Il muro di ScribattosocietàSpettacolo

Linus e la sottile ipocrisia

Da sempre dichiaratosi ufficiosamente (quantomeno nel sottintendere taluni argomenti) di sinistra, Linus ha affrontato stamane un argomento che in questo periodo riguarda decine di migliaia di milanesi: il parcheggio selvaggio presso lo stadio dove stanno andando in scena concerti di primissimo piano.

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Linus (all’anagrafe Pasquale Di Molfetta), umbro di origini pugliesi trapiantato a Milano, è nato nel 1957.
Partendo dal basso, dai locali di paese alle discoteche di periferia, ha scalato negli anni la scala del successo radiofonico lastricata di note, interviste e “titoli nobiliari”. Dal ruolo di direttore artistico di Radio Deejay all’Ambrogino d’oro, il premio assegnato ai milanesi che si sono distinti per meriti disparati e a discrezione, si dice, del primo cittadino in carica.
Beppe Sala, in quel caso. Lo stesso primo cittadino gli affidò l’incarico di gestire eventi culturali, spettacoli ed iniziative solidali. Linus accettò rifiutando qualsiasi tipo di compenso.
Da sempre dichiaratosi ufficiosamente (quantomeno nel sottintendere taluni argomenti) di sinistra,

Linus ha affrontato stamane un argomento che in questo periodo riguarda decine di migliaia di milanesi: il parcheggio selvaggio presso lo stadio dove stanno andando in scena concerti di primissimo piano, dai Coldplay ai Depeche Mode, passando per Mengoni e i Pooh.
Linus, accanto al suo consueto compagno di diretta Nicola Savino, ha raccontato di essersi trovato con degli amici in auto nei pressi dello stadio proprio mentre alcune macchine della polizia locale, armate di telecamera per il riconoscimento delle targhe, girava nei dintorni del luogo dell’evento con lo scopo di beccare e sanzionare vetture posteggiate dove non avrebbero dovuto.

Piazzole, scampoli di marciapiede, parcheggi residenti o “ospiti” senza il necessario ticket pagato, eccetera eccetera.
Cinquecento, ha raccontato Linus, sono le multe che mediamente vengono affibbiate agli spettatori “incivili”. Il giochino poi ha preso la strada del “vediamo quali concerti hanno portato più soldi nelle casse comunali quest’anno.”

Linus, residente poco distante dallo stadio, ha sottolineato quanto fosse giusto punire i possessori delle auto incriminate. Secondo il presunto Compagno Linus muoversi in auto per raggiungere lo stadio, vista la disponibilità dei mezzi pubblici, sarebbe da considerarsi qualcosa di superfluo o persino ridicolo.
Ora, il discorso del direttore di Deejay potrebbe persino sembrare legittimo. Legalmente parlando.
Dall’altro lato immaginiamo una famiglia con il padre operaio e la madre impiegata, due figli che chiedono di assistere al primo concerto della loro vita a San Siro, che so, quello de I Pinguini Tattici Nucleari. Immaginiamo i sacrifici per chi non ha uno stipendio come quello di Linus per poter acquistare i biglietti nel settore più miserabile in assoluto, aggiungiamoci il fatto che i mezzi pubblici milanesi (sui quali torneremo) in quelle circostanze diventano carri bestiame affollati fino all’inverosimile, con la gente schiacciata senza poter respirare, il tanfo pestilenziale, le lunghe attese.

Supponiamo che i due bambini sopravvivano al calvario senza conservarne un ricordo alla Dario Argento e osserviamoli mentre passano tra i chioschi dal quale si sparge il maledetto profumo di salamella. Immaginiamo che i bambini non abbiano ancora letto l’Odissea e che le sirene immerse nel loro grasso non possano lasciarli indifferenti. Quindi i sacrifici si sommano ai sacrifici per i genitori.
Ma c’è un problema: la casa della famigliola dista quattro chilometri dall’autobus (che a mezzanotte finisce di girare) e cinque dalla metropolitana.
In quest’ultimo caso poi, almeno per il concerto dei Coldplay, i convogli a disposizione sono stati inferiori alle esigenze creando casini ed infinite attese ai possessori del pregiato biglietto d’oro.

Quindi che poteva fare la famigliola? Prendere la sua auto (rumena, undicimila euro da pagare in undicimila rate), raggiungere lo stadio, trovare l’unico buco disponibile tra le righe blu, osservare l’orizzonte alla ricerca di una colonnina per il pagamento del parcheggio che non è mai esistita e mai esisterà e poi, rassegnata ma saltellante, infilarsi nella calca euforica e festante.
In quel momento passa una macchina della polizia locale, spara alla targa e i sacrifici diventano decisamente troppi. Nessuno ha più voglia di cantare perché questo mese il cinema salterà per poter pagare la multa.

Mentre Linus ascoltava dal suo balcone “Rubami la notte”, di sotto si barattavano i sogni.
Potrebbe sembrare un caso singolo, un’evenienza trascurabile, ma non lo è affatto.
Milano collassa da sempre quando si tratta di grandi eventi.
Linus lo sa benissimo ma cerca, forse, di dimenticarsi il Pasquale che non aveva soldi, che magari avrebbe potuto vivere solo di sogni.
Ha detto una cosa giusta, questa mattina:
La gente parcheggia come vuole e spera che gli vada bene.
La gente semplicemente prova a sopravvivere, Linus. Non tutti, ma tanti. Questa è la verità.

Concludo con un aneddoto che non c’entra nulla ma che serve solo a sottolineare la stima che nutro nei confronti di Linus e di Radio Deejay in genere. Questo discorso sui parcheggi che mi vede nel mio piccolo in disaccordo con lui riguarda esclusivamente questa singola circostanza.
Mio padre faceva il tecnico e girava ogni giorno di casa in casa. Passava il tempo in auto con la radio sempre accesa e quando tornava a casa, tutto entusiasta, raccontava di Bagatta (suo idolo, chissà perché), di Baldini, di Linus.
“Hanno detto che…”, e li chiamava per nome. Come fossero suoi amici.
Io, piccolo idiota, pensavo: “Che coglione, papà. Pensa che quelli siano davvero suoi amici solo perché gli fanno compagnia in auto.”
Ora il vecchio è morto da un pezzo, io ho ereditato il suo maledetto lavoro e quando torno a casa la sera dico a mia moglie:
“Sai cos’ha raccontato Linus, oggi?”, e mi sento un coglione.
Ma, in fondo, va anche bene così. Com’è sempre stato.

Alex Rebatto

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Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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