudizio dopo 17 mesi di carcere preventivo.

Su Cronaca Vera e, in esclusiva online su Fronte del Blog, racconta cosa successe allora. E ricostruisce il giallo

serena mollicone belli
Anno 2004: a sinistra lo psicologo forense Enrico Delli Compagni. Al centro il giornalista Edoardo Montolli intervista Carmine Belli

 

Di Carmelo Lavorino

L’omicidio della diciottenne Serena Mollicone, noto come il Giallo di Arce, è uno dei casi più intricati della storia criminale. Sinora ci sono stati due processi dove sono stato il consulente criminologo a difesa dei vari imputati, processi terminati sempre con l’assoluzione degli accusati. A tal proposito ricordo che difendo le persone solo quando sono convinto della loro estraneità ai fatti e/o quando l’impianto accusatorio mi risulta illogico e inadeguato. Nel primo processo fui il consulente di Carmine Belli, nel secondo sono il consulente della famiglia Mottola.

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In questo contributo parlo solo del processo Belli e di come facemmo a dimostrare la sua innocenza. Cominciamo dall’inizio.

Serena uscì di casa, in Arce, la mattina dell’1 giugno per sottoporsi a un’ortopanoramica presso l’ospedale d’Isola Liri. Dopo arrivò al centro del paese e iniziò a fare l’autostop. Scomparve. Due giorni più tardi venne rinvenuta cadavere nel bosco di Fontecupa: aveva il capo, i polsi e le gambe stretti da nastro Ghost, le caviglie strette da filo di ferro, la testa avvolta da una busta di nylon Eurospin. La morte era stata causata da asfissia, però la ragazza presentava una ferita sul sopracciglio che l’aveva fatta svenire. Non vi era stata violenza sessuale.

blank Il Giallo di Arce – Omicidio Serena Mollicone: La Super-consulenza e la Super-difesa che hanno fatto assolvere la famiglia Mottola e impedito un terribile errore giudiziario. blank

 

Prima indagarono i Carabinieri, poi la Polizia di Stato che si avvalse dell’Uacv (Unità Analisi Crimine Violento) della Criminalpol. Alcuni funzionari dell’Uacv puntarono il carrozziere Carmine Belli come assassino e costruirono quello che io chiamo “teoria del crimine”. Belli si fece 18 mesi di ingiusta carcerazione, lo facemmo assolvere in primo grado, appello e cassazione dimostrando che la teoria conteneva diversi errori e contraddizioni. Ecco la nostra opera.

Trovammo per Belli un alibi inattaccabile, dimostrammo che non aveva le possibilità esecutive per andare a impadronirsi di Serena partendo dalla sua officina in Arce, mentre lei faceva l’autostop a Isola Liri, come invece ipotizzavano gli inquirenti.

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L’officina di Carmine Belli

Dimostrammo che le impronte digitali che l’assassino aveva lasciato sul nastro adesivo che legava le gambe di Serena e su alcuni oggetti (fra cui un contenitore di metallo) non erano di Belli. Lo stesso per alcune tracce biologiche.

L’accusa riteneva che Belli avesse colpito Serena all’interno della sua macchina per confezionarla col nastro sulla radura boscosa: dimostrammo che all’interno della macchina di Belli non c’era nemmeno una macchia di sangue di Serena e che sul nastro adesivo non vi erano tracce boschive, tipo foglie, sassolini, terriccio e sterpi, materiale che doveva esserci se l’ipotesi fosse stata esatta.

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Durante una perquisizione nell’officina di Belli gli investigatori trovarono un talloncino del dentista di Serena con scritta la data di un appuntamento. Lo usarono come prova contro di lui: dimostrammo che non poteva essere di Serena perché la data (21 novembre 2000) non corrispondeva agli appuntamenti di Serena col dentista.

Belli aveva sempre le mani sporche di vernice e grasso causa la sua attività di carrozziere. E dimostrammo che non vi era traccia alcuna delle sue dita vernice sulla scena del crimine toccata dall’assassino (nastri adesivi, bigliettino del dentista…).

Gli inquirenti sospettavano che Belli fosse l’uomo sconosciuto che accompagnava Serena a scuola e del quale Serena aveva più volte parlato con le amiche senza dire il nome: ebbene, trovammo questa persona che, ovviamente, non era Belli.

serena mollicone
Serena Mollicone

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Dimostrammo, altresì, che il profilo logico investigativo criminale  dell’assassino/occultatore/compositore di Serena e i motivi strumentali, simbolici e logistici che lo avevano indotto a occultare il corpo in quel posto e in quel modo non erano riferibili a Belli: la firma psicologica-esecutiva dell’assassino non era e non poteva essere quella del carrozziere.

Di fatto contro di lui erano state impostate 21 tesi che confutammo totalmente. E i risultati si sono visti. Chicca finale: dimostrammo che Belli non era quel genio criminale del Male tipo Diabolik che la teoria del crimine voleva. Ma un uomo qualunque caduto nel mirino dell’innamoramento dell’errore investigativo.

Carmelo Lavorino per Cronaca Vera

Serena Mollicone, l’intervista di Rino Casazza a Carmelo Lavorino:

 

 

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Carmelo Lavorino

Carmelo Lavorino, criminologo investigativo e criminalista, profiler ed analista della scena del crimine, è fondatore e direttore del CESCRIN (Centro Studi Investigazione Criminale) e della rivista DetectiveCrime. Già docente universitario in "Tirocinio sopralluogo e scena del crimine" e in “Protezione delle istituzioni, persone ed eventi” presso l'Università di L'Aquila al Corso di Laurea Scienze dell'Investigazione. E' relatore presso Master Universitari e di alto livello. Si è interessato di oltre 200 casi d'omicidio, fra cui i delitti del Mostro di Firenze e del processo a Pietro Pacciani, di Via Poma vittima Simonetta Cesaroni, del serial killer Donato Bilancia, di Cogne vittima Samuele Lorenzi, di Arce (sia per la difesa di Carmine Belli, sia per la difesa della famiglia Mottola), del piccolo Tommaso Onofri, di morti equivoche e di omicidi camuffati da suicidi come le morti di Viviana Parisi e Gioele Mondello (Giallo di Caronia), di Glenda Alberti, di Claudia Agostini, di Marcella Leonardi, di Rodolfo Manno, del brig. Salvatore Incorvaia, di cold cases, rapine e violenze sessuali. È specializzato in investigazione criminale, esame ed analisi della scena del crimine e del modus operandi del soggetto ignoto autore del crimine, organizzazione e coordinamento di Pools tecnici e investigativi, management dell'investigazione criminale, BPA (Bloodstain Pattern Analysis – Analisi dello schema di formazione delle macchie di sangue), analisi criminali sistemiche. E' creatore del Metodo MOCCI (Modello Operativo Criminalistico Criminologico Investigativo) e dell'ACCISF (Analisi Criminalistica Criminologica Investigativa Sistemica Forense).

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